E'
diffuso sia sulla parte peninsulare dell'Italia e sia sulle
isole. Sulle Alpi e sulle Prealpi non supera i 900-1000 metri,
mentre sugli Appennini si spinge fino a 1200 m. e fino a 1500
m. in Sicilia.
Fino ad una cinquantina d'anni fa il castagno era considerato
il perno dell'economia nelle zone montane, sia per l'alimentazione
umana e del bestiame e sia per i vari usi del suo legno e
del suo fogliame.
Una
pianta preziosa, dunque, che oggi però stenta a ritrovare
una destinazione produttiva.
Solo in poche zone d'Italia, infatti, il castagno
è razionalmente coltivato per suoi frutti.
La
produzione di legname da opera è un fatto locale nelle zone
a maggior vocazione, mentre il ceduo da paleria resiste
laddove c'è ancora richiesta per questo prodotto, quasi
completamente soppiantato con palerie di altro genere.
Mentre
per le fustaie di castagno bisogna far riferimento a quel
che rimane degli antichi castagneti da frutto e non si hanno
dati certi sull'effettiva estensione territoriale, per il
ceduo il dato nazionale è attestato intorno ai 375.000 ettari
pari a circa il 10% del totale dei boschi cedui.
Il castagno è di temperamento mesofilo, quindi intermedio,
sia nei confronti della temperatura che dell'umidità. E'
di rapido accrescimento e non ha particolare esigenze nei
confronti della luce essendo semisciafilo.
Purtroppo il declino del castagno è legato alle sue patologie,
che sono essenzialmente due: il mal dell'inchiostro ed il
cancro corticale, quest'ultimo particolarmente aggressivo
e vero responsabile del degrado dei castagneti, quindi del
loro abbandono.
glossario
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