"Come proteggerci dagli incendi boschivi"
di Giovanni Bovio

 

tratto da: Collana <Protezione Civile e Ambiente>
Regione Piemonte,1988

 

 


I DANNI

 

Gli effetti dannosi che derivano dal passaggio dell’incendio dipendono dal suo comportamento e dal tipo di copertura vegetale.

Infatti a differenti comportamenti conseguono differenti emanazioni termiche; esse possono protrarsi piu’ o meno durevolmente nell’ambiente in cui si sviluppano gli organi ipogei o epigei con diverse conseguenze.

Tuttavia se si considerano costanti le condizioni pirologiche, la vegetazione presente puo’ essere traumatizzata piu’ o meno gravemente o addirittura non riportare danni a seconda delle sue caratteristiche.

Vi sono vegetali, infatti, che resistono in modo assai differente alle situazioni termiche; alcune piante sopportano il fuoco proprio per le caratteristiche anatomiche.
  Queste specie sono definite "pirofite passive". Frequentemente e’ lo spessore della corteccia a conferire loro la resistenza al fuoco. 
In questo caso il fronte di fiamma, anche se caratterizzato da tempi di residenza elevati non puo’ trasmettere calore sufficiente per traumatizzare la zona del cambio, deputata all’accrescimento dell’albero.

Un comportamento di questo tipo si verifica nei boschi di larice nei quali gli individui di una certa eta’ presentano una corteccia assai spessa.
Altre specie, dette "pirofite attive", possono fronteggiare il passaggio del fuoco pur riportando ustioni o addirittura la distruzione della parte aerea della pianta.
Queste specie, per lo piu’ erbacee, sono dotate di organi sotterranei adatti alla rigenerazione, che non vengono traumatizzati dal calore che solitamente nel terreno interessa solo gli strati piu’ superficiali.  Detti organi (bulbi, rizomi) offrono la possibilita’ di rigenerazione piu’ ampia a queste specie che in tale modo sopravvivono all’incendio.  
Cio’ e’ particolarmente valido se il passaggio del fuoco avviene in periodo di riposo vegetativo. In questo caso la parte aerea e’ per lo piu’ seccaginosa e destinata comunque ad essere sostituita da nuovi ricacci nella stagione vegetativa seguente. Se il passaggio del fuoco avviene invece quando la stagione vegetativa e’ avanzata, l’eventuale parte aerea danneggiata o distrutta, deve venire comunque sostituita.
La pianta si avvale allora degli organi di riserva, ma in questo caso non rimane del tutto indifferente al trauma termico, poiche’ la rigenerazione dei nuovi tessuti comporta l’impiego di energia.

Queste considerazioni evidenziano come possa esservi una diversita’ anche notevole tra gli incendi che avvengono durante il riposo e quelli che si manifestano durante l’attivita’ vegetativa. 
Inoltre vi sono altri tipi di pirofitismo.
Assai frequente e quello presentato dalla stimolazione che il fuoco opera nei confronti della nascita di alcuni semi.
Questa caratteristica e presente in specie erbacee ed arboree e puo’ avvenire in modi diversi.

Puo’ essere favorita la germinabilita’ dal calore che elimina sostanze inibitrici o possono variare le condizioni fisiche del seme stesso (talvolta eliminando tegumenti o involucri legnosi di lenta demolizione).

Su alcune specie l’azione del fuoco non e’ solitamente dannosa perche’ le loro caratteristiche fisiche permettono una certa resistenza e contemporaneamente la loro diffusione e’ agevolata da meccanismi come la piu’ facile germinabilita’ o simili. 
  Strettamente collegati agli effetti che il fuoco sortisce sulla vegetazione erbacea del sottobosco sono le variazioni che avvengono a livello di terreno.  Queste sono di carattere chimico e biologico e nel loro insieme si riflettono sulla fertilita’.
Si constata solitamente una variazione del pH, che nello strato piu’ superficiale del terreno forestale indica di solito una leggera acidita’; dopo il passaggio del fuoco esso si innalza fino ad entrare nel campo della basicita’. 
Cio’ e’ la conseguenza dell’accumulo di ceneri alcaline e della demolizione ter- mica di acidi organici derivanti dal processo di umificazione.
Questa  variazione pero’ avviene solo nello strato piu’ superficiale di terreno, piu’ si procede in profondita’ e meno sensibile diviene il divario rispetto al terreno non percorso dal fuoco.
Con il passare del tempo, e solitamente in alcuni mesi, mentre nello strato piu’ superficiale non vi sono variazioni, in quello piu’ profondo si constata un leggero aumento del pH per la percolazione dei prodotti di combustione trasportati dalle acque piovane.  
L’effetto alcalinizzante dell’incendio e’ pero’ transitorio poiche’ solitamente nel tempo di un anno viene totalmente riprodotto il livello iniziale per l’attivita’ biologica del terreno e per l’effetto delle precipitazioni.
Evidentemente non e’ possibile generalizzare i tempi necessari per il ripristino poiche’ l’attivita’ microbica del terreno e le precipitazioni possono variare notevolmente nel tempo e nello spazio. 
Si sono constatati casi in cui dopo incendi invernali, gia’ nella primavera successiva si era raggiunto il valore iniziale del pH. 
tro carattere che varia in seguito al passaggio del fuoco e’ il contenuto di carbonio. Esso aumenta subito nello strato piuì superficiale ed in un secondo tempo in quello piu’ profondo in modo analogo a quanto accade per il pH.

Dopo qualche mese il contenuto di carbonio nei due strati tende ad assumere valori uguali poiche’ nella parte superficiale si verifica una elevata asportazione meteorica
Un ale talvolta eolica. Tuttavia anche in questo caso passato qualche mese ancora la variazione, rispetto all’inizio, non e piu’ apprezzabile.   Sono anche importanti i cambiamenti che avvengono a livello di elementi nutritivi per le piante.
Quando il fuoco consuma la lettiera rende volatili sostanze chimicamente legate ad essa, che sarebbero divenute disponibili per la nutrizione delle piante con il procedere della umificazione.

L’azoto viene in parte volatilizzato e quindi nel terreno percorso dal fuoco si nota immediatamente una diminuzione del suo contenuto totale. Con il passare del tempo l’azoto tende a riprendere e spesso anche a superare la quantita’ precedente l’incendio.
Questo fatto e’ dovuto allo stimolo determinato dal passaggio del fuoco nei confronti della flora microbica del suolo.
Il potassio ed il fosforo invece aumentano per effetto del fuoco. 
Il potassio aumenta di due-tre volte il suo valore, ma tende a ritornare al livello iniziale assai velocemente.

Il fosforo invece aumenta fino a 5 volte il valore iniziale e si mantiene sopra il livello originario per tempi assai piu’ lunghi rispetto agli altri elementi nutritivi.
Si sono riscontrate situazioni in cui il contenuto in fosforo e’ rimasto piu’ elevato per 4 anni dopo l’incendio.
; Questi dati indicano che dal punto di vista esclusivamente chimico il passaggio del fuoco sulla lettiera del bosco corrisponde ad una blanda concimazione.
Tuttavia la fertilita’ del terreno e gli effetti che possono sortire i fattori esterni di variazione, devono essere visti sempre nella loro globalita’ cioe’ a fronte dell’effetto concimante puo’ anche non derivare un miglioramento della situazione vegetazionale.
Infatti se da un lato la maggiore disponibilita’ di elementi nutritivi puo’ influire positivamente sulla attivita’ microbiologica del suolo, vi e’ l’aspetto negativo della diminuzione delle proprieta’ fisiche del terreno.

La diminuzione della materia organica, determinata dal passaggio del fuoco, peggiora la struttura del terreno forestale e di conseguenza la sua capacita’ di trattenere l’acqua. 
Ne deriva una maggiore aridita’ degli strati superficiali che rende piu’ difficoltose le condizioni di vita dei microrganismi.
Il rapporto che intercorre tra il loro sviluppo, la quantita’ di materia nutritiva e l’acqua e’ assai variabile.
Inoltre anche in base alla temperatura ambientale si avranno variazioni notevoli. Solitamente gli incendi autunnali deprimono la flora microbica totale; gli incendi primaverili invece, dopo un breve periodo di involuzione, ne causano un arricchimento.

Per quanto riguarda i funghi che, come noto, hanno una notevole importanza per lo sviluppo dello strato arboreo, l’ambiente che si viene a creare dopo il fuoco non e’ favorevole. Infatti essi prediligono gli ambienti acidi e sono inibiti dall’aumento del pH. 
Si ritiene quindi che possano essere ostacolati i funghi che vivono nello strato piu’ superficiale del terreno, mentre quelli che vivono negli strati piu’ profondi non risentono di questo cambiamento ambientale.
Poiche’ la variazione del pH tende ad annullarsi anche in base alle precipitazioni, l’apporto idrico dall’atmosfera agisce sia favorendo il ripristino del chimismo del terreno sia mantenendo l’umidita’ necessaria. 
La micoflora tende a normalizzarsi analogamente a quanto avviene per la copertura vegetale arborea.

Poiche’ nelle zone piu’ colpite dal fuoco si verificano le piu’ intense variazioni del pH, i vegetali superiori devono lentamente riconquistare l’ambiente anche attraverso un graduale miglioramento della possibilita’ di trattenuta dell’acqua.
Dove invece il trauma termico e’ stato piu’ limitato, le piante superiori hanno conservato la loro vitalita’, si e’ mantenuta piu’ elevata la capacita’ di ritenzione idrica, e il pH e’ variato di meno. In questa situazione anche i funghi non devono riacquistare la stabilita’ e quindi la loro comunita’ sara’ assai differente da quella in cui e passato un fuoco potente. L’elevarsi della temperatura agisce sulle caratteristiche chimiche e biologiche del terreno unitamente alla variazione delle sue caratteristiche fisiche.  
; Il terreno contiene, specialmente nella parte umifera, dei colloidi, ossidi di ferro ed alluminio, che nel loro insieme realizzano lo stato di aggregazione sul quale si basa la stabilita’ del terreno nei confronti della erosione.
; Alcune di queste sostanze cementanti sono anche idrorepellenti.
In alcuni terreni la loro asportazione puo’ avvenire solo a mezzo di solventi chimici, come il benzolo.    In seguito alla elevazione della temperatura queste sostanze organiche si disaggregano.  Una parte piu’ volatile ed a peso molecolare piu’ ridotto tende ad evaporare nell’aria, mentre un’altra frazione diverra’ liquida e distillera’. 
Quest’ultima si trova nel terreno in cui si instaura un gradiente termico che e’ funzione della potenza dell’incendio e del suo tempo di residenza. 
Questo gradiente si sviluppa per pochi cm. di profondita’ e nel suo ambito avverra’ la condensazione dei composti in corrispondenza delle temperature che la consentono.

Questi composti, costituiti prevalentemente da idrocarburi alifatici a lunga catena e da residui catramosi, conferiscono al terreno minerale su cui condensano una elevata idrorepellenza. 
L’entita’ di questo fenomeno e’ proporzionata alle caratteristiche termiche del fronte di fiamma, al terreno ed alla quantita’ di sostanza organica che viene bruciata. 
Subito dopo il passaggio del fuoco il substrato, idrorepellente descritto giace sotto la cenere di spessore piu’ o meno vario in funzione della quantita’ di biomassa consumata durante l’incendio.
La cenere e’ molto bagnabile ed in caso di precipitazioni puo’ venire facilmente trasportata a valle.
Il movimento e’ facilitato dalla imbibizione del materiale che sara’ sempre elevata poiche’ la possibilita’ di percolazione dell’acqua verra limitata dallo strato idrorepellente di recente formazione.

Unitamente alla cenere puo’ venire trasportato il materiale organico incombusto e tutta la frazione inorganica che si trova ancora distinta dallo strato repellente.
Questo fenomeno e’ assai pericoloso su pendici molto scoscese.
Il passaggio del fronte di fiamma comporta altresi’ degli effetti   sulla vegetazione arborea.     Ogni  ecosistema forestale puo’ riportare in seguito al passaggio del fronte di fiamma conseguenze che vanno dal grave danneggiamento al miglioramento della funzionalita’ dell’ecosistema stesso.
Per quest’ultimo motivo nella tecnica della protezione dagli incendi boschivi si pratica talvolta il fuoco prescritto che consiste nel fare percorrere il bosco da un fronte di fiamma provocato con precise caratteristiche ed in determinate condizioni ambientali per gestirlo in modo vantaggioso.

Tuttavia quando il fuoco passa nel bosco al di fuori delle condizioni di prescrizione genera solitamente danni alla copertura forestale.
La loro entita’ e’ generalmente commisurata alla perdita di materiale legnoso consumato ed a quello che non potra’ essere prodotto in avvenire. 
Inoltre si e’ soliti valutare anche la spesa che si dovra’ sostenere per ripristinare il bosco danneggiato. 
L’insieme di questi danni dipende tuttavia da una serie di fattori assai numerosi.
Infatti oltre che le caratteristiche delle specie presenti, se pirofite o no, e gli aspetti pirologici del fronte di fiamma giocano un ruolo fondamentale il governo e il trattamento cui e assogettato il bosco: sara’ diverso l’effetto del fuoco, a parita’ di altre condizioni, se passa in un ceduo o in una fustaia.

Vi sara’ una ulteriore differenza in relazione al momento in cui si trova quando passa il fuoco, la copertura forestale rispetto ai tagli colturali ed ai diradamenti.
Infatti questi interventi, plasmando il bosco, determinano la densita’ delle piante e i rapporti reciproci, quindi anche la maggiore o minore presenza di una certa specie.
Questo fatto e’ fondamentale poiche’ intercorre una correlazione negativa tra l’altezza media dello strato dominante e la percentuale delle piante morte in seguito al passaggio dell’incendio.

Intercorre anche una correlazione positiva tra l’altezza dominante (corrispondente alla altezza media delle 1oo piante di diametro piu’ elevato per ettaro) ed il ricoprimento % del terreno provocato dallo strato arboreo che limita lo sviluppo dello strato arbustivo la cui altezza e’ direttamente proporzionale ai danni causati dal fuoco.

Siccome l’altezza degli alberi e’ un indice di fertilita’ della stazione, si potrebbe dedurre che quanto piu’ un bosco e’ fertile e tanto meno risulta danneggiabile.
Questo e’ vero per alcuni casi, ma non e’ generalizzabile.
La gestione forestale intervenendo sulla composizione del bosco puo’ sempre limitare i danni del fuoco.
Tutto cio’ e’ indipendente da altre cure selvicolturali, quali potature, spalcature.
Esse limitano il pericolo di incendio in modo diretto, non attendendo che sia il bosco stesso a realizzare condizioni di maggiore resistenza al fuoco. 
L’intensita’ del danno non e’ omogenea nella zona boscata poiche’ tutti i caratteri dell’incendio differiscono in funzione della biomassa totale e bruciabile
.Infatti se la intensita’, velocita’ ed altezza del fronte di fiamma sono direttamente proporzionali alla biomassa bruciabile, lo sono inversamente alla biomassa totale.
Pertanto quanto piu’ sulla superficie insistono alberi alti e con elevata provvigione e tanto piu’ ridotti saranno i danni del fuoco. Questo fatto si spiega con l’inibizione allo sviluppo del fuoco esercitata dall’ombreggiamento sul sottobosco che e’ la prima frazione della biomassa che brucia quando inizia un incendio.

Sono inoltre rapportati alla entita’ della biomassa bruciabile (che si riflette sulla potenza dell’incendio) i traumi termici che riportano gli alberi con ustioni ai tronchi ed alle chiome. 
L’altezza raggiunta da queste scottature e’ determinante per valutare il trauma subito dall’albero.
A questo riguardo e’ opportuno distinguere quelle sul tronco da quelle sulla chioma.  Le prime sono realmente dannose se vi e’ stato l’interessamento della zona cambiale che e’ deputata all’accrescimento dell’albero, poiche’ se il cambio ha perso la sua funzionalita’ sara’ in seguito limitato, parzialmente o totalmente, sia l’accrescimento diametrale del tronco sia quello in altezza della chioma per la diminuita possibilita’ di apporto di linfa all’apparato fogliare.  Questo tipo di trauma e’ tanto piu’ grave quanto e’ maggiormente esteso secondo la circonferenza del tronco; meno rilevante e’ l’estensione in altezza.
; Accadono due distinti fenomeni negativi in seguito al trauma del cambio.

Il primo consiste nel rallentamento di accrescimento legnoso in corrispondenza di tutta l’area traumatizzata.  
Il secondo si concretizza con l’impedimento del trasporto della linfa a partire dalla zona del trauma, con conseguente morte dei tessuti non piu’ alimentati.

Pertanto quanto piu’ sara’ esteso lungo la circonferenza il trauma termico e tanto piu’ grave sara’ la carenza trofica dei tessuti sovrastanti.
Le ustioni sulla chioma limitano la funzionalita’ dell’albero che deve sostituire i tessuti morti con nuovi ricacci.
   Nel frattempo vi e’ una limitazione dell’attivita’ fotosintetica.   Questi inconvenienti sono tanto piu’ gravi quanto piu’ e’ ampia l’ustione sulla chioma.  
Sono stati svolti degli studi per individuare quale conseguenza derivi in corrispondenza di traumi  termici all ’accrescimento del diametro. I risultati, non ancora definitivi, evidenziano che solitamente si riscontra una diminuzione, ma che in alcuni casi non vi e’ una variazione sostanziale di accrescimento.
L’incendio e’ un fenomeno complesso che puo’ sortire effetti anche assai differenti a seconda delle caratteristiche ambientali in cui si sviluppa.   
Gli alberi colpiti riportano dei danni immediati dipendenti dalle scottature.  Su queste intervengono poi dei parassiti alla cui attivitaì conseguono danni dilazionati nel tempo.

Se l’albero e’ colpito gravemente dal trauma termico su di esso operano insetti lignicoli come Cerambix, Camponotus, Mesosa ed altri.
Essi sono affiancati da funghi quali Polyporus, Fomes ecc.
Questi patogeni svolgono la loro attivita’ secondo catene biologiche ben stabilite e vengono eliminati quando le condizioni ambientali non consentono la loro ulteriore permanenza. 
Quindi questi parassiti non transitano sulle piante vicine non colpite dal fuoco, trovando il loro ambiente ideale solo su alberi non piu’ viventi.
      che trovano ideale, per lo sviluppo delle larve, l’ambiente che viene a crearsi sotto la corteccia traumatizzata dal fuoco in alberi che tuttavia mantengono vitalita’.
Si comportano cosi’ alcuni scolitidi. Questi parassiti allo stato adulto possono migrare anche sulle piante limitrofe non danneggiate dal fuoco. 
Anche quando la corteccia del tronco non e’ traumatizzata, ma sono stati ustionati solo i rami, si ha l’attacco degli agenti aggressivi.   La sua entita’ dipende soprattutto dalla diminuzione della attivita’ fisiologica che l’albero deve sopportare.   
I parassiti intervengono dapprima nelle parti del ramo che presentano ferite e poi si diffondono  in tutta la pianta.  
Anche  la  sola ustione delle foglie puo’ talvolta tradursi in danni che si evidenziano, di solito l’anno dopo, con una mortalita’ del popolamento forestale piu’ elevata della norma.
Solitamente questa ustione pero’ non comporta danni consistenti. L’effetto del periodo in cui avviene l’incendio ha rilevante influenza sulla possibilita’ di diffusione dei parassiti.
Infatti in incendi primaverili si nota il loro piu’ elevato incremento, mentre il valore minimo si verifica in autunno. Cio’ accade perche’ durante il periodo invernale i patogeni sono inibiti nel loro sviluppo dalle temperature rigide. 
A questo fatto consegue che se il fuoco ha causato scottature di considerevole entita’, l’intervento di ricostituzione boschiva che inizia con l’eliminazione di tutte le piante traumatizzate, deve essere fatto in tempi ristrettissimi se e’ in corso la primavera.

La tempestivita’ della ricostituzione e’ ovviamente positiva in ogni stagione ma nel periodo invernale puo’ sopportare tempi piu’ lunghi in virtu’ della rallentata possibilita’di diffusione dei patogeni.
Il fuoco puo’ produrre danni anche alla fauna: essi consistono nella mortalita’ subita dalla popolazione animale durante l’incendio e nella difficolta’ di ricupero da parte degli individui sopravvissuti.
Le popolazioni delle specie con scarsa mobilita’ soffrono una diminuzione notevole della loro biomassa specialmente se il loro ambiente di vita non e’ caratterizzato da micro-habitat riparati, quali gallerie, che raggiungono una certa profondita’ nel terreno e simili.   Una elevata mortalita’ si riscontra nelle popolazioni edafiche.
La maggior parte di esse vive nei primi 1o cm di terreno con la massima concentrazione nei primi 5.
Pertanto la fauna che vive in questo strato viene pesantemente colpita poiche’ l’innalzamento termico che si riscontra nei primi 5 cm e’ incompatibile con la vita animale. 
Bisogna pero’ aggiungere che quando il fronte di fiamma percorre la lettiera ne effettua il consumo in proporzione inversa al tempo di residenza.    Cio’   significa che piu’ e’ veloce il  passaggio del fronte di fiamma, minori sono i danni alla fauna. 
A livello di vertebrati si nota una contrazione degli anfibi poiche’ l’ambiente tende alla xerofilia, mentre si verifica una espansione di alcuni ofidi che nell’ambiente maggiormente soleggiato, in seguito al disseccamento di parte dei vegetali, trovano un migliore habitat rispetto a prima.  
Per quanto riguarda i micromammiferi, si ritiene che la maggior parte possa salvarsi dal fuoco spostandosi per poi ricolonizzare in un secondo tempo le aree originarie. 
Le specie che sopravvivono subiscono comunque effetti negativi come, ad esempio, la diminuzione del peso corporeo medio.
Talvolta si nota un incremento del tasso di riproduzione.
L’ambiente che si viene a creare dopo il passaggio del fuoco puo’ essere differente da quello precedente e quindi puo’ ospitare animali diversi.

Ad esempio nelle aree totalmente calcinate, dove la vegetazione arbustiva e’ stata completamente eliminata, solitamente si riscontra una colonizzazione di graminacee che costituiscono la nuova copertura erbacea.
Questo fatto rappresenta un pascolo per gli uccelli granivori che verranno richiamati in misura assai piu’ elevata della normalita’.
In incendi distruttivi in pineta si e’ stimato che sull’aera di un ha periscono 3oo uccelli, 4oo piccoli mammiferi, 5 milioni di insetti.  Tutti questi effetti e la loro interazione hanno anche una influenza sull’aspetto paesaggistico offerto dal bosco.
Questa funzione della foresta e’ divenuta via via piu’ importante nel corso degli ultimi anni in seguito alla presa di coscienza, da parte della popolazione, della sua importanza per la qualita’ della vita.

Ovviamente e’ assai difficile monetizzare questa caratteristica del bosco anche se sono stati proposti dei metodi per esprimere un giudizio di valore sulla funzione paesaggistica e per quella ricreativa ad essa strettamente collegata.
    anche da provvedimenti di legge relativamente recenti.  
Infatti la legge n. 431 dell’8 agosto 1985 (nota come legge Galasso) esprime la necessita’ di tutelare il paesaggio in modo piu’ efficace di quanto si facesse prima.
Questa legge, difendendo il paesaggio, consente che vengano fatte le opere di taglio colturale, di bonifica ed antincendio. 
Propone quindi una difesa non piu’ basata solo sulla concezione puramente estetica, ma organica ed adeguata a recepire il moderno pensiero che sostiene che il bosco debba essere produttivo e capace di difendere le pendici montane dalla erosione, ma contemporaneamente debba svolgere una fondamentale funzione estetica.