Di Alberto Cerise,
Tratto da OASIS Supplemento al n°10 Ottobre 1992 "Il bosco in pericolo"
Ispettore
Forestale,Dirigente Corpo Forestale Valdostano.
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Indice Articoli
Gli
incendi alpini determinano spesso conseguenze ancora piu gravi
di quelli mediterranei. QUANDO
Sl PARLA di incendi boschivi si e portati a pensare ai gravi
eventi che ogni estate devastano i boschi e le macchie lungo la
penisola italiana. Nelle
zone alpine la gravita del fenomeno e differente rispetto
a quelle costiere, principalmente a causa della diversita
nella vegetazione che brucia e spesso anche per le caratteristiche
delle modalita di propagazione. In
un recente convegno sul fuoco in ambiente mediterraneo, tenutosi
a Nizza, dagli operatori antincendio e emersa piu volte
questa necessita, tanto da arrivare ad individuare nella soglia
dei 10 minuti il limite massimo utile per affrontare con efficacia
i focolai propagantisi nella macchia mediterranea. Daltronde il fuoco ha dimostrato piu di una volta di essere in grado di creare seri problemi alle forze antincendio anche in queste regioni, basti pensare allinverno 1980-1981 quando in poco piu di una decina di giorni vennero percorsi piu di 20 mila ettari nel Piemonte e nella Valle dAosta o al 1990 quando nelle stesse regioni si ebbero piu di 45 mila ettari di territorio bruciati. Queste situazioni "esplosive" sono spesso associate ai gravi e prolungati periodi di siccita ed a forti venti fohnizzati, fenomeni tipici delle vallate alpine. Inoltre
non bisogna dimenticare il fattore orografico che favorendo il fuoco
ostacola non poco le operazioni di estinzione. Una media di 38 incendi boschivi ogni anno I
PRIMI DUE APPROCCI che bisogna fare per inquadrare gli incendi alpini
sono relativi al clima ed al tipo di vegetazione, due parametri
che caratterizzano gli incendi nella loro quasi totalita. Oltre
alla distribuzione stagionale delle precipitazioni ne esiste anche
una spaziale, che condiziona una notevole quantita di mesoclimi
localizzati nellambito di una regione sia pur piccola come
la Valle dAosta. La
rusticita di queste specie permette la formazione di boschi
anche di discreto portamento persino sugli aridi versanti esposti
a Sud, dove in un anno cadono in media solo 500-600 millimetri di
acqua. In
media negli ultimi 9 anni si sono verificati 182 eventi allanno,
di cui 38 classificati come incendi boschivi. Nonostante
questo si sono registrate situazioni in cui la struttura antincendio
si e trovata in serie difficolta, come nel 1990, quando
vennero percorsi ben 1.215 ettari contro una media di 284 ettari
allanno. Contrariamente
alle regioni mediterranee, quelle alpine presentano il massimo degli
incendi in primavera e precisamente a marzo ed aprile. Dato
che gli incendi si verificano principalmente sotto ai 1500 metri
di quota risulta che sono piu colpiti dal fuoco i boschi di
roverella, di castagno e di pino, sia silvestre che nero. Inoltre
e necessaria unattrezzatura specifica che permetta di
intervenire su tutti i focolai. Queste
sono attrezzate con piccoli sistemi modulari della capacita
di 300-500 litri, atti ad effettuare il primo intervento sui focolai
iniziali dincendio. Questa
struttura periferica effettua il primo attacco al fuoco, indubbiamente
il piu importante, dato che e il cardine fondamentale
per una efficace lotta antincendio. Quando la gravita della
situazione lo impone o in previsione di operazioni di bonifica anche
solo mediamente impegnative, il comando di stazione richiede lintervento
del personale e dei mezzi del Nucleo antincendio boschivo.
Spesso simpone 1uso dellelicottero, che oltre
ad essere un ausilio indispensabile a volte si dimostra 1unico
utilizzabile con efficacia. Dalla terra e dallaria gli interventi piu efficaci NON BISOGNA DIMENTICARE comunque che 1impiego della manodopera terrestre e comunque sempre indispensabile, dato che negli ambienti alpini 1opera finale di bonifica e unoperazione capillare e metodica che puo venire effettuata con efficacia e costi accettabili solo da terra. Gli elicotteri che vengono impiegati piu frequentemente sono quelli leggeri, che per la loro versatilita dimpiego possono anche trasportare uomini ed attrezzature sullincendio, oltre ad effettuare i lanci di acqua o miscela ritardante. Non bisogna sottovalutare il grande contributo che viene dato dai Vigili del fuoco permanenti e volontari che operano in Valle dAosta e che in quasi tutti gli incendi accorrono specie nella prima fase delle operazioni, cioe quando e necessaria uningente forza durto per contenere le fiamme. Lefficienza
della fase di estinzione tuttavia e spesso subordinata al
lavoro di prevenzione effettuato in precedenza sul territorio. Finora
1attenzione e stata concentrata principalmente sulla
viabilita, sulle riserve idriche e sulle cure selvicolturali
in bosco. In
questo caso tuttavia, oltre alla costruzione ex novo dei serbatoi,
si cerca di recuperare vecchie vasche irrigue mediante finanziamenti
a privati e di utilizzare mediante particolari tecniche tali riserve
anche per uso agricolo. Molta importanza hanno i lavori selvicolturali
volti alla diminuzione dei carichi dincendio in bosco, che
rappresentano nel contempo un miglioramento produttivo e sanitario
del bosco stesso. Un ultimo aspetto che bisogna considerare esaminando gli incendi boschivi sono i danni di diverso tipo che essi causano. Premettendo che i popolamenti che vengono percorsi sullarco alpino e quindi in Valle dAosta, solo in una limitata percentuale di casi sono parzialmente adattati al fuoco, si puo facilmente capire come questi incendi spesso arrechino danni anche degni di rilievo. Volendo
schematizzare 1argomento si possono individuare due diversi
tipi dincendio, in base alla frequenza del passaggio del fuoco
nella stessa zona boscata. Anche
se i danni da un punto di vista economico sono molto contenuti,
data la bassa rendita produttiva di questi boschi, non lo sono altrettanto
sotto 1aspetto ecologico. Specie tolleranti il fuoco, come
la roverella o altre latifoglie dotate di capacita pollonifera,
alla lunga non sono piu in grado di garantire una sufficiente
copertura e pertanto il popolamento tende a diventare un coacervo
di specie arbustive e di alberi deperienti. Una speranza nelle piantine micorrizzate IN
MOLTE DI QUESTE ZONE si notano ormai i segni dei ripetuti passaggi
delle fiamme; tipica e la presenza di radi alberi deperienti,
alternati a terreni cespugliati spesso idrogeologicamente dissestati. Le
caratteristiche di questi incendi sono diverse, data la differente
tipologia del fuoco condizionata dal maggiore carico dincendio
che si viene a creare a livello di sottobosco per 1accumulo
di necromassa indecomposta. Gli
effetti della rigenerazione naturale in queste zone dipendono molto
dal tipo di combustione verificatasi, ma in genere su superfici
vaste questa procede lentamente dalle zone periferiche verso quelle
centrali, dove le condizioni microclimatiche sono proibitive anche
per le specie arboree piu frugali. In
considerazione del fatto che il ruolo principale dei boschi valdostani
e quello protettivo, si impone la necessita di rapidi
interventi di ricostituzione, specie nelle zone dove il fuoco ha
causato una distruzione totale del soprassuolo. I problemi relativi alla ricostituzione del bosco sui versanti piu aridi o nelle zone piu in quota sono notevoli, specie nei suoli superficiali o nei luoghi dove il fuoco ha mostrato tempi di residenza elevati con la totale consunzione della materia organica del suolo. Attualmente sono allo studio esperimenti in collaborazione con lUniversita di Torino per 1utilizzo di piantine micorrizzate, che in linea teorica dovrebbero mostrare una migliore crescita rispetto a quelle non micorrizzate. Da
quanto esposto risulta quindi che, anche in Valle dAosta,
come in molte regioni alpine, gli incendi percorrono i boschi degradandoli
ed in alcuni casi distruggendoli.
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