"Cambia il clima? Le foreste si adeguano"

di MARCO BORGHETTI
Cattedra di Ecofisiologia dei Sistemi Forestali
Università della Basilicata


Le foreste che ancora rivestono il nostro pianeta si trovano nella condizione di dover "rispondere" ai cambiamenti climatici, di cui alla recente conferenza di Kyoto sono state portate prove ormai convincenti. Quale sarà questa risposta? 
Quali modificazioni comporterà per la struttura e la produttività delle foreste?
Esistono strumenti di previsione? Il problema è complesso e non si presta a risposte semplici. 
La ricerca scientifica ha chiarito alcuni punti relativi alle potenzialità di acclimatazione delle foreste, cioè alla capacità degli alberi di adeguare la propria struttura e il proprio metabolismo alle nuove condizioni climatiche. 

Un esempio può chiarire l'idea.
E' stato dimostrato che la reazione degli alberi alla carenza di acqua comporta sia una risposta rapida, e reversibile, consistente nella chiusura degli stomi e nella riduzione della traspirazione, sia una risposta di medio-lungo periodo, irreversibile, in cui la conservazione dell'acqua viene garantita dalla modificazione dei rapporti fra la biomassa degli organi assorbenti (radici), di conduzione (fusto) e traspiranti (foglie).
In altre parole, l'albero "ottimizza" la distribuzione delle risorse (il carbonio organicato con la fotosintesi) fra radici, fusto e foglie in modo da conseguire una struttura che gli permetta di sopravvivere anche con meno acqua a disposizione.
Soprattutto negli ambienti mediterranei, dove il cambiamento climatico potrebbe consistere precipuamente nella rarefazione della pioggia, questa plasticità degli alberi acquista un interesse evidente.
Essa va vista con favore in rapporto alla capacità delle attuali foreste di "accomodarsi" al nuovo clima.
D'altra parte, essa deve essere valutata anche in rapporto alla produttività - in senso sia biologico che commerciale - della foresta, che viene ad essere evidentemente modificata da una diversa distribuzione della biomassa fra radici, fusto e foglie.
A causa del lungo ciclo vitale degli alberi, è tuttavia difficile poter fare delle previsioni utilizzando metodi esclusivamente sperimentali.
E' per questo motivo che molti scienziati forestali sono impegnati - particolarmente significativi sembrano al riguardo alcuni progetti di ricerca finanziati dall'Unione Europea - nella messa a punto di modelli matematici che siano in grado di rappresentare in modo adeguato questi, come altri, fenomeni di acclimatazione.
I risultati finora conseguiti sembrano incoraggianti, e si va affermando l'idea che questi modelli, che incorporano le tante conoscenze che negli ultimi anni sono state prodotte sulla fisiologia degli alberi forestali e il funzionamento dell'ecosistema forestale, possano essere utilizzati, sotto scenari di cambiamento climatico, come strumenti di previsione biologica e pianificazione colturale.

 

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