di Roberto Pavan
Comandante Coordinamento Corpo Forestale - Imperia
Il termine "incendio boschivo" può indurre in confusione perché può portare a una doppia interpretazione:
- quella dei tecnici che si riferiscono al solo fuoco nel bosco;
- quella dell'uomo della strada che più semplicemente comprende nell'unico termine di "incendio boschivo" anche l'incendio territoriale cioè anche l'incendio di pascolo, di incolto, di ex coltivo, di sterpaglia, di formazione sub forestale.
Questa confusione non è da poco perché si tratta non di una semplice puntualizzazione lessicale, bensì di incendi diversi che necessitano di tecniche di approccio e di lotta diverse, che si sviluppano in ambiente completamente diverso, con rischi e pericoli diversi, con mezzi tecnici da impiegare completamente diversi.
Entrambi i tipi di incendio invece, poiché possono rappresentare un vero pericolo sia per la popolazione che per l'ambiente, devono essere spenti al loro primo insorgere e nel più breve tempo possibile.
Poiché i boschi della Liguria, ma anche tutto il territorio ligure, derivano da secoli di intenso uso e sono in equilibrio precario, molto fragile e ad alto rischio di incendio, è necessario che l'opera di avvistamento dei focolai e di inizio delle operazioni di spegnimento siano le più rapide possibile, nel rispetto di tutti i canoni necessari per garantire la massima sicurezza agli uomini comunque impiegati.
Questo comporta la necessità di avere dislocata su tutto il territorio ligure, soprattutto nell'interno, una forza di pronto impiego e di sicura affidabilità.
Considerata l'orografia e la viabilità della montagna ligure è impensabile di poter attuare una seria lotta agli incendi boschivi affidandosi solo a pochi grossi nuclei di uomini e mezzi dislocati in centri logistici.
Questo fondamentalmente per quattro motivi:
E' necessaria l'ubicazione strategica degli uomini anche perché la montagna ligure è molto fragile e non può sopportare la rete di larghe strade che dovrebbe essere costruita per consentire l'accesso generalizzato alle autobotti per spegnere il fuoco con l'acqua.
A volte l'intervento aereo, per il sommarsi di tutte queste circostanze e la valutazione ponderata e responsabile che di esse è necessario fare, viene impedito o ritardato.
Ricordiamo che i due Canadair caduti, sono caduti proprio in Liguria.
Da questo ne segue che la direzione delle operazioni di spegnimento con mezzi aerei deve essere compiuta da personale qualificato e conoscitore dei luoghi fisicamente presente sul posto dell'incendio. Il direttore delle operazioni a volte, purtroppo e suo malgrado, è costretto responsabilmente a rinunciare o procrastinare l'uso di queste macchine e procedere allo spegnimento con i mezzi tradizionali terrestri.
1 boschi da soli non bruciano e quella dell'autocombustione è una vecchia favola: gli incendi nei boschi ci sono perché qualcuno per qualche motivo doloso o colposo li incendia.
I boschi però non verranno più incendiati se verrà messa in atto una meticolosa e puntigliosa prevenzione silenziosa e senza clamore.
La prevenzione degli incendi forestali deve essere compiuta oltre che sul terreno (come anche le leggi prescrivono), anche con una oculata presentazione del fenomeno all'opinione pubblica in modo che si eviti ogni generalizzazione.
A proposito delle cause
di incendio la semplificazione con luoghi comuni è dannosa perché attribuendo
ad in solo fattore - il dolo - tutte le responsabilità, di fatto, le scarica
impotentemente e con rassegnazione sul piromane, un fantomatico non ben
identificabile individuo, in questo modo viene "anestetizzata"
la coscienza collettiva e la partita è chiusa.
Alcuni luoghi comuni tipici del pressappochismo sugli incendi boschivi:
1) Gli incendi sono tutti dolosi
E' vero che c'è una modesta componente legata a vere patologie mentali, ma invece é molto forte l'incidenza della disattenzione nello svolgimento di attività lecite quali l'abbruciamento di residui agricoli o l'attività a fischio o l'incendiarietà indotta o congenita di vasti strati di popolazione, quali ad esempio i gitanti o gli agricoltori della domenica o la pastorizia praticata con metodi arcaici.
2 Contro l'incendi dato che sono i piromani ad incendiare i boschi,non è possibile fare nulla
Invece tutti i cittadini possono contribuire alla prevenzione anche solo avvertendo I centri operativi del Corpo Forestale dello Stato o i Vigili del Fuoco o i Carabinieri quando vedono del fumo sospetto: I servizi sono attivi 24 ore su 24.
3) La causa degli incendi è l'abbandono della montagna
l'esodo delle popolazioni rurali e l'abbandono dei terreni marginali e dei boschi, che si ricoprono naturalmente di vegetazione erbacea e arbustiva sono sì cause predisponenti allo sviluppo di incendi, che però insorgono come unica e sola conseguenza di azioni umane, dato che l'autocombustione non è possibile e il fulmine ha una modestissima incidenza.
4)I grandi incendi si verificano perchè noi siamo impreparati.
Non è vero, perché incendi gravi si venficano in tutto il mondo, anche in zone con climi meno favorevoli del nostro.
Circa l'impreparazione o la penuria di mezzi aerei, basti vedere quanto succede nella vicina CostaAzzurra dove ci sono incendi terribili nonostante il grande dispiegamento di uomini e velivoli lì disponibili. La realtà è che in Italia può bruciare contemporaneamente tutto il territorio montano e collinare da Aosta a Pantelleria e gli aerei antincendio devono intervenire un po'ovunque.
In Francia le zone fortemente colpite sono la Provenza, la Costa Azzurra e la Corsica, ed è quindi logico che le basi aeree siano lì ubicate; nonostante ciò si verificano incendi disastrosi.
La causa principale dello svilupparsi di grandi incendi,da noi come in qualunque altro paese del Mediterraneo non è l'impreparazione, ma il vento.
Il vento favorisce il rapido espandersi delle fiamme e impedisce o limita fortemente anche l'azione dei mezzi aerei, oltre che rendere estremamente pericoloso l'intervento degli uomini a terra.
5) Il fuoco bruciando le specie infestanti fa bene al bosco
Uno dei luoghi comuni da sfatare è anche quello che vuole che il fuoco porti beneficio al bosco. In effetti ci sono ricerche in corso in altri Paesi, specialmente in Nord America, che affermano che il fuoco può portare benefici come l'aumento della biodiversità, l'agevolazione della germinabilità di alcune specie, l'eleminazione della necromassa combustibile ecc.
Nel boschi di Imperia, come nel resto della Liguria, il fuoco si presenta talmente frequentemente, talvolta anche più di una volta all'anno, da portare, al contrario dei modelli americani, ad una diminuzione dei numero delle specie vegetali presenti, fino a giungere al ginestreto che rappresenta uno degli stati di degradazione più frequenti.
Per considerare l'importanza del fenomeno è doveroso ricordare l'elevato numero di endemismi vegetali ed animali presenti in Liguria che corrono seri pericoli di estinzione a causa degli incendi.
La prevenzione deve essere la strategia principale per poter quanto meno tenere sotto controllo il fenomeno degli incendi dato per scontato che purtroppo con il fuoco bisogna rassegnarsi a convivere perché l'incidente o il caso fortuito sono sempre possibili.
Il Corpo Forestale dello Stato, che è presente capillarmente sul territorio - purtroppo con pochi uomini - compie istituzionalmente una prevenzione attiva e dissuasiva nello stesso tempo pattugliando in continuazione il territorio e agendo all'occorrenza come forza di polizia o come forza tecnica di spegnimento.
Prevenzione contro l'azione di malintenzionati è compiuta sul terreno anche da tutte le altre Forze di Polizia, da meritorie associazioni di volontariato antincendio, da cittadini sensibili. Ma tutto questo non basta perché non potrà mai esserci un numero sufficiente di vedette in grado di fermare un incendiario che vuole fortissimamente raggiungere il suo scopo.
Tralasciando gli aspetti tecnici della prevenzione (ripristino della vecchia sentieristica, creazione di barriere tagliafuoco e di torrette di avvistamento, decespugliamento obbligatorio delle scarpate stradali o attomo alle abitazioni, gestione di banche dati, di sistemi di monitoraggio, di radio collegamenti, ecc.) o gli aspetti socioeconomici (senescenza e diminuzione delle popolazioni, mercato dei legnami e dei terreni, prezzi di macchiatico ecc.) voglio qui rimarcare che alla prevenzione deve essere data una impostazione culturale, essa deve divenire un patrimonio della coscienza individuale e collettiva.
L'incendio del bosco deve cessare di essere lo sfogo per frustrazioni, per proteste contro leggi e regolamenti non accettati o arma per vendette, ripicche o ricatti.
E' ora che cessi l'interesse per il diversivo dell'incendio inteso come spettacolo, dell'eccitazione che provocano l'attivazione dell'apparato antincendio e la spericolatezza dei piloti, dell'interesse per le intercettazioni delle trasmissioni radio tra i Forestali a terra e i Canadair in volo.
Deve anche cessare l'uso improprio del territorio e del bosco e l'uso tollerato e compreso del fuoco perché visto come necessità; deve finalmente morire la triste e perdente pratica dell'accensione del fuoco "per far pulizia", per distruggere i rovi, i cespugli dei boschi o l'erba secca dei pascoli che viene incendiata perché accusata di essere poco appetita dagli animali domestici e selvatici e di provocare il ruscellamento superficiale delle acque meteoriche. Pratica triste e perdente perché i rovi cresceranno più rigogliosi di prima, i boschi non si rigenereranno, ed i pascoli continueranno a degradarsi perdendo humus e, finché rimarrà un po' di terra, producendo solo quell'erbaccia che, è vero, una volta ingiallita e seccata verrà rifiutata dagli animali e provocherà il ruscellamento
della pioggia. Ma tant'è: nessuno vuole più usare la zappa o la falce e il fiammifero è più comodo, sbrigativo e anonimo.
E' bene che si sappia che talvolta chi va ha spegnere gli incendi non trova neppure comprensione tra la popolazione e che a volte riceve critiche per l'alto costo degli interventi aerei " per spegnere un po' d'erba, quattro pini e qualche cespuglio".
Deve aumentare la corretta informazione a tutti I fruitori della montagna e a tutta la popolazione: si deve sapere che l'ambiente naturale non ha una capacità infinita di innovazione delle proprie risorse e che le alluvioni della pianura sono anche conseguenza del degrado della montagna provocato dall'uomo.
Educazione, quindi, adozione istintiva e non imposta per legge di comportamento non a rischio, comprensione del valore anche immateriale del bosco.
L'incendio boschivo non deve essere più una questione da risolversi solo dai temerari della Forestale, dalle squadre dei volontari antincendio, o dal piloti degli aerei: essa deve essere risolta interdisciplinarmente.
Parlando in varie occasioni con amministratori, con professionisti, con redattori di piani e regolamenti urbanistici, con insegnanti ho notato quanto poco siano conosciuti il problema degli incendi e le misure da adottare per limitame lo sviluppo e diininuime il pericolo.
Un approccio allo studio delle attività antincendio, dalla prevenzione allo spegnimento ed al recupero ambientale non deve essere solo teorico e niente pratico o solo pratico e niente teorico: deve essere un lavoro di équipe dove ci sia spazio per il tecnico antincendio, ma anche per il sociologo, per il geologo, per il pianificatore territoriale e vegetazionale, per l'urbanista, per l'insegnante.
Il ruolo della scuola è fondamentale.
Le persone educate e opportunamente istruite sono rispettose della natura e dell'ambiente che le circonda e sono il primo mattoncino dell'edificio della prevenzione.
Un approccio culturale deve essere costante e progressivo, modulato sull'età e in grado di suscitare l'interesse di chi riceve l'informazione, dalla scuola matema alla scuola media e così via, fino al corso professionale serale organizzato dalle Comunità Montane o dalle Organizzazioni di categoria.
E' un lavoro che richiede tempo, ma alla lunga premiante, perché le nuove generazioni sono già più sensibili delle vecchie. La scommessa potrebbe essere questa: vincere il fuoco non con le scuole di guerra ma con le maestre elementari.