UNCCD
Ministero
dell’Ambiente
La Convenzione
delle Nazioni
Unite
per la lotta alla
siccità e/o
alla desertificazione
Il ruolo e
le iniziative
dell’Italia
a
cura di
Canio Loguercio
Le
linee guida del Piano d’azione nazionale per la lotta alla desertificazione
sono state predisposte da un gruppo di lavoro costituito nell’ambito del
Comitato nazionale e curate da Maurizio Sciortino dell’ENEA.
La cartografia delle aree sensibili alla desertificazione è stata
redatta da un gruppo di lavoro dei Servizi Tecnici Nazionali e curata da
Franco Guiducci del Servizio Idrografico.
Il
sito web del Comitato nazionale per la lotta alla desertificazione, realizzato
in collaborazione con la FAO, è:
www.desertification.it
La Convenzione delle Nazioni Unite
per la lotta alla siccità
e alla desertificazione.
Il ruolo e le iniziative dell’Italia
La
Conferenza di Rio del 1992 sullo stato di salute dell’ambiente indicò nella
lotta alla desertificazione, nella tutela della biodiversità, nella riduzione
dei gas serra e nella difesa delle foreste le emergenze per l’umanità nel
passaggio tra il secondo e il terzo millennio.
Dal
1992 ad oggi numerosi sono stati gli incontri e le conferenze, ma – a parte
il protocollo di Kyoto del dicembre 1997 sui cambiamenti climatici – le
politiche ambientali globali sono sostanzialmente al palo. Anzi le condizioni
generali del pianeta e dell’umanità sono certamente peggiorate.
Vent’anni
fa, quando le Nazioni Unite organizzarono la prima Conferenza internazionale
sulla desertificazione a Nairobi, si parlava di 57 milioni di persone che
soffrivano degli effetti dell’avanzata del deserto. Nel 1984 il loro numero
era già salito a 135 milioni.
Da un recente
rapporto dell’United
Nations Development Programme sullo sviluppo umano
emerge che un miliardo e trecento milioni di persone vivono oggi in
condizioni di estrema precarietà e, di queste, circa 800 milioni sono
denutrite.
Nei
Paesi dell’Africa sub-sahariana sono ben 220 milioni le persone che
sopravvivono in condizioni di assoluta povertà.
E
la scarsa produttività dei terreni, che è una delle cause principali della
povertà, oggi minaccia più di cento paesi con pesanti conseguenze sulle
condizioni di vita delle popolazioni locali e sull’ambiente naturale.
Milioni
di persone rischiano di dover emigrare dalle loro terre, non più in grado di
offrire il necessario sostentamento. Stremate dalla mancanza di risorse
idriche e dalla povertà dei raccolti abbandonano i villaggi del nord-Africa e
del Sahel e si riversano in territori più fertili o verso agglomerati urbani
sempre più saturi, in particolare nelle zone costiere dove si concentrano
gran parte delle attività economiche, da quelle industriali, al turismo, all’agricoltura
irrigua.
Circa
l’87% dell’aumento netto di popolazione che si verificherà entro il 2005
sarà localizzato nei centri urbani e oltre la metà della popolazione
tenderà a concentrarsi lungo le coste.
La
spinta alla migrazione ambientale è incontenibile. In Africa, solo nel Sahel
l’avanzata del deserto uccide 200 mila persone l’anno. In Senegal, dove
nel dicembre 1998 si è svolta la seconda Conferenza delle Parti per la lotta
alla desertificazione (COP 2), è scomparsa una intera etnia. In Mauritania in
23 anni i nomadi sono passati dal 73 al 7 per cento mentre gli abitanti della
capitale sono saliti dal 9 al 41 per cento.
Il
flusso migratorio attualmente è ancora sufficientemente contenuto entro i
confini dell’Africa, ma entro dieci anni si prevede che almeno 70 milioni di
profughi ambientali africani premeranno per entrare in Europa attraverso i
Paesi europei del Mediterraneo.
Secondo
il Segretariato della Convenzione delle Nazioni Unite per la lotta alla
siccità e/o la desertificazione, principalmente in Africa (UNCCD), “entro
dieci anni 67 milioni di disperati del Nord-Africa, e 145 del Sahel, 212 in
tutto, si metteranno a marciare per sopravvivere”.
In
questo continente 583 milioni di uomini e donne (un decimo della popolazione
mondiale) producono meno dell’1 per cento del prodotto interno lordo normale
mentre circa il 45 per cento della popolazione vive ancora con meno di un
dollaro a testa.
Ma
già si tratta di fortunati sopravvissuti, perché nove bambini su dieci
muoiono prima di aver compiuto il primo anno di vita.
La
desertificazione è una delle più gravi emergenze ambientali e minaccia circa
un miliardo di abitanti degli oltre cento paesi a rischio ed un quarto delle
terre del pianeta.
La
situazione è certamente drammatica in Africa – dove il 73% delle terre
aride coltivate sono coinvolte dal degrado e dalla desertificazione – ma
esistono vaste aree inaridite o minacciate anche in Asia, in America Latina,
nel Nord del Mediterraneo e quindi anche in Italia.
In
Europa oltre 20 milioni di ettari sono stati degradati a causa degli scarichi
industriali e delle piogge acide causate dall’inquinamento atmosferico e
oltre il 25% delle terre agricole ed il 35% di quelle a pascolo sono a
rischio.
Siccità
e desertificazione dipendono certamente dall’instabilità del clima, ma il
degrado dei suoli e la perdita di fertilità sono dovuti anche allo
sfruttamento intensivo dei terreni e delle risorse idriche, alla
deforestazione, a pratiche agro-pastorali improprie e cioè all’uso non
sostenibile delle risorse naturali da parte dell’uomo.
I
luoghi che ne soffrono coincidono quasi sempre con i paesi più poveri, con le
popolazioni assetate e affamate, con i tanti “sud” del mondo. Eppure,
spesso, all’aridità del terreno ha corrisposto nella storia la ricchezza
della fantasia, delle tecniche, della cultura, della capacità “produttiva”
dell’uomo, fattori questi che si rivelano oggi drammaticamente insufficienti
a fronte dei mutamenti climatici planetari e delle “cattive pratiche” di
un certo recente sviluppo che accentuano gli effetti devastanti sulla vita e
sull’ambiente.
Ogni
anno vanno perduti 24 miliardi di tonnellate di terra coltivabile laddove, per
la sempre più pressante domanda alimentare, si prevede un incremento di
bisogno di terra ad uso produttivo del 27% nel 2015 e del 42% nel 2050.
La
perdita annuale in termini di reddito totale a causa della desertificazione è
di 42 miliardi di dollari, dei quali 12 miliardi nei paesi industrializzati e
30 miliardi nei paesi poveri verso i quali sarebbe molto importante assumere
decisioni concrete per una “riconversione virtuosa” del debito in
investimenti agricoli e ambientali che consentano un utilizzo sostenibile
delle risorse naturali senza compromettere la “tenuta” ecologica di
vastissime aree del pianeta.
Secondo
David Sèckler, direttore generale dell’Istituto internazionale di gestione
dell’acqua delle Nazioni Unite, “entro i prossimi anni si potranno
scatenare conflitti armati per l’approvvigionamento di acqua tra Paesi
diversi e persino tra regioni diverse di uno stesso Paese” e l’Italia non
può non essere chiamata a svolgere un ruolo molto significativo nel
Mediterraneo rispetto ai Paesi africani.
I
problemi d’ordine politico e sociale e le grandi correnti migratorie che
interessano anche l’Italia sono sempre più connessi ai gravi squilibri
ambientali determinati soprattutto da scarsità di risorse, siccità e
desertificazione da un lato e massicce urbanizzazioni dall’altro.
Secondo
Ismail Serageldin, Presidente della Commissione mondiale sull’acqua per il
XXI secolo, la Banca Mondiale potrà mettere a disposizione 30 o 40 miliardi
di dollari per progetti contro la siccità rispetto a un fabbisogno stimato di
circa 700 miliardi di dollari. È evidente che lo scenario non è
rassicurante, e, proprio per questo, è necessario che, nell’ambito della
Convenzione per la lotta alla siccità delle Nazioni Unite, si individuino dei
meccanismi che inducano alla messa a punto di protocolli vincolanti.
A
tal fine in Senegal, nel corso dei lavori della COP 2, l’Italia ha chiesto l’adozione
di una sorta di “Mandato di Dakar” per individuare “protocolli”
specifici che impegnino i Paesi ricchi in azioni mirate verso i Paesi poveri e
in via di sviluppo, basate su una rinnovata cooperazione che abbia come
cardine l’idea di uno sviluppo economico, sociale, ambientale e culturale
sostenibile.
Al
Summit di Rio del 1992, dunque, furono firmate le Convenzioni sui cambiamenti
climatici e sulla biodiversità e si avviò il negoziato per la terza
Convenzione, sulla lotta alla desertificazione per l’appunto, concluso a
Parigi nel 1994.
Come
sappiamo, l’esistenza di una Convenzione non garantisce quasi nulla, non
garantisce cioè che i rapporti nazionali e gli impegni sottoscritti siano
rispettati nelle forme, nei termini, nella sostanza, né che i trasgressori
vengano sanzionati. E, tuttavia, esse inducono una dialettica, impongono una
sede di concertazione e di verifica, consentono di chiedere conto a governi e
governanti.
In
Italia il Comitato nazionale per la lotta alla siccità e alla
desertificazione, istituito dal Presidente del Consiglio nel settembre del
1997, ha fino ad ora sviluppato una intensa attività finalizzata soprattutto
al coinvolgimento attivo delle istituzioni e degli organismi di ricerca allo
scopo di intrecciare l’azione politica per combattere la siccità e il
degrado del suolo e gli aspetti sociali, economici, energetici, ambientali e
culturali dell’area del bacino del Mediterraneo.
Tali
questioni sono state discusse ed approfondite in numerose occasioni: nel corso
della Conferenza Nazionale su Ambiente ed Energia, nei Seminari internazionali
che il Comitato ha promosso a Porto Torres, a Matera e Marrakech, alla Seconda
Conferenza delle Parti a Dakar, in incontri e riunioni con esperti nazionali
ed internazionali.
Alcune
parziali ma significative risposte sono riscontrabili nell’avvio di una
nuova strategia della cooperazione, nella promozione di nuove norme sulla
difesa del suolo e, per quanto riguarda le regioni italiane interessate, nel
recente Decreto Legislativo n.152/99 sulle acque.
Infatti,
le politiche ambientali sono strettamente connesse alle politiche energetiche,
industriali, di ricerca scientifica e tecnologica e fanno parte di un sistema
complesso le cui varie componenti non possono non essere in un continuo “bilanciamento”
reciproco. I processi di degrado del suolo sono in diretto rapporto con la
crisi dell’agricoltura tradizionale, l’abbandono delle aree interne e dei
centri storici e sono strettamente connessi ad un modello di sviluppo basato
su massicce urbanizzazioni – soprattutto dei litorali – dispendio
energetico e inquinamento ambientale, in evidente contrasto con lo sviluppo di
stampo tradizionalmente contrassegnato da basso consumo di risorse.
All’urbanizzazione
di nuove aree corrisponde l’abbandono dei centri antichi e la scomparsa di
presidi territoriali capaci di una corretta gestione dell’ambiente naturale.
Si determina così un processo di desertificazione fisico e sociale: al
degrado del patrimonio storico, architettonico e naturale corrisponde anche il
depauperamento delle risorse umane. Occorre pertanto sviluppare la più ampia
collaborazione tra i governi, le istituzioni, gli organismi scientifici, le
comunità locali e le organizzazioni non governative per stabilire programmi
comuni mirati ad armonizzare le rispettive politiche soprattutto nei seguenti
settori:
– gestione
delle risorse naturali, del suolo e dell’acqua
– tutela delle coste
– valorizzazione di pratiche agricole e zootecniche compatibili
– turismo sostenibile
– educazione ambientale e al “consumo sostenibile”
– promozione di innovazioni tecnologiche e sostegno all’occupazione.
È necessario armonizzare strumenti, norme e “indicatori” per l’individuazione
delle aree a rischio nell’ambito delle linee di assetto del territorio, per
la salvaguardia delle coste e delle isole minori, per la tutela degli
ecosistemi fragili, la conoscenza e la gestione dei processi relativi ai
cambiamenti climatici.
Nel
Mediterraneo “effetto serra” e “effetto desertificazione” si
identificano. Due effetti in un certo senso speculari, innescati da molteplici
cause connesse alla produzione e al consumo di energia nonché allo
sfruttamento non sostenibile delle risorse naturali.
L’Italia
e i Paesi Europei del Mediterraneo non sono solo Paesi donatori di aiuti verso
i Paesi in via di sviluppo; essi stessi ricadono in un contesto di crisi
ambientale con problematiche legate alle variazioni climatiche, con prolungati
periodi di siccità, alla presenza di suoli con marcata tendenza all’erosione,
all’alta frequenza di incendi boschivi con distruzione delle risorse
forestali, alle condizioni di crisi dell’agricoltura tradizionale con il
conseguente abbandono di vaste aree che divengono marginali, allo sfruttamento
eccessivo delle risorse idriche e alla massiccia concentrazione delle
attività economiche lungo le fasce costiere, alle forti aggregazioni di aree
urbane, al turismo e all’agricoltura intensivi con conseguenze negative che
si ripercuotono in tutto l’“ecosistema Mediterraneo” che subisce al
contempo un tendenziale processo di “tropicalizzazione”. Basti pensare che
in 20 anni si è avuto un incremento della temperatura media annua di 2.8 e
che la percentuale di anidride carbonica nell’atmosfera è aumentata del 20%
negli ultimi 38 anni.
In
Italia, inoltre, circa il 27% del territorio è minacciato da processi di
inaridimento dei suoli. Fenomeni erosivi, dissesti idrogeologici,
impermeabilizzazione, salinizzazione, inquinamento da metalli pesanti sono
alcune delle cause di una sensibile diminuzione di produttività dei terreni.
La
Convenzione prevede che tutti i Paesi attuino propri piani nazionali
coordinati con gli altri Paesi della stessa area geografica e quindi anche l’Italia
è chiamata a definire un piano d’azione secondo linee comuni con gli altri
Paesi del sud dell’Europa (Annesso IV dell’UNCCD) in un quadro globale di
strategie per lo sviluppo sostenibile in tutto il bacino del Mediterraneo.
A
tal fine il Comitato italiano ha predisposto la “Prima comunicazione
nazionale per la lotta alla desertificazione”, già approvata dal CIPE, sta
completando una prima mappatura delle aree a rischio e si avvia a concludere
il Piano nazionale secondo le linee guida approvate dal Comitato il 22 luglio
1999.
Inoltre,
il 17 giugno 1999, giornata mondiale per la lotta alla desertificazione, a
Lisbona, è stato costituito un primo nucleo operativo per il piano regionale,
riunitosi ancora il 13 e 14 settembre 1999 a Roma. È stato redatto un
documento di Terms of reference per
l’avvio del piano che l’Italia, che ha la presidenza dell’Annesso IV
dell’UNCCD fino alla COP 4, presenterà nel corso di questa Conferenza
prevista per la fine del 2000.
Si
allegano i seguenti documenti:
1. Decreto
di istituzione del Comitato nazionale per la lotta alla desertificazione
2. Deliberazione
del CIPE n.154/98
3. Linee
guida del piano nazionale approvate dal Comitato nazionale il 22 luglio 1999
4. Principali
attività del Comitato Nazionale per la lotta alla siccità e/o alla
desertificazione
5. Termini
di riferimento del Programma d’azione regionale (Mediterraneo)
6. Intervento
del Sottosegretario
Valerio Calzolaio alla
COP 2
di Dakar
7. Dichiarazione
dei Paesi
dell’Annesso IV
alla COP
2 di Dakar
Decreto
di istituzione
del Comitato nazionale
per la lotta alla
desertificazione
Il Presidente del Consiglio dei Ministri
Vista
la Convenzione delle Nazioni Unite sulla lotta alla desertificazione nei paesi
gravemente colpiti dalla siccità e/o dalla desertificazione, in particolare
in Africa, con allegati di seguito denominata UNCCD, fatta a Parigi il 14
ottobre 1994 ed entrata in vigore il 29 dicembre 1996;
Vista
la legge 4 giugno 1997 n. 170 di ratifica ed esecuzione dell’UNCCD da parte
dell’Italia;
Visto
in particolare l’allegato IV alla Convenzione che ha per oggetto l’attuazione
dell’UNCCD nei paesi del Mediterraneo settentrionale con programmi d’azione
nazionali nell’ambito della pianificazione strategica per lo sviluppo
sostenibile da elaborare in correlazione con quelli delle altre subregioni o
regioni, anche con quelli della subregione dell’Africa settentrionale;
Vista
la risoluzione 51/180 del 16 dicembre 1996 con la quale l’Assemblea Generale
delle Nazioni Unite ha affidato all’Italia l’organizzazione della prima
sessione della Conferenza delle Parti (COP) dell’UNCCD e che detta sessione
si terrà a Roma dal 29 settembre al 10 ottobre 1997 presso la sede dell’Organizzazione
delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’Agricoltura (FAO);
Considerato
pertanto il particolare ruolo dell’Italia nell’ambito della prima sessione
della COP e per l’attuazione dell’UNCCD nel bacino del Mediterraneo;
Ritenuto
pertanto, per l’efficace attuazione della Convenzione, necessario e
opportuno istituire un Comitato nazionale con il compito di seguire l’attuazione
dell’UNCCD, lo sviluppo e le indicazioni della prima sessione della COP e l’evoluzione
dei processi di siccità e/o desertificazione in Italia e nel bacino del
Mediterraneo;
Sulla
proposta del Ministro dell’ambiente
Decreta
Art.
1
È istituito
presso il Ministro dell’ambiente il Comitato nazionale per la lotta alla
siccità e/o alla desertificazione con il compito di seguire la
predisposizione del Piano d’azione nazionale nel contesto del bacino del
Mediterraneo, l’attuazione dell’UNCCD e di redigere un primo rapporto
entro il 31 dicembre 1998.
Art. 2
Il Comitato
nazionale per la lotta alla siccità e/o alla desertificazione, presieduto dal
Sottosegretario all’ambiente, è composto da:
– due deputati e due senatori designati
dalle Presidenze delle rispettive Assemblee Parlamentari;
– un rappresentante designato da ciascuna
delle seguenti Amministrazioni pubbliche, organismi ed associazioni:
– Ministero dell’ambiente;
– Ministero degli affari esteri;
– Ministero per le politiche agricole;
– Ministero dei lavori pubblici;
– Ministero del commercio con l’estero;
– Ministero dell’Università e della
ricerca scientifica e tecnologica;
– ANPA;
– ENEA;
– CNR;
– Accademia italiana di scienze forestali;
– ECOMED;
– UCEA;
– due rappresentanti della Presidenza del
Consiglio dei Ministri di cui uno del Dipartimento dei Servizi tecnici
nazionali;
– tre rappresentanti designati dalla
Conferenza permanente per i rapporti Stato-Regioni e Province autonome;
– due rappresentanti designati
rispettivamente dalle associazioni ambientaliste riconosciute ex art. 13 della
L.349/86 e dall’assemblea delle organizzazioni non governative (ONG);
Il predetto Comitato può avvalersi della
collaborazione di istituti universitari e di esperti della materia.
Art. 3
L’attività
dei componenti del Comitato nazionale per la lotta alla siccità e/o
desertificazione è svolta a titolo gratuito.
Il Ministro dell’ambiente
Edo
Ronchi
Il Presidente del Consiglio dei Ministri
Romano Prodi
Roma, 26 settembre 1997
Prima
Comunicazione Nazionale
in Attuazione della Convenzione
delle Nazioni Unite per combattere
la siccità e la
desertificazione
(Deliberazione n.
154/98)
Il Comitato Interministeriale per la Programmazione
economica
Viste le risoluzioni dell’assemblea delle Nazioni Unite
riguardanti la lotta alla desertificazione, alla siccità, alla povertà e per
la realizzazione di uno sviluppo sostenibile e, in particolare, le Risoluzioni
32/172 del 19 dicembre 1977, riguardante un piano d’azione per combattere il
fenomeno della desertificazione, e la Risoluzione 47/188 del 1992 concernente
l’istituzione dell’“Intergovernmental
negotiating commettee for the eleboration of an international convention to
combat desertification in those countries experiencing serious drought and/or
desertification, particulary in Africa”;
Vista l’Agenda 21, approvata a Rio de Janeiro nel 1992,
ed in particolare il capitolo 12 riguardante la lotta alla desertificazione;
Vista la convenzione delle Nazioni Unite contro la siccità
e/o la desertificazione nei Paesi gravemente colpiti dalla siccità e/o
desertificazione, in particolare in Africa, con allegati, di seguito
denominata UNCCD, fatta a Parigi il 17 giugno 1994 ed entrata in vigore il 29
dicembre 1996;
Vista la Legge 4 giugno 1997, n. 170, di ratifica ed
esecuzione dell’UNCCD nei Paesi del Mediterraneo settentrionale con
programmi d’azione nazionali nell’ambito della pianificazione strategica
per lo sviluppo sostenibile da elaborare in correlazione con quelli delle
altre subregioni o regioni, anche con quelli della subregione dell’Africa
settentrionale;
Visto il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri
del 26 settembre 1997, che istituisce il Comitato Nazionale per la Lotta alla
siccità e/o alla Desertificazione con il compito di seguire la
predisposizione del piano d’azione nazionale nel contesto del bacino del
Mediterraneo, l’attuazione dell’UNCCD e la redazione di un primo rapporto
entro il 31 dicembre 1998;
Vista la propria Delibera in data 5 agosto 1998,
concernente il regolamento interno del CIPE ed in particolare l’art. 2,
comma 1, che istituisce, tra l’altro, a supporto dell’attività del
comitato, la commissione per lo sviluppo sostenibile;
Considerato che il rapporto denominato “Prima
comunicazione nazionale alla convenzione delle Nazioni Unite per la lotta alla
siccità e/o desertificazione” è stato predisposto dal comitato nazionale
anche in vista della seconda conferenza delle parti dell’UNCCD svoltasi a
Dakar dal 30 novembre al 10 dicembre 1998;
Tenuto conto che nella prima comunicazione nazionale per la
lotta alla desertificazione vengono individuate le linee guida per la
predisposizione del piano nazionale;
Delibera
1. il
Governo presenterà alle sedi internazionali competenti la “Prima
comunicazione nazionale alla convenzione delle Nazioni Unite per la lotta alla
desertificazione nei paesi gravemente colpiti dalla siccità e/o la
desertificazione, con particolare urgenza in Africa”;
2. la
Commissione per lo sviluppo sostenibile acquisirà, per il successivo esame da
parte di questo comitato, il Piano di Azione Nazionale per la lotta alla
siccità e/o alla desertificazione che sarà predisposto entro sei mesi dalla
data della presente delibera dal Comitato Nazionale per la Lotta alla
Desertificazione, istituito con Decreto del Presidente del Consiglio dei
Ministri del 26 novembre 1997.
Il Presidente del Consiglio dei Ministri
On. Massimo D’Alema
Roma, 22 dicembre 1998
LINEE GUIDA
DEL PIANO DI AZIONE NAZIONALE
PER LA LOTTA ALLA DESERTIFICAZIONE
Documento approvato
dal Comitato nazionale per la lotta alla desertificazione
il 22 luglio 1999
(DPCM 26.9.1997 GU n. 43 del 21.2.1998)
1. Premessa
Le
linee guida per l’adozione di un piano nazionale di lotta alla
desertificazione, predisposte sulla base degli indirizzi della delibera del
CIPE n. 154 del 22 dicembre 1998, definiscono le azioni necessarie a
combattere la desertificazione ed il degrado del territorio in Italia nel
rispetto degli impegni sottoscritti nell’ambito della Convezione delle
Nazioni Unite sulla lotta alla siccità e/o desertificazione (UNCCD).
La Convenzione sulla lotta alla siccità e/o desertificazione è stata
firmata a Parigi nel 1994 e ratificata dall’Italia con legge n. 170 del 4
giugno 1997. La Convenzione prevede che i paesi colpiti dalla desertificazione
predispongano ed attuino Piani di Azione Nazionali e Piani di Azione Regionali
finalizzati allo sviluppo sostenibile con l’obiettivo di ridurre le perdite
di produttività dei suoli causate da cambiamenti climatici e attività
antropiche. Per l’attuazione della Convezione il Governo Italiano, con
decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 26 settembre 1997,
pubblicato sulla G.U. n. 43 del 21/2/98, ha istituito il Comitato Nazionale
per la lotta alla desertificazione (All.1)
presieduto e coordinato dal Ministero dell’Ambiente, in particolare con l’obiettivo
di seguire la predisposizione del Piano Nazionale (PAN) nel contesto del
bacino del Mediterraneo.
In
Italia le cause della desertificazione sono principalmente attribuibili ad
attività antropiche e solo in minima parte a fenomeni di origine naturale. Il
territorio nazionale è vulnerabile a prolungati periodi di siccità, alla
forte variabilità degli eventi piovosi e alle piogge di elevata
intensità. Suoli poveri ed erodibili oppure compattati, dissesti
idrogeologici, processi di impermeabilizzazione, salinizzazione e
contaminazione espongono il territorio a fenomeni di degrado e di
desertificazione percepibili e che in alcune realtà locali creano gravi
problemi ambientali con preoccupanti riflessi sociali ed economici.
Al
fine di effettuare una valutazione omogenea delle problematiche affrontate dal
PAN, il Comitato nazionale per la lotta alla desertificazione ha programmato,
in sintonia con il D. lgs. 152/99, la redazione di una serie di carte a scala
nazionale delle aree vulnerabili alla desertificazione (All.
2).
L’Italia
e i paesi del nord del Mediterraneo costituiscono all’interno della UNCCD un
gruppo regionale (Annesso IV) che si prefigge di individuare ed attuare
politiche comuni di lotta alla desertificazione nel contesto delle politiche
della UE. Nel corso della Seconda Conferenza delle Parti (COP 2) è stata
assegnata all’Italia la Presidenza dell’Annesso IV con il compito di
coordinare la predisposizione del Piano Regionale in vista della COP 4 del
2000.
2. Principi
generali
Le
azioni nazionali di lotta alla desertificazione sono state determinate sulla
base di alcuni criteri principali:
a) protezione integrata delle risorse terra, acqua, vegetazione,
paesaggio, lavoro umano nelle zone colpite dal degrado;
b) applicazione e valorizzazione di norme nazionali esistenti e
strumenti normativi di intervento della UE esistenti, favorendo l’attuazione
da parte delle Regioni di leggi e programmi mirati;
c) collegamento e sinergie con le altre convenzioni globali sul
clima, la biodiversità e la protezione delle acque internazionali;
d) adozione di misure durevoli per lo sviluppo sostenibile delle
aree interessate;
e) promozione della partecipazione dei cittadini e del mondo
produttivo alle scelte e alla realizzazione degli interventi.
Un vasto corpo di norme nazionali e comunitarie costituisce il
riferimento necessario per individuare le competenze e regolare le materie
attinenti le risorse idriche, il suolo, l’attività agricola e forestale, i
rischi idrogeologici, il riciclo dei rifiuti ed altri aspetti rilevanti ai
fini della lotta alla desertificazione.
In
questo quadro normativo – i cui principali elementi di riferimento ai fini
della definizione del PAN sono riportati nell’Allegato
3 – assume particolare rilievo il Decreto legislativo n. 152/99
(pubblicato sul S.O. alla G.U. del 29/5/99).
In
esso, al tit. 3, art. 20, commi 2 e 3 sono definite le aree vulnerabili
che saranno oggetto di interventi mirati da parte delle regioni e delle
autorità di bacino.
* * *
Uno
degli obiettivi del PAN è la predisposizione di un quadro ragionato delle
norme in materia. Lo sviluppo e l’attuazione del PAN richiederà procedure
adeguate e il necessario coordinamento tra tutte le amministrazioni
competenti. I programmi di competenza delle singole amministrazioni, per la
natura stessa delle tematiche coinvolte, assumeranno la caratteristica di
programmi intersettoriali adottati con provvedimenti definiti con intese.
Gli
accordi dovranno incentivare lo sviluppo di azioni volontarie diffuse e
consistenti che consentiranno di trasformare gli obiettivi e le norme per la
lotta alla desertificazione in comportamenti diffusi.
Verrà
realizzato un inventario delle risorse disponibili presso le varie
amministrazioni ed istituito un “Fondo Nazionale” per la lotta alla
desertificazione per la realizzazione delle azioni e dei programmi previsti
dal PAN.
3. Azioni
nazionali di lotta alla desertificazione
In
ambito nazionale sono stati individuati quattro campi di azione:
1) Protezione del suolo
2) Gestione sostenibile
delle risorse idriche
3) Riduzione di impatto
delle attività produttive
4) Riequilibrio del
territorio
3.1 Protezione del suolo
“Il
suolo è lo strato superficiale della crosta terrestre composto di particelle
minerali, materia organica, acqua, aria e organismi vegetali e animali”1.
La
pianificazione di bacino idrografico, così come regolamentata nel nostro
Paese, prende in considerazione la difesa del suolo e dell’acqua in senso
globale e, quindi, anche i fenomeni erosivi. Nelle regioni più vulnerabili
dal punto di vista della desertificazione le leggi di riferimento e i relativi
strumenti trovano scarsa applicazione.
Nel contesto del PAN la protezione del suolo interessa, in particolare:
•
le
aree agricole a produzione intensiva e marginali;
•
le
aree a rischio di erosione accelerata;
•
le
zone degradate da contaminazione, inquinamento, incendi;
•
le
aree incolte e abbandonate.
Le misure da adottare devono riguardare, tra l’altro:
• gestione
sostenibile ed ampliamento del patrimonio forestale;
• aggiornamento
dell’inventario forestale nazionale e, sulla base di questo, proposizione di
una nuova legge-quadro forestale e di un nuovo piano forestale nazionale che
faccia seguito al piano del 1988 e consenta di allineare la politica forestale
italiana agli impegni assunti in sede europea ed internazionale;
• sviluppo
della produzione vivaistica per la diffusione delle specie mediterranee;
• gestione
del territorio attraverso una pianificazione che tenga conto in primo luogo
della vocazionalità dei suoli non solo per le attività agricole, ma anche e
soprattutto per le attività extragricole in genere irreversibili;
• prevenzione
e lotta agli incendi e campagne d’informazione per evidenziare il
collegamento tra desertificazione e incendi;
• adozione
anche in ambito locale di procedure di accertamento di compatibilità
ambientale per interventi di carattere strutturale e di modifica del
territorio;
• valutazione
dell’attitudine dei suoli per ogni variazione di uso nell’ambito dei
diversi livelli di pianificazione previsti dalla legge;
• istituzione
di un Servizio Pedologico Nazionale con funzioni di raccolta dei dati sui
suoli in forma omogenea su tutto il territorio e valorizzazione dei Servizi
pedologici regionali, loro armonizzazione e finalizzazione nel quadro del
Servizio Pedologico Nazionale;
• predisposizione
da parte delle regioni e delle autorità di bacino di piani stralcio
settoriali su conservazione del suolo, forestazione e realizzazione di opere
antincendio sul territorio;
• rinaturalizzazione
dei corsi d’acqua, misure di bonifica e sistemazione idraulico-forestale dei
bacini montani;
• valutazione
dei fenomeni di alterazione biologica del mare (specie alloctone,
biodiversità, mucillagini) riconducibili all’effetto dell’innalzamento
termico e della pressione antropica;
• promozione,
all’interno dell’Ufficio Europeo del Suolo, della costituzione di una base
informativa sui suoli europei indirizzata alle problematiche della lotta alla
desertificazione, e dell’istituzione di un focal point sui suoli
mediterranei orientato alle azioni nei paesi in via di sviluppo;
3.2 Gestione sostenibile
delle risorse idriche
Le
aree soggette alla desertificazione sono quelle che associano caratteristiche
sfavorevoli di suolo a condizioni di bilancio idrico negativo per lunghi
periodi dell’anno, con scarse ed irregolari precipitazioni e forte
insolazione ed evapotraspirazione. L’evoluzione del clima e le attività
antropiche stanno progressivamente riducendo la disponibilità e la qualità
della risorsa idrica in molte aree.
Anche
in quelle aree dove non vi è complessivamente scarsità della risorsa si
registra un sensibile divario tra domanda e offerta d’acqua, soprattutto per
gli usi civili.
In
queste condizioni la corretta gestione della risorsa riveste un’importanza
primaria. La disponibilità della risorsa idrica costituisce già oggi un
vincolo allo sviluppo di attività produttive agricole, industriali,
turistiche e per gli usi potabili nelle regioni meridionali ed insulari.
Le
utilizzazioni delle risorse d’acqua in Italia, con particolare ma non
esclusivo riferimento al Mezzogiorno, hanno comportato negli ultimi decenni un
forte incremento del numero di captazioni e derivazioni non sempre inquadrate
in un sistema ambientalmente sostenibile.
A
scala locale e di bacino la disponibilità della risorsa è valutabile in
maniera differenziata, a volte solo stimabile in relazione all’esistenza di
dati diretti di misure delle portate e della strumentazione tecnica a
disposizione degli organismi competenti.
I
prelievi e le concessioni di derivazione d’acqua – grandi e piccole –
devono essere adeguatamente verificate con l’obiettivo di procedere ad una
razionalizzazione dell’uso delle risorse, ambientalmente sostenibile.
Nel
Mezzogiorno, dove la disponibilità idrica è notevolmente variabile nel corso
dell’anno ed è carente soprattutto nei periodi di maggior consumo, il
sistema dei prelievi deve essere adeguatamente regolamentato e gestito, anche
per prevenire fenomeni di abusivismo.
Il
quadro normativo di riferimento si è recentemente arricchito con il D. lgs n.
152 dell’11 maggio 1999 recante “Disposizioni sulla tutela delle acque
dall’inquinamento e recepimento della direttiva 91/271/Cee concernente il
trattamento delle acque reflue urbane e della direttiva 91/676/Cee relativa
alla protezione delle acque dall’inquinamento provocato dai nitrati
provenienti da fonti agricole”. Il Decreto contiene misure specifiche di
protezione, acquisisce il principio di interrelazione tra tutela qualitativa e
quantitativa della risorsa idrica e disegna inoltre un sistema di verifiche
più moderno e razionale.
Le
disposizioni sul bilancio idrico rilanciano l’esigenza di una vera e propria
pianificazione degli usi della risorsa, mettono le autorità di bacino in
primo piano rispetto al flusso di informazioni e rispetto alle verifiche
tecniche sulle concessioni alla derivazione che dovranno essere compatibili
con la pianificazione di bacino e con gli obiettivi di qualità per i corpi
idrici.
Viene
sancito un importante principio: le concessioni devono rispettare le esigenze
ambientali rappresentate dal minimo deflusso vitale (in sintesi la portata
fluente minima tale da assicurare il minimo vitale per gli ecosistemi fluviali
ma anche da consentire un’adeguata diluizione degli scarichi) e possono
essere riviste e modificate, senza che ciò dia luogo ad indennizzi, se ciò
sarà necessario al raggiungimento degli obiettivi di tutela e di rispetto del
bilancio idrico.
È
pure importante sottolineare che nel Decreto viene operata la riformulazione
delle procedure e dei criteri per il rilascio delle concessioni, criteri e
procedure, che erano rimasti sostanzialmente immutati dal 1933 (anno del Testo
Unico sulle acque), quando l’obiettivo del legislatore era evidentemente
quello di incentivare e favorire l’uso dell’acqua per attività irrigue e
per la produzione di energia elettrica e di garantirne in qualche modo la
massima produttività.
Le misure da adottare debbono riguardare tra l’altro:
• adozione
dei piani di tutela delle acque e definizione del bilancio idrico a livello di
bacino idrologico o per aree significative, di minore estensione; definizione
e controllo della domanda idrica (fabbisogni);
• aggiornamento
e revisione degli strumenti di controllo e verifica delle autorizzazioni degli
scarichi e delle derivazioni al fine di perseguire una migliore protezione dei
corpi idrici superficiali e sotterranei;
• miglioramento
dell’efficienza della rete di distribuzione idrica per ridurre al massimo
gli sprechi e le perdite;
• razionalizzazione
delle attività irrigue tramite l’adozione di tecniche di distribuzione
efficienti e la corretta programmazione degli interventi irrigui,
privilegiando le produzioni tipiche mediterranee;
• controllo
e razionalizzazione degli emungimenti idrici;
• incentivazione
della ricerca sugli usi multipli dell’acqua;
• sviluppo
del riutilizzo delle acque reflue in agricoltura;
• sviluppo
di piani di prevenzione, mitigazione e adattamento degli effetti di eventi di
siccità.
3.3 Riduzione di impatto
delle attività produttive
Le
attività produttive, se condotte in modo incompatibile con la conservazione
delle risorse, possono accelerare i processi di degrado del territorio e di
desertificazione.
Occorre
valutare come garantire la mitigazione degli impatti dei processi produttivi
al fine di ridurre il consumo di risorse non rinnovabili e, più in generale,
i costi ambientali.
Il
settore dell’agricoltura è di gran lunga il più forte utilizzatore e
consumatore delle risorse idriche, con punte stagionali sino al 90% del
totale. Le esigenze di risparmio e di tutela della risorsa non possono essere
affrontate solo in termini di codici di buona pratica agricola, quando
sarebbero, tra l’altro, necessarie politiche tariffarie e di incentivi che
tengano conto con trasparenza dei costi ambientali (inquinamento,
desertificazione) e di quelli dovuti all’impoverimento della risorsa. È
evidente che una tale determinazione delle tariffe, per garantire una
sostenibilità a lungo termine, potrebbe produrre delle modificazioni
permanenti delle caratteristiche quantitative e qualitative delle attività
agricole esistenti. Tuttavia si tratterebbe di un’internalizzazione di costi
– che attualmente sopporta la collettività nel suo complesso, sia dal punto
di vista finanziario, sia da quello del degrado ambientale – da gestire
però con equità e soprattutto con attenzione nei confronti delle aree più
svantaggiate. Tra l’altro anche in sede di Commissione Europea si osserva
che nelle regioni comunitarie nelle quali le acque subiscono maggiori
pressioni, i settori domestico e industriale finanziano quello agricolo, in
relazione alla maggiore sostenibilità economica di tali usi, sopportando
costi di emissioni di inquinanti di cui non si tiene conto.
Il
citato Decreto legislativo n. 152 contiene il germe di una moderna
politica
del
risparmio idrico in agricoltura. Un breve comma (art. 25, 5) prevede che le
regioni debbano approvare specifiche norme sul risparmio idrico in
agricoltura, “basato sulla pianificazione degli usi, sulla corretta
individuazione dei fabbisogni nel settore e sui controlli degli effettivi
emungimenti”.
Le misure da adottare devono riguardare tra l’altro:
• adozione
di sistemi di produzione agricola compatibili con l’ambiente;
• attuazione
di strategie per realizzare un’agricoltura realmente sostenibile, capace di
prevenire la degradazione fisica, chimica e biologica del suolo, quali l’adozione
di un codice di buona pratica in tutte le aree d’intervento agricolo,
zootecnico e agro-forestale;
• incremento
dell’impiego della frazione organica dei RSU derivata dalla raccolta
differenziata e degli scarti organici di origine agricola per la produzione di
compost di qualità;
• controllo
della pressione delle attività turistiche sulle aree vulnerabili mediante
incentivi alla destagionalizzazione e alla diversificazione dell’offerta e
alla riduzione del consumo idrico;
• monitoraggio
sulle politiche e sulle fonti di finanziamento dell’Unione Europea;
• pianificazione
delle colture e razionalizzazione delle attività irrigue;
3.4 Riequilibrio del
territorio
È
essenziale recuperare il valore produttivo, paesaggistico e naturalistico di
zone attualmente compromesse da un’eccessiva concentrazione di attività
antropiche o dall’abbandono delle aree marginali o dei centri storici.
Questi
fenomeni di degrado possono essere contrastati con adeguate politiche sociali
ed economiche. Le popolazioni infatti costituiscono la più grande risorsa
culturale da schierare contro il degrado del territorio, perché il sapere
tradizionale, affinatosi proprio nelle condizionali ambientali peculiari delle
diverse aree, unito a nuove forme di consapevolezza, può costituire un
patrimonio di conoscenze prezioso ed insostituibile su come utilizzare, senza
esaurirle, le potenzialità della natura.
Sul
sapere locale e il coinvolgimento delle popolazioni deve basarsi una strategia
integrata di lotta alla desertificazione che abbia come obiettivo finale
quello di bilanciare il ruolo dell’industria e delle concentrazioni urbane
con quello dell’agricoltura e degli insediamenti tradizionali.
Questo
comporta considerare maggiormente l’importanza delle attività rurali non in
relazione ad una semplice percentuale del PIL, ma come un insieme di attività
indispensabili per la manutenzione del territorio. Comporta inoltre
intraprendere nuovi modi di gestione delle aree urbane, intese come degli
ecosistemi complessi.
Le misure da adottare debbono riguardare tra l’altro:
• recupero
delle tecnologie tradizionali e dei centri storici con funzione dimostrativa e
propositiva dell’uso equilibrato, creativo e parsimonioso delle risorse;
• incentivazione
all’adozione di piani urbanistici che prevedano l’impiego di tecnologie
orientate al risparmio e all’uso appropriato delle risorse;
• rinaturalizzazione
e trasformazione ambientale di aree soggette a fenomeni di degrado in ambito
urbano e industriale;
• incentivazione
di attività produttive e turistiche sostenibili in aree marginali collinari e
montane;
• ricostruzione
del paesaggio e attuazione di politiche di sistema (Appennino, coste, isole);
• bonifica
e rinaturalizzazione di siti contaminati, di discariche e di aree minerarie
abbandonate;
• recupero
dei suoli degradati per processi di erosione, salinizzazione, etc.
4. Strategia
della cooperazione italiana di lotta alla desertificazione nei PVS
Con la ratifica
della UNCCD,
le parti,
e quindi
l’Italia (e
l’Unione Europea), hanno assunto impegni precisi in merito alle
obbligazioni ivi contenute, il cui rispetto comporta – tra l’altro –
una revisione delle azioni della Cooperazione allo Sviluppo.
L’impegno
effettivo della cooperazione italiana nelle attività di lotta alla
desertificazione, soprattutto in Africa, è consistente e data ormai da lungo
tempo. Alla luce delle esperienze maturate, e dei principi guida della UNCCD
la cooperazione Italiana ha individuato le seguenti strategie operative:
1. Concertazione
con i paesi colpiti e coordinamento nell’ambito della comunità dei paesi
donatori fornendo un appoggio tecnico e finanziario per l’elaborazione e l’attuazione
dei PAN. Al fine di evitare dispersione delle risorse disponibili, l’azione
italiana sarà rivolta verso un numero limitato di paesi selezionati sulla
base delle esperienze e delle conoscenze acquisite.
2. Conduzione delle azioni di
cooperazione in coordinamento con gli organi della Convenzione facendo ricorso
e valorizzando le risorse nell’ambito scientifico nazionale. L’Istituto
Agronomico d’Oltremare (IAO) dovrà operare come centro di coordinamento e
di promozione affinché gli istituti di ricerca amplino la loro rete di
contatti internazionali e siano meglio inseriti nei nuovi circuiti di
finanziamento che verranno instaurati.
3. Rafforzare il sostegno:
• alle
istituzioni Regionali, CILS, IGAD ed OSS i cui stati membri ricadono in aree
particolarmente colpite;
• agli
organismi internazionali, FAO, IFAD, OMM, di cui l’Italia rappresenta uno
dei maggiori donatori, anche migliorando la presenza italiana al loro interno;
• alle
ONG, le cui azioni concertate all’interno del PAN devono avere carattere
pilota, funzione di consolidamento e di partecipazione e consenso nelle
comunità locali.
4. Orientare le azioni di lotta
alla desertificazione, in accordo con i principi della UNCCD, verso azioni di
sviluppo socio-economico sostenibile. Le azioni di recupero ambientale
dovrebbero essere ancillari rispetto ad azioni di carattere preventivo quali
ed esempio i problemi di occupazione, di diversificazione della produzione, di
produzione orientata alla commercializzazione. Le azioni affronteranno i
problemi con approcci integrati finalizzati a raggiungere un equilibrio fra lo
sviluppo e la conservazione delle risorse naturali.
La copertura finanziaria delle iniziative di aiuto pubblico allo
sviluppo, prevedibilmente non muterà sensibilmente nel corso dei prossimi
anni. Si dovrà quindi cercare di ottimizzare l’uso delle risorse già
allocate sperimentando la possibilità di utilizzare nuove fonti e sistemi di
supporto finanziario. Si prevede di mantenere inalterate le contribuzioni
volontarie agli organismi particolarmente attivi nella lotta alla
desertificazione, finalizzando i contributi verso obiettivi di sviluppo
sostenibile nelle zone aride. Nuovi fondi potranno essere destinati ad
attività di assistenza agli organismi regionali.
L’Italia
prevede inoltre di destinare a progetti di lotta alla desertificazione:
•
una
quota parte della restituzione del debito dei PVS derivante dai crediti di
aiuto forniti per la realizzazione di opere industriali o infrastrutturali nei
paesi meno bisognosi ma egualmente colpiti dalla desertificazione;
•
una
quota parte dei fondi di contropartita generati dalla vendita sui mercati
locali degli aiuti alimentari forniti e dagli aiuti a programma. Tali
interventi a dono sono generalmente rivolti verso i paesi più poveri
(generalmente nei paesi africani) e spesso possono raggiungere cifre
consistenti.
I paesi del bacino del Mediterraneo, per l’elevata priorità di questa
area geografica per la politica estera, potranno usufruire di entrambe le
modalità di finanziamento al fine di realizzare importanti progetti di
investimento a lungo termine per il recupero produttivo di ampie aree
degradate. Progetti ad alta intensità di lavoro potrebbero contribuire ad
attenuare i flussi migratori.
5. Piani
di azione nazionale e regionale
I
paesi della sponda nord del bacino del Mediterraneo condividono un contesto di
crisi ambientale generato da comuni caratteristiche climatiche e da una lunga
storia di uso non sostenibile delle risorse ambientali. Anche gli effetti di
variazioni climatiche stanno contribuendo a rendere vulnerabile il territorio
ai processi di desertificazione. I paesi del nord Mediterraneo hanno pertanto
costituito un annesso regionale, l’Annesso IV, all’interno della UNCCD,
impegnandosi a coordinare le loro iniziative all’interno di un piano di
azione regionale. La UNCCD prevede che la quarta conferenza della parti (COP)
che si terrà alla fine del 2000, sia dedicata all’esposizione dei piani
nazionali e regionali dei paesi non africani. L’Italia in qualità di
coordinatore delle attività dell’Annesso IV per il biennio 1999-2000 è
impegnata nel coordinamento delle attività preparatorie e nella realizzazione
del piano regionale del nord Mediterraneo.
6. Metodologia
di realizzazione delle misure
Un
apposito organismo tecnico multidisciplinare istituito dal Comitato Nazionale
per la lotta alla desertificazione formato con il contributo di ENEA, DSTN,
ANPA, UCEA e CNR e dei Centri Tematici Nazionali dovrà assicurare per un
periodo di due anni il coordinamento e l’omogeneità degli standard tecnici,
sia in fase propositiva rispetto alle iniziative delle singole
Amministrazioni, sia in fase di verifica di conformità che nelle attività di
monitoraggio dei risultati. Esso inoltre curerà i programmi di formazione dei
funzionari degli enti locali sui temi specifici della desertificazione.
Le
Regioni nella predisposizione dei programmi regionali di sviluppo dovranno
tenere conto delle misure e degli orientamenti indicati nelle linee-guida del
Piano di Azione Nazionale di lotta alla desertificazione.
Sulla
base della carta della vulnerabilità riportata nell’Allegato
2 sono individuate le aree che saranno oggetto di interventi mirati e
straordinari da parte delle regioni interessate.
I
programmi regionali, che conterranno misure di carattere agronomico,
forestale, civile e sociale, saranno definiti, sentiti i pareri dell’organismo
tecnico multidisciplinare, con la collaborazione delle Università e degli
Istituti di ricerca presenti sul territorio. Gli interventi saranno di tipo
intersettoriale e dovranno coinvolgere il maggior numero possibile di attori
sociali pubblici e privati. Inoltre, così come prescritto dalla UNCCD,
dovranno essere incluse:
•
azioni di informazione, educazione e divulgazione
• valutazioni relative
agli aspetti sociali ed economici
• osservazioni e
monitoraggio.
Il monitoraggio dovrà essere effettuato sia in fase preliminare, sotto
forma di valutazione ex-ante, sia in
fase conclusiva per valutare i risultati raggiunti, e oltre agli aspetti
tecnico-scientifici dovranno essere presi in considerazione anche gli aspetti
sociali (in termini di nuova occupazione, miglioramento di qualità della
vita, etc.) ed economici (analisi costi/benefici, possibilità di economie di
scala, etc.).
I
risultati ottenuti permetteranno di individuare le migliori pratiche di lotta
alla desertificazione e potranno essere estese ad aree affette da fenomeni di
desertificazione analoghi.
La
diffusione e la disseminazione dei risultati saranno illustrate in pubbliche
sessioni informative.
Azioni
di coordinamento amministrativo incentivate dal Governo dovranno garantire
procedure efficienti, tali da assicurare in particolare tempi brevi e certi
per l’autorizzazione dei progetti finalizzati alla prevenzione e mitigazione
dei fenomeni di desertificazione.
7. Programma
nazionale di ricerca
In
Italia lo studio delle cause, degli effetti e dei rimedi alla desertificazione
richiede la formulazione di un programma nazionale di ricerca che persegua i
seguenti obiettivi, collegandoli innanzitutto al programma di ricerca sui
cambiamenti climatici:
•
promuovere
il potenziamento delle attività scientifiche nazionali attinenti alle
tematiche della lotta alla desertificazione e al degrado del territorio
finalizzate alla:
–
conoscenza dei processi di desertificazione
– valutazioni
di impatto e di vulnerabilità
– valutazioni
di opzioni di mitigazione ed adattamento;
•
promuovere
la diffusione delle conoscenze e delle nuove acquisizioni scaturite dalle
attività di ricerca scientifica;
•
favorire
un attivo inserimento del contributo scientifico italiano nei programmi
europei ed internazionali di lotta alla desertificazione, con particolare
riguardo allo sviluppo di partnership con i paesi del bacino del Mediterraneo;
•
fornire
il necessario supporto tecnico e scientifico alla Pubblica Amministrazione;
•
estendere
la base informativa sui suoli agli altri paesi che si affacciano sul bacino
mediterraneo, con la realizzazione di database integrati.
La predisposizione del programma nazionale di ricerca verrà realizzata
da un comitato di esperti sulla base di una ricognizione delle attività e
delle competenze e di consultazioni del mondo scientifico nazionale.
Allegato
1
Il Comitato nazionale
per la
lotta alla
desertificazione
Il
Comitato Nazionale per La Lotta Contro la Desertificazione, stabilito con
decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 26 Settembre 1997 e
pubblicato sulla G.U. n. 43 del 21/2/98, ha iniziato le sue attività dopo la
prima Conferenza della UNCCD tenutasi a Roma.
Il
Comitato, presieduto dal sottosegretario al Ministero dell’Ambiente, è un
organismo collegiale di carattere istituzionale che si prefigge di coordinare
l’attuazione della convenzione. Fanno parte del Comitato rappresentanti di
Ministeri (Esteri, Lavori Pubblici, Commercio con l’Estero, Politiche
Agricole, Ricerca Scientifica, Ambiente), della Presidenza del Consigli dei
Ministri, della Conferenza Stato Regioni, Istituzioni scientifiche Nazionali
(ENEA, ANPA, CNR, il Dipartimento dei Servizi Tecnici della Presidenza del
Consiglio, l’Accademia Italiana di Scienze Forestali) ed organizzazioni
ambientaliste e non governative (ECOMED, Legambiente, COCIS).
Il Comitato ha
fra i sui obiettivi:
•
individuare strategie e priorità, nell’ambito dei piani e delle
politiche di sviluppo sostenibile, per lottare contro la desertificazione ed
attenuare gli effetti della siccità;
•
predisporre ed attuare un Piano di Azione Nazionale di lotta alla
desertificazione;
•
precisare i parametri e gli indicatori per la valutazione del fenomeno
desertificazione;
•
effettuare un inventario delle tecnologie, delle conoscenze e delle
pratiche tradizionali e locali che contribuiscono al risparmio delle risorse e
alla lotta alla desertificazione;
•
coinvolgere l’opinione pubblica;
•
creare un idoneo quadro legislativo;
•
promuovere attività di formazione e ricerca;
•
coordinare le attività con gli altri paesi del Mediterraneo ed in
particolare con i Paesi dell’Annesso IV della Convenzione.
Le attività
svolte o in svolgimento sono:
a)
la redazione e la diffusione della Comunicazione Nazionale;
b)
la costituzione presso la FAO di un “Ufficio Desertificazione”
che svolga funzioni di segreteria del Comitato Nazionale;
c)
l’istituzione di un Osservatorio Nazionale sulla Desertificazione
presso il parco dell’isola dell’Asinara;
d)
l’istituzione a Matera di un Centro di Studi sulle tecnologie
tradizionali e sulle conoscenze locali;
e)
il lancio dell’appello per una nuova legge per i Sassi di Matera;
f)
la costituzione di un sito Internet per lo scambio dei dati
scientifici e socioeconomici già esistenti e futuri relativi alla
desertificazione in Italia e nel bacino del Mediterraneo;
g)
la promozione di un programma-pilota di lotta alla desertificazione
in Sicilia;
h)
la presidenza dei paesi dell’Annesso IV;
i)
la stesura e l’approvazione delle linee-guida per la
presentazione al CIPE;
j)
l’organizzazione di incontri e seminari nazionali ed
internazionali;
k)
la redazione e diffusione di documenti informativi.
I componenti del
Comitato Nazionale per la Lotta contro la Desertificazione sono:
Valerio
Calzolaio (sottosegretario all’Ambiente, presidente del Comitato)
Corrado Clini
(Ministero dell’Ambiente)
Giorgio
Franchetti Pardo (Ministero degli Esteri)
Camillo Caruso
(Ministero per le Politiche Agricole)
Costanza Pera
(Ministero dei Lavori Pubblici)
David Ascarelli
(Ministero per il Commercio con l’Estero)
Scilla Stella
Sonnino (Ministero dell’Università e della Ricerca Scientifica e
Tecnologica)
Beti Piotto
(ANPA)
Maurizio
Sciortino (ENEA)
Giuseppe
Giuliano (Consiglio Nazionale delle Ricerche)
Orazio Ciancio
(Accademia Italiana di Scienze Forestali)
Franco La Torre
(ECOMED - Agenzia per lo Sviluppo Sostenibile del Mediterraneo)
Antonio Brunetti
(UCEA)
Maria Pia
Carbone (Presidenza del Consiglio dei Ministri)
Antonio Rusconi
(Dipartimento per i Servizi Tecnici Nazionali)
Nicolò Alonzo
(Conferenza Permanente per i Rapporti Stato-Regioni e Province Autonome)
Michele Vita
(Conferenza Permanente per i Rapporti Stato-Regioni e Province Autonome)
Stefano Tibaldi
(Conferenza Permanente per i Rapporti Stato-Regioni e Province Autonome)
Mauro Albrizio
(Legambiente)
Fulvio Gioanetto
(Assemblea delle Organizzazioni Non Governative)
Segreteria
Barbara
Castrucci (Ministero dell’Ambiente)
Lamberto
Formiconi (Ministero dell’Ambiente)
Coordinamento
Canio Loguercio
(Ministero dell’Ambiente)
Allegato
2
La cartografia delle
aree vulnerabili
alla desertificazione
1.
Il Comitato nazionale per la lotta alla desertificazione, al fine di
effettuare una valutazione omogenea delle problematiche in esame, ha
incaricato un gruppo di lavoro, coordinato dal Servizio Idrografico e
Mareografico Nazionale (S.I.M.N.) del Dipartimento per i Servizi Tecnici
Nazionali (D.S.T.N.) della Presidenza del Consiglio dei Ministri2,
di redigere, in sintonia con il D. lgs. 152/99, una serie di carte a scala
nazionale delle aree vulnerabili alla desertificazione.
In
base all’Art. 20, comma 2 e 3 del citato decreto sono designate come “aree
vulnerabili alla desertificazione” quelle soggette o minacciate da
siccità, degrado del suolo, desertificazione.
A
scala nazionale il gruppo di
lavoro ha proposto di individuare le aree vulnerabili alla desertificazione
attraverso l’elaborazione di alcuni indici relativi ai seguenti tematismi:
•
clima
•
suolo
•
vegetazione
•
pressione antropica
Verranno
inoltre indicate le aree che, in base agli scenari di cambiamento climatico
attualmente disponibili, potranno ricadere in un prossimo futuro tra
quelle vulnerabili ai processi di desertificazione.
2. A
scala di bacino la verifica
della presenza di aree vulnerabili alla desertificazione è demandata alle
regioni e alle autorità di bacino sulla base dei dati conoscitivi esistenti e
di specifiche indagini relative ai principali processi di desertificazione,
tra cui:
a)
la salinizzazione del suolo e delle falde;
b)
la frequenza ed estensione degli incendi boschivi;
c)
la contaminazione del suolo e dei corpi idrici;
d)
l’eccessivo sfruttamento delle risorse idriche;
e)
il degrado del suolo (perdita di suolo, compattazione e riduzione della
sostanza organica);
f)
la riduzione o degrado della copertura vegetale;
g)
l’urbanizzazione.
3. L’individuazione
delle aree vulnerabili richiede l’attivazione di sistemi di monitoraggio e l’introduzione
dell’uso di indicatori. Questi ultimi permetteranno l’aggiornamento e la
valutazione periodica dell’evolversi della situazione e dell’efficacia
degli interventi nelle aree considerate.
* * *
Preliminarmente
è stata realizzata la carta delle aree sensibili alla desertificazione a
livello nazionale, elaborata in scala 1:1.250.000
sulla base delle informazioni disponibili in formato digitale per l’intero
territorio.
Gli indici
elaborati relativi ai tematismi sopra citati, sono i seguenti:
•
indice di aridità (clima);
•
indice pedoclimatico (suolo);
•
copertura del Corine land use (vegetazione);
•
variazione demografica 1981/1991 (pressione antropica).
Caratteristiche
climatiche
L’aspetto
climatico è stato analizzato attraverso la costruzione della carta dell’indice
di aridità.
La
definizione di aridità selezionata ed adottata a livello internazionale
prevede che il grado di aridità di un’area è individuato dal rapporto tra
i valori normali trentennali della precipitazione annuale e dell’evapotraspirazione
potenziale annuale:
Ia
= P–____ETP–––
L’indice
classifica il territorio secondo i seguenti tipi climatici: iper-arido (<0,05);
arido (0,05÷0,20); semi-arido (0,20÷0,50);
secco sub-umido (0,5÷0,65); umido (>0,65).
I
valori puntuali della precipitazione e dell’evapotraspirazione sono stati
ricavati dai dati relativi al periodo di osservazione 1961÷1990
misurati da 300 stazioni meteoclimatiche di cui 237 selezionate tra quelle
della rete di monitoraggio del Servizio Idrografico e Mareografico Nazionale,
33 della Rete Agrometeorologica Nazionale (RAN) dell’Ufficio Centrale di
Ecologia Agraria (UCEA) del Ministero per le Politiche Agricole e 30 della
rete di osservazione del Servizio Meteorologico dell’Aeronautica Militare
(SMA).
I
valori della evapotraspirazione potenziale sono stati calcolati, applicando il
metodo di Penman-Montieth ai dati rilevati dalle stazioni agrometeorologiche
dell’UCEA e del SMA; ai dati delle stazioni termopluviometriche del SIMN è
stato applicato il metodo di Thornthwaite, opportunamente corretto sulla base
dei valori ottenuti per le stazioni agrometeorologiche.
Poiché
il valore calcolato dell’indice di aridità è di tipo puntuale, per
ottenere una copertura dell’intero territorio nazionale si è fatto ricorso
all’adozione di tecniche di interpolazione di tipo stocastico (kriging).
Caratteristiche
fisiche del suolo
L’aspetto
relativo alle caratteristiche del suolo è stato considerato attraverso l’analisi
e successiva rielaborazione della carta dei pedoclimi d’Italia, realizzata
dall’Istituto di Studi Sperimentali per la Difesa del Suolo di Firenze
(I.S.S.D.S.). Tale carta, costruita in base a dati climatici e dati pedologici
relativi alla stima dell’umidità del suolo e alla presenza o assenza
stagionale di acqua di ritenzione con pressione inferiore a 1.500 kPa nella
sezione di controllo del suolo, è stata riclassificata in funzione del
diverso livello di predisposizione al fenomeno associato a ciascuna delle
classi presenti. In particolare, oggetto di riclassificazione ai fini dell’attribuzione
di un livello crescente di predisposizione al fenomeno sono state le classi
del regime idrico, rispettivamente definite udico, xerico e xerico-torrico.
Vegetazione
Per
la valutazione dell’incidenza degli aspetti relativi alla copertura vegetale
e all’uso del suolo si è fatto riferimento alla carta in tal senso
realizzata nell’ambito del progetto della Comunità Europea “CORINE
Land Cover”. Tale elaborato, realizzato dal Centro Interregionale di
Cartografia del Ministero dell’Ambiente su base regionale, è stato
riclassificato in funzione del diverso livello di predisposizione delle
singole classi di uso del suolo, rispetto al fenomeno della desertificazione.
Il livello più alto di predisposizione è stato attribuito alle classi
costituite dalle aree con vegetazione rada e dalle aree bruciate; il livello
più basso è stato attribuito alle classi relative ai corpi idrici, ai centri
abitati e alle zone industriali.
Pressione
antropica
Per
quanto concerne l’aspetto relativo alla pressione antropica, questo è stato
integrato nell’analisi mediante l’elaborazione della carta della
variazione demografica 1981÷1991,
realizzata, a scala comunale, in base ai dati dei censimenti ISTAT. Tale carta
è stata riclassificata in funzione di tre diversi livelli di predisposizione
al fenomeno “desertificazione”, aggregando i territori comunali in base a
criteri di appartenenza ad un prefissato intervallo di valori del parametro
prescelto come riclassificatore della carta e costituito dalla variazione in
valore assoluto della densità di popolazione. Sono state classificate come
non predisponenti alla desertificazione variazioni demografiche contenute
entro il 20%, come mediamente predisponenti variazioni contenute tra il 20 e
il 40% e come fortemente predisponenti variazioni oltre il 40%.
Risultati
e prospettive
Da
un punto di vista climatico, il territorio italiano risulta essere compreso in
tre classi: semi-arido, secco sub-umido ed umido.
Considerato
che le zone semi-aride e sub-umide secche sono quelle esposte a fenomeni di
desertificazione, in base agli indici sinora adottati l’individuazione
risulta essere circoscritta al Mezzogiorno e alle isole.
La
classificazione delle aree soggette a desertificazione è stata effettuata in
base al numero di elementi predisponenti al fenomeno e al loro livello; il
territorio nazionale è stato così classificato in aree non sensibili, poco,
mediamente e molto sensibili al fenomeno della desertificazione (Cartografia).
In
particolare, dai risultati delle analisi rappresentati nella carta risulta che
le regioni interessate del fenomeno sono la Puglia, la Basilicata, la
Calabria, la Sicilia e la Sardegna ed in particolare i territori di competenza
delle autorità dei bacini: regionali pugliesi, regionali lucani,
interregionale del Bradano, interregionale del Sinni, regionali calabri,
regionali siciliani e regionali sardi.
Complessivamente
le aree vulnerabili al fenomeno della desertificazione sono risultate pari a
circa 16.500 km2,
corrispondente a circa il 5,5% del territorio nazionale.
Al fine di
completare il processo di individuazione delle aree vulnerabili alla
desertificazione ai sensi del D. lgs. 152/99, è prevista l’elaborazione di
ulteriori indici quali:
•
l’indice di siccità;
•
l’indice di erodibilità
del suolo, i fattori di erosione relativi all’azione delle precipitazioni di
breve durata ed elevata intensità;
•
la pendenza, l’esposizione
e la forma dei versanti;
•
la capacità di ritenzione
idrica del suolo (AWC), l’indice vegetazionale NDVI, le aree incendiate;
•
i fattori
economico-produttivi e socio-demografici, il rapporto tra disponibilità e
consumi della risorsa idrica.
Tali indici
permetteranno di integrare gli attuali risultati, relativi alle aree
climaticamente vulnerabili, fornendo un quadro generale delle zone colpite o
minacciate da siccità e degrado.
Allegato
3
Riferimenti
normativi
Alcuni
principali riferimenti normativi che assumono rilievo nel contesto della lotta
alla desertificazione sono:
a)
l’attuazione dei regolamenti (CEE) 3528/86 e 2158/92 relativi,
rispettivamente alla protezione delle foreste nella Comunità contro l’inquinamento
atmosferico e contro gli incendi boschivi;
b)
il recente regolamento del Consiglio UE – Reg. (CE) 1257/99 del 17
maggio 1999 – che definisce il quadro di sostegno comunitario allo sviluppo
rurale da parte del Fondo europeo agricolo di orientamento e garanzia, con
particolare riferimento al Titolo II - Capo 6, art. 22, Capo VIII art. 29 e 32
e Capo IX art. 33, e al Titolo III, Capo I art. 39 e Capo. II art. 44;
c)
l’attuazione del reg. 2092/91 relativo alle norme per l’agricoltura
biologica;
d)
il “Programma Nazionale Energia Rinnovabile delle Biomasse”
predisposto dal Ministro per le Politiche Agricole nell’ottobre 1998 ed
approvato con delibera CIPE del 22 luglio 1999;
e)
l’attuazione del decreto legislativo 22/97 in materia di rifiuti, in
relazione alla progressiva riduzione delle discariche, al riciclaggio in
misura non inferiore al 35%, al recupero energetico del combustibile derivato
dai rifiuti;
f)
il programma “Per uno sviluppo durevole e sostenibile” approvato
dal Consiglio d’Europa il 1° febbraio 1993 e la decisione n. 2179/98 dello
stesso Consiglio che indica l’agricoltura tra i settori prioritari d’intervento
e all’art. 10 incoraggia “misure nelle aree vulnerabili, in armonia con la
convenzione sulla lotta alla desertificazione”;
g)
il “Piano Nazionale per lo Sviluppo Sostenibile” approvato dal CIPE
il 28/12/93, nel quale sono indicate le principali linee di azione nei diversi
settori produttivi, secondo una suddivisione per aree di competenza
ministeriali;
h)
la delibera CIPE n. 79/98 del 5 agosto 1998 che istituisce e
regolamenta la Commissione per lo Sviluppo Sostenibile prevista dalla delibera
CIPE n. 63/98 del 9 luglio 1998;
i)
la legge 183/89 e provvedimenti ad essa collegati che hanno lo scopo di
assicurare la difesa del suolo, il risanamento delle acque, la fruizione e la
gestione del patrimonio idrico per gli usi di razionale sviluppo economico e
sociale, la tutela degli aspetti ambientali ad essi connessi e la recente
indagine conoscitiva parlamentare sulla difesa del suolo che ne analizza lo
stato di attuazione;
j)
il Decreto legislativo n. 152/99 pubblicato sul S.O. alla G.U. n. 124
del 29/5/99 che istituisce la nuova disciplina sulle acque;
k)
il R.D.L. 3267/23 “Riordinamento e riforma della legislazione in
materia di boschi e di terreni montani” e successive modificazioni ed
integrazioni;
l)
legge 1° marzo 1975, n. 47 recante “Norme integrative per la difesa
dei boschi dagli incendi”;
m)
la legge n. 267/98 recante le misure urgenti per la prevenzione del
rischio idrogeologico e a favore delle zone colpite da disastri franosi nella
regione Campania;
n)
il rapporto interinale redatto dal Ministero LL.PP sulla difesa del
suolo per la programmazione dei fondi strutturali;
o)
il rapporto interinale sulla rete ecologica nazionale per la
programmazione dei fondi strutturali;
p)
la legge 36/94 che detta le disposizioni in materia di tutela e uso
delle risorse idriche superficiali e sotterranee ancorché non estratte dal
sottosuolo;
q)
le competenze affidate ai consorzi di bonifica dal R.D. n. 215 del
13/2/1933;
r)
il V Programma Quadro di ricerca e sviluppo tecnologico (1998-2002) che
in relazione alla gestione sostenibile delle attività rurali, promuove nuove
tecnologie per migliorare la gestione delle risorse idriche e la conoscenza
dei possibili scenari nelle aree europee a rischio di desertificazione.
1Definizione
adottata dall’International Standard Organization (ISO).
2Al
gruppo di lavoro, oltre al SIMN ed al SIU (DSTN-PCM) hanno partecipato: ENEA;
ANPA; ARPA Emilia Romagna; Centro Telerilevamento Mediterraneo; Corpo
Forestale dello stato (Mi.P.A.); Dipartimento di scienze della terra
(Università di Cagliari); ERSAT; FIDAF; Istituto Agronomico di Bari
(Mi.P.A.); Istituto Nutrizione Piante (Mi.P.A.); Istituto Sperimentale Studio
e Difesa del Suolo (Mi.P.A.); Ministero delle politiche Agricole; Ministero
dei lavori pubblici; Nucleo Ricerca Desertificazione (Università di Sassari);
Ufficio Centrale di Ecologia Agraria (Mi.P.A.). La redazione in formato
digitale della carta, il S.I.M.N. è stato supportato dall’Ufficio per il
Sistema Informativo Unico (S.I.U.) del D.S.T.N.
PRINCIPALI
ATTIVITÀ
DEL COMITATO NAZIONALE PER LA LOTTA
ALLA SICCITÀ E/O ALLA
DESERTIFICAZIONE
4 Giugno 1997
Ratifica da parte del Parlamento italiano dell’UNCCD, con legge n.170
4 Giugno 1997, Roma
Primo Seminario Nazionale sulla lotta alla desertificazione (Ministero
Ambiente, Ministero Affari Esteri, Ministero per le Politiche Agricole, ANPA)
17 Giugno 1997, Roma e Sassari
Celebrazione della Giornata Mondiale per la lotta alla desertificazione
(Ministero Ambiente, IFAD, Università di Sassari, Università di Cagliari)
28-29 Luglio 1997, Matera
Primo Forum Internazionale sulle Politiche Europee per la lotta alla
desertificazione (Ministero Ambiente, Ministero Affari Esteri, Regione
Basilicata, Università della Basilicata)
26 Settembre 1997
Istituzione del Comitato Nazionale per la lotta alla siccità e alla
desertificazione
26 Settembre – 10 Ottobre 1997, Roma
Prima Sessione della Conferenza delle Parti dell’UNCCD, ospitata dal
Governo italiano presso la FAO
3-4 Ottobre 1997, Roma
Primo Forum Internazionale dei Sindaci sulla desertificazione ed
urbanizzazione. Iniziativa parallela alla COP (Comune di Roma, Segretariato
dell’UNCCD, IFAD, con il supporto del Ministero dell’Ambiente)
7 Ottobre 1997, Roma
La lotta alla desertificazione: quali azioni a livello nazionale ed
internazionale (IPALMO, Unione Europea, Accademia dei Georgofili, Ministero
Affari Esteri, Segretariato UNCCD)
16 Giugno 1998, Roma
Ratifica del Protocollo d’intesa tra il Ministero dell’Ambiente e la
FAO per l’attuazione dell’UNCCD
17 Giugno 1998, Roma
Celebrazione della Giornata Mondiale per la lotta alla desertificazione
(Ministero Ambiente, Ministero Affari Esteri, Comune di Roma, Segretariato
UNCCD, FAO, UNIC)
18-20 Settembre 1998, Porto Torres
Seminario Internazionale sugli indicatori di desertificazione (Ministero
Ambiente, Ministero della Ricerca Scientifica, ENEA, ANPA, Università di
Sassari, Università di Cagliari, Comune di Porto Torres)
29 Settembre - 3 Ottobre 1998, Abidjan (Costa d’Avorio)
Seminario regionale su una rete per la gestione integrata dei fiumi
internazionali, laghi e bacini idrografici in Africa (Segretariato UNCCD,
Ministero Affari Esteri, Banca Africana di sviluppo)
28-31 Ottobre 1998, Matera
Secondo Forum Internazionale sulle politiche europee per la lotta alla
desertificazione (Ministero Ambiente, Ministero Affari Esteri, Regione
Basilicata, Università di Basilicata, ENEA)
9-13 Novembre 1998, Marrakech (Marocco)
Seminario Regionale sui sistemi di informazione per la pianificazione
nel Mediterraneo (Segretariato UNCCD, Ministero degli Affari Esteri, Ministero
dell’Agricoltura del Marocco)
30 Novembre-11 Dicembre 1998, Dakar (Senegal)
Seconda Conferenza delle Parti dell’UNCCD. Assegnazione all’Italia
della Presidenza dell’Annesso IV
25 Febbraio 1999
Protocollo d’intesa fra il Comitato Italiano per la Lotta alla
Desertificazione e l’Ente Teatrale Italiano
28 Aprile 1999, Roma
Appello per una nuova legge per i Sassi di Matera. Un modello di futuro
sostenibile (Comitato Nazionale per la lotta alla desertificazione, UNESCO,
Segretariato UNCCD, Ministero Beni e Attività Culturali, Regione Basilicata,
Comune di Matera)
16 Giugno 1999, Bonn
Secondo Forum Internazionale dei Sindaci su desertificazione ed
urbanizzazione
17 Giugno 1999, Lisbona
Celebrazione della Giornata Mondiale per la lotta alla desertificazione.
Approvazione del Piano Nazionale portoghese. Riunione dei Paesi dell’Annesso
IV presieduta dall’Italia
18 Giugno 1999, Lisbona
Riunione di esperti dell’Annesso IV per l’avvio della
predisposizione del Piano d’Azione Regionale (Mediterraneo)
15-18 Luglio 1999, Matera
Riunione del Gruppo Speciale delle Nazioni Unite sulle conoscenze
tradizionali e locali per la lotta alla desertificazione
22 Luglio 1999
Approvazione delle Linee Guida del Piano Nazionale per la lotta alla
desertificazione
13-14 Settembre, Roma
Riunione dei focal points dell’Annesso IV e predisposizione del
documento di “Terms of Reference” del Piano d’Azione Regionale
(Ministero Ambiente, Ministero Politiche Agricole, ENEA, ANPA)
18 Ottobre 1999, Torino
Partecipazione alla Conferenza Euromediterranea sulla gestione locale
dell’acqua
29 Ottobre 1999, Palermo
Lotta alla siccità e alla desertificazione: il governo delle risorse
idriche e il degrado del suolo. Il ruolo delle Regioni e delle Autorità
di bacino
Ottobre 1999
Avvio delle attività dell’Osservatorio Nazionale per la lotta alla
desertificazione del Parco dell’Asinara (Ministero Ambiente, Parco dell’Asinara,
ANPA)
Novembre 1999
Avvio delle attività del Centro Studi sui saperi tradizionali e locali
di Matera (Ministero dell’Ambiente, UNESCO)
9 Novembre 1999, Roma
Tavola rotonda: Profughi ambientali. Povertà, migrazioni, debito,
cooperazione: lotta alla siccità e alla desertificazione e sfide per lo
sviluppo sostenibile (Presidenza del Consiglio dei Ministri, Ministero dell’Ambiente,
Ministero degli Affari Esteri, CNR, Università La Sapienza)
RIUNIONE
DI ESPERTI
PER LA
PREPARAZIONE
DEL PROGRAMMA D’AZIONE REGIONALE
DELL’ANNESSO IV
(UNCCD)
Bozza
Conclusioni
e raccomandazioni
13-14 settembre 1999 Roma (Italia)
Gli
esperti dei paesi dell’Annesso IV, Portogallo, Spagna, Italia, Grecia e
Turchia, si sono riuniti a Roma per un incontro di lavoro di due giorni e
hanno approvato i termini di riferimento per la preparazione del Programma d’Azione
Regionale (RAP).
Sono state individuate le tematiche prioritarie di cui tenere conto
nella preparazione del RAP:
1)
aree più sensibili, in termini di rischio di desertificazione;
2) parametri ed indicatori, comuni per tutti i Paesi dell’Annesso
IV, per la valutazione dei processi di desertificazione e delle azioni di
mitigazione;
3) raccolta ed analisi dei dati tecnici e scientifici;
4) scambio di dati e informazioni;
5) partecipazione sociale nel processo di
definizione del RAP;
6) salvaguardia delle pratiche e tecnologie tradizionali e tutela
dei paesaggi mediterranei.
Gli esperti hanno rilevato la necessità di aprire un confronto sulle
menzionate tematiche prioritarie, anche avviando un dibattito aperto a tutti i
settori della società civile coinvolti nell’implementazione dei programmi
nazionali e regionali di lotta alla desertificazione.
Azioni
future proposte
L’effettiva
preparazione del RAP, che tratterà nel dettaglio i temi già elencati,
richiederà un impegno e coinvolgimento effettivo di risorse umane e
finanziarie dedicate.
I
partecipanti all’incontro hanno espresso l’intenzione di inoltrare i
termini di riferimento ai rispettivi comitati nazionali, al fine di verificare
le corrispondenze esistenti tra il lavoro previsto e le politiche nazionali di
lotta alla desertificazione.
La
Regione mediterranea è una regione ecologica, pertanto è stato posto l’accento
sull’importanza dell’interazione con i Paesi dell’Annesso Regionale I e
con l’Unione Europea.
I partecipanti all’incontro di Roma hanno raccomandato alla Presidenza
italiana di invitare i principali rappresentanti dei Paesi dell’Annesso IV a
un incontro che avverrà durante il “segmento” ministeriale della COP 3 di
Recife (Brasile). È stato inoltre proposto che i seguenti punti siano inclusi
nell’agenda:
• l’opportunità di individuare a livello nazionale un
gruppo ad hoc il cui mandato sia l’elaborazione del RAP;
• l’opportunità di costituire un “comitato esecutivo”
dei paesi dell’Annesso IV, i cui membri appartengano al gruppo sopracitato,
con il compito ufficiale specifico di elaborare il RAP e di seguirne l’implementazione
nel tempo.
Il proposto “comitato esecutivo” dovrebbe altresì comprendere
rappresentanti del segretariato
dell’UNCCD e della
Commissione dell’Unione Europea.
TERMINI DI RIFERIMENTO
del “Programma d’Azione
Regionale”
dei paesi dell’Annesso IV
Bozza
Contenuti
• Background
• Tematiche principali riguardanti i processi di
desertificazione e la siccità nel Nord del Mediterraneo
• Obiettivi, approccio e proposte del Programma d’Azione
Regionale (RAP)
• Principali tematiche transnazionali riguardanti la lotta
alla desertificazione nel Nord del Mediterraneo
Background
01. Nel corso della sessione del Comitato Intergovernamentale di
Negoziazione della Convenzione delle Nazioni Unite per Combattere la
Desertificazione, l’Annesso Regionale di implementazione per il Nord
Mediterraneo, Annesso IV, è stato l’ultimo ad essere stato negoziato.
Tale Annesso è stato presieduto con successo da Spagna, Portogallo e
Italia.
02. L’Annesso IV per il Nord del Mediterraneo offre ai suoi attuali
membri – Grecia, Italia, Portogallo, Spagna e Turchia – un quadro entro il
quale cooperare reciprocamente e rendere più efficace l’azione a livello
nazionale. Si prevede che, entro breve, altri Paesi vengano a far parte dell’Annesso
regionale. Oltre alla collaborazione intra-regionale, l’Annesso IV rileva,
nell’Art. 10, l’importanza del coordinamento con le altre sub-regioni e
regioni sottolineando che “Programmi d’Azione comuni, sub-regionali e
regionali nell’ambito della regione Nord Mediterranea, debbano essere
preparati e implementati in collaborazione con le altre sub-regioni o regioni,
in particolare con i Programmi d’Azione della sub-regione del Nord Africa”.
03. Il presente RAP è sviluppato, come sottolineato nell’Art. 11 della
Convenzione, per contribuire all’“armonizzazione,
complementarità e rafforzamento dei singoli Piani d’Azione Nazionali” dei
paesi membri dell’Annesso Regionale IV. Nel definire obiettivi ed attività
è necessario tenere in considerazione le caratteristiche uniche del Bacino
Mediterraneo, coinvolgendo anche i Paesi che appartengono agli altri tre
Annessi Regionali della Convenzione. Pertanto il RAP prevede e incoraggia il
possibile coordinamento con i Programmi d’Azione Regionali o Sub-Regionali
promossi dai Paesi membri degli altri Annessi.
04. L’Annesso Regionale
IV segue
le disposizioni
generali della Convenzione
in merito ai Programmi d’Azione. L’Art. 15, sull’implementazione degli
Annessi regionali, specifica che gli elementi considerati nei Programmi d’Azione
debbano essere selezionati ed adattati al contesto socio-economico,
geografico, ai fattori climatici e al livello di sviluppo che caratterizzano
il Paese o la Regione considerati.
Tematiche
principali riguardanti i processi di desertificazione e la siccità nel Nord
del Mediterraneo
05. I paesi del Nord Mediterraneo sono caratterizzati da crisi
ambientale, problemi legati ai fattori climatici e allo sfruttamento non
sostenibile delle risorse naturali. Secondo quanto affermato nell’Art. 2
dell’Annesso IV, le condizioni critiche della regione Nord Mediterranea
includono:
–
condizioni climatiche semi-aride che caratterizzano aree estese,
episodi stagionali di siccità, alta variabilità del regime delle
precipitazioni, e precipitazioni piovose molto intense ed improvvise;
–
suoli impoveriti, facilmente erodibili e inclini alla formazione di
croste superficiali;
–
rilievi irregolari con versanti ripidi e paesaggi diversificati;
–
perdite di vaste aree boschive a causa dei frequenti incendi
stagionali;
–
crisi delle pratiche agricole tradizionali associata all’abbandono
delle terre e al deterioramento delle strutture per la protezione del suolo e
dell’acqua;
–
sfruttamento non sostenibile delle risorse idriche che provoca gravi
danni ambientali, compreso l’inquinamento chimico, la salinizzazione e l’esaurimento
delle risorse idriche;
–
concentrazione dell’attività economica nelle zone costiere
imputabile allo sviluppo dell’urbanizzazione, alle attività industriali e
al turismo, a danno di terre produttive e di alto valore ambientale.
06. La regione Nord Mediterranea è un complesso mosaico di paesaggi
diversificati. È il risultato dell’insediamento e sfruttamento agricolo
portato avanti per millenni da culture diverse. Buona parte della regione è
semi-arida e soggetta a siccità stagionali, grande variabilità nel regime
delle precipitazioni e insorgere di episodi di precipitazione molto intensi e
imprevedibili. Inoltre, la regione è caratterizzata da un’elevata densità
di popolazione, una marcata concentrazione di impianti industriali, e uno
sfruttamento agricolo intensivo delle aree pianeggianti e costiere. Al
contrario, le aree meno favorite sono scarsamente popolate e prive di
attività produttive. In quei luoghi il termine “deserto” è inteso in
termini di desolazione, mancanza di popolazione, isolamento.
07. Il degrado delle terre mediterranee è sovente legato all’uso di
pratiche agricole inadeguate. I suoli diventano salinizzati, secchi, sterili,
non produttivi ed esposti ad una serie di fattori naturali – siccità,
inondazioni, incendi - anche a seguito del sovrasfruttamento agricolo (pascolo
e coltivazione) e dell’applicazione di metodi di irrigazione irrazionali.
Fertilizzanti, pesticidi, metodi di irrigazione, contaminazione da metalli
pesanti e introduzione di specie aliene (invasive) minacciano l’equilibrio e
la salute, a lungo termine, dei suoli della regione. D’altro canto la
qualità delle terre è colpita anche dai cambiamenti fisici imposti ai corsi
d’acqua per la creazione di bacini idrici, dalla canalizzazione dei fiumi e
dalla bonifica delle aree umide. I livelli delle falde acquifere sono in
diminuzione, e spesso il fenomeno è accompagnato dall’infiltrazione d’acque
salate nelle falde delle zone costiere. Circa l’80% delle riserve d’acqua
dolce della regione è utilizzato per l’irrigazione.
08. La continua crescita del settore industriale, turistico, delle
pratiche di agricoltura intensiva e di altre attività produttive impongono un
forte carico di stress sulle aree costiere. D’altro canto l’abbandono
delle terre, in maniera particolare nelle regioni collinose, impervie e con
suoli soggetti a fenomeni erosivi, inficia la pianificazione e gestione
agricola.
09. La situazione è aggravata dalla crisi sociale ed economica, in
particolare nelle aree meno industrializzate, che si accompagna alla
globalizzazione dell’economia: numerose attività produttive perdono il loro
mercato locale. Tale processo contribuisce alle massicce “migrazioni”
dalle aree rurali a quelle urbane.
10. Nel Mediterraneo i processi di desertificazione sono in diretta
relazione con la crisi dei centri urbani storici, dove la formazione dei
paesaggi secondo pratiche tradizionali, con costruzioni “naturali”, a
basso consumo di risorse è stata sostituita dal modello basato sull’urbanizzazione
massiccia, con conseguente spreco di energia ed inquinamento. L’ampliarsi
dei centri urbani, l’aumentata domanda di prodotti e beni di consumo ha
causato l’abbandono delle pratiche agricole tradizionali e l’introduzione
di nuovi metodi e politiche agricole, basati sulle monocolture. La perdita del
ruolo dei membri più anziani delle società, del ruolo delle donne, custodi
di sapere, incide sulla diminuita capacità di gestire le risorse e i saperi
tradizionali.
Obiettivi,
approccio e proposte del Programma d’Azione Regionale (RAP)
11. Il RAP si propone di:
–
promuovere la diffusione ed accettazione dei valori e principi che
caratterizzano la salvaguardia dell’ambiente e delle risorse del suolo,
idriche e biotiche e la consapevolezza che i processi di desertificazione
possono, nella maggior parte dei casi, essere fermati e invertiti attraverso l’applicazione
d’interventi e politiche appropriati.
–
armonizzare i Programmi d’Azione Nazionali dei paesi membri dell’Annesso
Regionale IV, al fine di rafforzare il loro coordinamento nella lotta alla
desertificazione.
–
fornire informazioni alla Commissione Europea per l’identificazione
delle questioni prioritarie e per la definizione di politiche ambientali e
strutturali per la Regione Mediterranea.
–
creazione di una rete che supporti le autorità regionali e locali
nella costituzione di partenariati internazionali per progetti di prevenzione
e lotta alla desertificazione, finanziabili su fondi EU.
12. L’Art. 7 dell’Annesso IV fornisce linee guida per la preparazione
e implementazione del RAP per:
–
definire, in collaborazione con le istituzioni nazionali, gli obiettivi
nazionali in materia di lotta contro la desertificazione che siano già
agevolmente conseguibili con questi programmi, nonché le attività che questi
ultimi permetterebbero di svolgere in modo efficace;
–
valutare le capacità e le attività operative delle istituzioni
regionali, sub-regionali e nazionali competenti;
–
analizzare i programmi esistenti in materia di desertificazione comuni
alle Parti della regione, nonché i loro rapporti con i Programmi d’Azione
Nazionali.
13. Il RAP dovrebbe stabilire e sfruttare le sinergie esistenti con le
maggiori iniziative ed i trattati a livello della regione mediterranea,
europeo ed internazionale, così come con i programmi di ricerca che trattano
d’impatto climatico ed antropico e degrado delle terre e dei suoli della
regione.
14. Il RAP dovrebbe evidenziare l’importanza a livello regionale delle
questioni trattate nei singoli Piani d’Azione Nazionali, dimostrando l’impatto
pan-europeo della desertificazione nei territori del sud del continente e
generando sinergie per la raccolta di fondi a livello europeo. La regione
mediterranea è un ecosistema, gli stati membri dell’Annesso IV dovrebbero
identificare le questioni principali legate al bacino mediterraneo da
trattare, con rilievo, nell’agenda delle istituzioni EU.
15. I metodi e le strategie proposti dal RAP, saranno testati e validati
nelle aree sensibili, attraverso l’implementazione di progetti pilota,
connessi tra loro in un network che
assicurerà lo scambio delle esperienze, dei dati e delle informazioni.
16. A questo scopo, i Paesi membri dell’Annesso IV dell’UNCCD, hanno
necessità di identificare, e trattare nel RAP, le questioni transnazionali
più rilevanti. È essenziale che siano adottate misure concrete, attraverso
un programma regionale, che consentano un coordinato rafforzamento delle
politiche globali, regionali e locali. Tutto ciò al fine di consentire un
monitoraggio degli aspetti ambientali e socio-economici per uno sviluppo
sostenibile dei paesi del Nord Mediterraneo, in relazione agli altri paesi del
Bacino Mediterraneo.
Principali
tematiche transnazionali riguardo alla lotta alla desertificazione nel Nord
del Mediterraneo
17. Le principali tematiche transnazionali riguardo alla lotta alla
desertificazione nel Nord del Mediterraneo sono:
a)
identificazione delle aree sensibili in termini di rischio di
desertificazione
b)
attività collegate all’individuazione di parametri ed indicatori dei
processi di desertificazione e delle azioni di mitigazione
c)
raccolta, analisi e scambio di dati tecnici e scientifici
d) scambio di
informazioni tra i membri
e)
coinvolgimento della società civile e delle autorità locali nei
processi di definizione del RAP
f)
salvaguardia dei saperi e pratiche tradizionali e della qualità del
paesaggio mediterraneo
18.
Gli obiettivi e i risultati attesi dalle proposte attività, relative a
ciascuna questione transnazionale, dovrebbero essere i seguenti:
a) identificazione delle aree sensibili in
termini di rischio di desertificazione
Obiettivi:
(i) migliore comprensione delle cause e degli effetti della
desertificazione e revisione critica dei metodi e degli approcci utilizzati
finora;
(ii) identificazione delle aree, attualmente o
potenzialmente, sensibili ai fenomeni di desertificazione, siccità e degrado
del territorio;
(iii) supporto delle attività di monitoraggio, con procedure
comuni, delle azioni intraprese nei NAP nelle aree più sensibili al rischio
di desertificazione o soggette a processi di desertificazione;
(iv) miglioramento delle conoscenze riguardo ai diversi
aspetti relativi ai processi di desertificazione nel Bacino del Mediterraneo,
inclusi gli aspetti biofisici, socio-economici e tradizionali.
Risultati
attesi:
(i) un approccio comune basato sulle conoscenze già ottenute riguardo ai
parametri ambientali e socioeconomici,
(ii) promuovere la gestione sostenibile e proteggere le
aree a rischio di desertificazione;
b) attività collegate all’individuazione di parametri ed
indicatori dei processi di desertificazione e delle azioni di mitigazione
Obiettivi:
(i) verifica delle pratiche e politiche approvate per la mitigazione, in
un network di aree pilota selezionate nella Regione;
(ii) proporre strumenti e sistemi adeguati per la
produzione delle informazioni necessarie ai processi di pianificazione;
(iii) valutare, a livello regionale, l’estensione e severità
dei processi di desertificazione, utilizzando i criteri e le metodologie
accordati per la verifica;
(iv) valutazione, attraverso il monitoraggio, dell’evoluzione
dei processi di desertificazione nelle aree pilota, dell’impatto delle
politiche EU e dell’implementazione del Programma d’Azione Regionale.
Risultati
attesi:
(i) una rete regionale per la valutazione delle necessità dei Paesi dell’Annesso
IV nella lotta alla desertificazione, nella piena considerazione del contesto
dell’intero Bacino del Mediterraneo;
(ii) parametri ed indicatori per la valutazione dei
progressi ottenuti nella lotta alla desertificazione nell’implementazione
dei Programmi d’Azione, sia a livello nazionale sia a livello regionale;
(iii) indicatori ambientali e socio-economici per valutare l’applicazione
ed efficienza delle politiche EU.
c) raccolta, analisi e scambio di dati tecnici e scientifici
Obiettivi:
(i) aumentare il coordinamento, nella raccolta e analisi delle
informazioni di rilievo, con i Paesi membri degli altri Annessi Regionali;
(ii) contribuire alla comunicazione continuativa tra
coloro che producono e coloro che usano informazioni e dati tecnici e
scientifici, attraverso l’incontro periodico regionale di un panel di
esperti;
(iii) provvedere un contesto entro il quale sviluppare la
cooperazione tecnica e scientifica, riguardo alle cause di degrado delle terre
e le implicazioni socioeconomiche dei processi di desertificazione, a livello
regionale;
(iv) assicurare una sistematica osservazione dei processi di
degrado delle terre, nel tentativo di approfondire la comprensione, riguardo
ai processi ed effetti della desertificazione e siccità, considerando le
comunità locali e garantendo il coinvolgimento delle Organizzazioni Non
Governative.
Risultati
attesi:
(i) una “rete di osservatori” regionale sulla desertificazione;
(ii) esame delle sinergie tra la “rete di osservatori”
e la “rete di aree pilota”;
(iii) accrescimento delle conoscenze sui rischi di
desertificazione e sui processi di mitigazione;
(iv) miglioramento della qualità e gestione dei dati;
(v) contributo ad una migliore interpretazione dei dati;
(vi) coinvolgimento delle comunità locali nel definire
le priorità di ricerca.
d) attività legate allo scambio dei dati e delle informazioni tra
i membri
Obiettivi:
(i) proporre un meccanismo appropriato, attraverso il quale ogni Paese
coinvolto possa contribuire alla gestione, scambio, e disseminazione delle
informazioni di rilievo a livello regionale, come indicato dall’UNCCD
riguardo all’accessibilità dei dati;
(ii) promuovere lo scambio di informazioni tra i Paesi,
con l’EEA e altre istituzioni e organizzazioni di rilievo del Bacino del
Mediterraneo;
(iii) facilitare e promuovere l’accesso a e la circolazione
dei dati e delle informazioni, tra gli “stakeholder” e i diversi network a
livello regionale;
(iv) promuovere l’effettiva disponibilità ed
accessibilità dei dati e delle informazioni tra i Paesi, per lo sviluppo e l’implementazione
delle politiche e delle pratiche di mitigazione.
Risultati
attesi:
(i) un Meccanismo di Clearing House Regionale per lo scambio, l’armonizzazione
e la diffusione delle informazioni relative alla protezione delle terre aride,
alle questioni di gestione ai livelli sub-regionali e regionale
(ii) un follow up all’evoluzione dei processi di
desertificazione, dell’efficienze delle politiche applicate e delle azioni
intraprese a livello regionale e nazionale.
e) coinvolgimento della società civile e delle
autorità locali nei processi di definizione del RAP
Obiettivi:
(i) promuovere la percezione e la comprensione sociale riguardo a:
la possibilità di
invertire i processi di desertificazione;
le cause, i processi, e gli
effetti della desertificazione e della siccità a livello regionale
la necessità di tutelare
le aree marginali;
le relazioni, a livello
regionale tra i processi di desertificazione e gli spostamenti di popolazione;
le conseguenze
socioeconomiche, a livello regionale e transnazionale, della desertificazione
e della siccità e la necessità di approcci comuni per poterle risolvere;
(ii) promuovere lo sviluppo di metodi e strumenti
regionali (strumenti, linee guida, metodologie, prodotti, etc.) allo scopo di
informare e formare la capacità, delle società e delle autorità locali, di
prendere parte ai processi di definizione ed implementazione del RAP.
Risultati
attesi:
(i) aumento delle conoscenze riguardo alle cause ed effetti della
desertificazione, della siccità e della fattibilità delle azioni di
mitigazione;
(ii) incoraggiamento dell’applicazione di tecnologie
sostenibili nell’uso del territorio.
f)
salvaguardia dei saperi e pratiche tradizionali e della qualità del
paesaggio mediterraneo
Obiettivi:
(i) implementare l’ampia gamma di soluzioni offerte dalle tecniche
tradizionali, rinnovate e messe a punto dalla moderna tecnologia;
(ii) adoperarsi affinché nelle aree rurali pastorizia,
agricoltura e silvicoltura non siano percepite semplicemente come sistemi
produttivi, ma come un elemento dell’intero sistema di gestione sostenibile
delle terre; tali attività possono essere sostenibili grazie all’integrazione
di altri settori economici come, ad esempio, turismo culturale, archeologia ed
uso dell’ambiente;
(iii) sviluppare aree urbane che si integrino nel quadro di
ecosistemi sostenibili e che contribuiscano al benessere delle società umane
e delle altre forme di vita.
Risultati
attesi:
(i) utilizzare in maniera differente quei fondi che, investiti in
progetti, possono causare degrado del suolo, cambiamenti pericolosi nei
paesaggi e la perdita di saperi tradizionali;
(ii) incoraggiare l’applicazione dei sistemi
tradizionali di produzione, raccolta e distribuzione dell’acqua;
(iii) incoraggiare l’applicazione dei sistemi
tradizionali per l’organizzazione di cicli produttivi integrati;
(iv) incoraggiare l’applicazione di sistemi di
integrazione tra i settori dei cicli urbani (produzione, consumo e rifiuti);
(v) coinvolgere la popolazione, evidenziando il ruolo
dei più anziani, delle donne, dei bambini e degli strati marginali della
società, stabilendo dei collegamenti tra i municipi, i patti territoriali, le
comunità, i parchi.
The Second
Conference
of Parties of the
Convention
to Combat Desertification
Speech
of Valerio
Calzolaio
Deputy
Minister of Environment (Italy)
Dakar,
December 8th
1998
Mr. President, Ministers, Excellencies,
Distinguished Delegates, Ladies and Gentlemen,
It
is a honour for me to contribute here, in Dakar, in Africa, for a global
action against desertification.
It is with great pleasure that I take the
floor in such beautiful country.
Let me pay tribute to his Excellency the
President of the Republic of Senegal, Mr. Abdou Diouf, who kindly extended to
all the delegates here present his most warm and cordial welcome.
I would also like to express to the Government of Senegal and to his
Excellency the Minister of Environment and of the Protection of Nature, Mr.
Souti Tourè, my most sincere congratulations for having such a well prepared
meeting. And I would also thank the Executive Secretary, my friend Mr. Hama
Arba Diallo, who so enthusiastically and in such a skillful way fulfills his
difficult and delicate tasks.
Italy has been from the very beginning of the
process deeply involved in the preparatory works of the UNCCD and then had the
honour to be chosen for the Presidency of the First Conference of Parties.
My country mantains a very close and intense
cooperation with the countries of Africa and in particular with the Saharian
and Sahelian ones.
Italy is actively engaged in the
implementation process of the provisions of Annex IV and will soon coordinate
its activities.
After what has already been stated by the
Austrian Minister, Mr. Bartenstein, speaking on behalf of the European Union
and its member states, I would limit myself to expressing my pleasure in
noting the good spirit in which the negotiations are being carried out, the
spirit of Rome and Dakar. I underline that, in my opinion, some concrete
results have already emerged and, among them I would like to indicate the
decision taken by the Committee on Science and Technology to establish an “ad
hoc panel” on traditional knowledge.
It is natural, at this stage, that some other
important issues still remain to be discussed, yet we believe that lively
discussion must be regarded as an indication that all the Delegations are
sincerely working towards an ever better functioning Convention, and of a
strong wish to move forward.
The selection of IFAD to host the global
mechanism and the nomination of its Managing Director, the timely transfer of
the Secretariat to Bonn as a result of the approval by the Federal Government
of Germany of the relevant document, are other good signs of this good spirit.
I would like to give you some information on
what Italy has done since the first COP in Rome.
We have underlined the need for a wider involvement of institutions,
research entities and local communities aimed at defining a global and more
efficient policy to fight drought, desertification and soil degradation in the
Mediterranean basin.
These issues were discussed in depth on
various occasions such as the special National Conference on Environment and
Energy, and the thematic international seminars that took place in the
National Park of Asinara, in Matera and in Marrakech. They will be the core of
the already planned National Conference of Environment and Agriculture.
As a matter of fact global Conventions do not
deal only with the environmental policies needed to foster the sustainable
development of the planet. They also are Conventions that link the
environmental policies to social, energy and fiscal policies, as well as to
production activities and to scientific research.
What is needed is the widest possible
cooperation among governments, institutions, scientific entities, local
communities and NGOs so as to be able to envisage common programs aimed at the
harmonization of their policies.
The Southern European countries are called to
fulfil a special role within E.U. itself, and within the ensemble of the
industrialized countries.
We are the connecting “bridge with the
developing countries through the fragile marine ecosystem of the Mediterranean
– that is, through a sea of merchants and polluters, sailors and exiles,
tourists and refugees, fishermen and non human living creatures.
These days climate experts tell us that the
Mediterranean is on its way to “tropicalisation that the warming up of our
planet is going in the same direction as that of the migration waves Those who
live in the Mediterranean area bear a special responsibility and have
additional tasks to fulfil.
In the Mediterranean, “green-house effect
and “desertification effect are but one phenomenon.
There are also two, so to say, mirroring
effects induced by several causes connected to the production and the use of
energy as well as to a non sustainable use of natural resources.
In Europe more than 20 million hectars are
degraded as the result of industrial waste and of acid rains caused by air
pollution, while more than 25% of agricultural land and 25% of grazing areas
are endangered.
Drought and desertification are consequences
of the instability of the climate, but degradation of soil and loss of
fertility are due also to an intensive use of land and water resources, to
deforestation, inadequate agro-pastoral practices, that it is, to a
non-sustainable use of natural resources by man
The danger of desertification is in fact an
old phenomenon and a modern process, a condition of the land-water
relationship to which man adapted himself with centuries old practices, but
also introducing new human practices to which nature can adapt herself only at
the cost of diminishing resources, with a negative impact on biodiversity and
life
In Italy about 27% of the territory is under
threat of increasing aridity of the soil, even in the fertile planes.
Italy and other European countries of the
Mediterranean are not only donors, they are, unfortunately, also to be counted
within a context of environmental crises with long lasting droughts, with a
marked trend towards erosion, with forest fires, forest destruction, with an
overwhelming use of water resources and massive concentration of economic
activities on the coastal zones.
During the last 20 years the average annual
temperature increased by 2.8 degrees and during the last 38 years an increase
of 20% of CO2 has taken place.
The Convention establishes that all country
parties must implement their own national programs in coordination with other
countries of the same geographical areas.
In this context we believe that
capacity-building and transfer of technologies are very significant tools to
reach the goals established by the Convention.
Therefore Italy also is called upon to prepare
an action programme along lines common to other countries of Southern Europe,
in a global framework of sustainable development strategies in the whole
Mediterranean basin, to be coordinated also with the European Union.
To that aim the Italian Committee to combat
desertification, established by the Italian Prime Minister on the occasion of
the Rome Conference, has elaborated the “First National Communication for
the Fight against Desertification and is now elaborating the National Plan
that forsees the establishment of an Observatory on the Indicators of
Desertification and a Center of Studies on Traditional Knowledge. This Plan
will be ready within the six first months of 1999.
In the ongoing dialogue between donors and
developing countries, Italy highlighted the idea of a strategy aiming at a
better and more coordinated use of the existing resources, rather than at an
additional use of financial means.
This stems not only from the consideration of
the volume of development aid on the international scale but also from the
awareness that, although we have witnessed increased coordination of the
activities among donors, we still have to go a long way on that path so as to
avoid duplication and lack of coordination.
We should start to take concrete decisions
also towards a “virtuous conversion of debt into social, agricultural and
environmental investments, also within the framework of the action undertaken
by the international community to relieve the burden of debt.
To reach these results we believe that the “flexible
mechanisms (AJI, CDM) indicated by the Convention on Climate Change might
prove to be a useful tool.
Thus, in the spirit of Rome, we propose to
establish a kind of “mandate of Dakar that should lead to a protocol with
specific commitments on the occasion of COP 4, that is when other regional
and/or continental action plans should be approved as a sequel to the plan for
Africa to be approved already at COP 3, in Brazil, which we consider to have a
paramount importance.
We adhere to the proposal to organize for the
year 2000, the world year of desertification, a special Conference on
Desertification while we express our sincere hope that the final documents to
be approved or adopted by COP 2 will point clearly in this direction.
Mr. President, Excellencies, Ladies and
Gentlemen, I think that the kick-off in the process of implementation of the
Convention that was given by COP 1 in Rome has started a sort of “rally
Rome-Dakar, a process where COP 2 in Dakar will be regarded as another
significant benchmark. We are in fact looking at an encouraging and evolving
scenario within which we attach paramount importance to the concept of
partnership and a bottom up approach.
In other words, we are convinced that with the
serious commitment of all parties, the fight against desertification and,
through it, the struggle to eradicate poverty in the world, will be
successful.
It is in with this optimistic spirit that I
wish to all of You, to all of us, the best results for this meeting.
Thank
you.
NORTHERN MEDITERRANEAN
ANNEX COUNTRIES
DECLARATION
1. The Annex IV countries, in a joint effort to strenghten the regional
dimension of the actions to be undertaken and to improve the ways of
fulfilling their obligation under the Convention, decided to formally create
the Coordination Committee foreseen in Article 8 of this Annex.
2.
The work program of this Coordination Committee should pay special
attention to:
• The review of the progress in combating desertification
by the member countries;
• The harmonization of the strategies that are embodied in
the National Action Programmes;
• The creation of the necessary conditions to allow the
preparation of the Regional Action Program;
• The cooperation with other regions and subregions,
particularly Northern Africa.
3.
The member countries will send specific suggestions to the Presidency
of the Annex on the Work Programme of the group for the intersessional period,
and will meet at the beginning of 1999 to approve it.
4.
The Presidence of this Coordination Committee will be held, on a
rotative basis, by the different countries that are Annexe members.
Portugal,
that holds the Presidency of the Group until the end of this 2nd.
COP. The member countries agree that Italy will be the next Coordinator until
the 4th
COP.
GLOSSARIO
Cambiamento
climatico: modificazione globale del
clima osservabile su lunghi intervalli temporali attribuibile all’alterazione
della composizione chimica dell’atmosfera dovuta direttamente o
indirettamente all’attività umana.
Degrado
delle terre: diminuzione o scomparsa della produttività biologica o economica e
della complessità delle terre coltivate non irrigate, delle terre coltivate
irrigate, dei percorsi, dei pascoli, delle foreste o delle superfici boschive
in seguito all’utilizzazione delle terre o di uno o più fenomeni,
segnatamente di fenomeni dovuti all’attività dell’uomo e ai suoi modi di
insediamento, tra i quali:
ii(i) l’erosione del suolo provocata
dal vento e dall’acqua;
i(ii) il deterioramento delle
proprietà fisiche, chimiche, biologiche o economiche dei suoli;
(iii) la scomparsa a lungo termine della vegetazione naturale.
Desertificazione: degrado delle terre nelle zone aride, semi-aride e sub-umide secche
provocato da diversi fattori, tra i quali le variazioni climatiche e le
attività umane.
Siccità:
fenomeno naturale che si produce allorché le precipitazioni sono state
sensibilmente inferiori ai livelli normalmente registrati e che provoca gravi
squilibri idrologici recanti pregiudizio al sistema di produzione delle
risorse rurali.
Variazione
climatica: fluttuazione dei parametri climatici su scale annuali, interannuali e
decadali che rientrano nella variabilità naturale del clima.
Vulnerabilità:
definisce l’entità dei possibili danni ad un sistema provocati da un
cambiamento. Essa dipende non solo dalla sensitività del sistema, ma anche
dalla sua capacità di adattamento alle nuove condizioni attraverso una
modifica delle pratiche, dei processi e delle strutture.
Zone
aride, semi-aride e sub-umide secche:
zone, escluse le artiche ed antartiche, nelle quali il rapporto tra le
precipitazioni annuali e l’evapotraspirazione potenziale si situa nell’intervallo
tra 0.05 e 0.65.