| Coniato ormai
oltre un secolo fa - per la precisione nell'anno 1862, allorché venne
creato il parco di Yellowstone - il concetto di Parco Nazionale resta
uno dei più amati e universali, ma anche uno di quelli più polivalenti
e in continua evoluzione. Per il grosso pubblico, evoca soprattutto gli spazi immensi e i grossi animali selvaggi, i fiori rari e le foreste inviolate: per molti studiosi richiama piuttosto l'idea della biodiversità complessiva, e cioè della sterminata varietà del mondo animale e vegetale, base e motore della vita sulla Terra; mentre per intellettuali e filosofi significa pure un patrimonio panoramico, estetico e geografico unico, che comprende alcuni dei più significativi "grandi luoghi" del pianeta. Ma un aspetto non meno importante, pur se assai poco considerato di solito, è quello delle risorse inanimate conservate dai Parchi a beneficio della collettività: come il suolo con la sua fertilità e stabilità, o l'acqua nel suo perpetuo e dinamico divenire; e soprattutto come la stessa aria, o meglio quella sottile striscia di gas atmosferico che, a dispetto di tutti i nostri efferati maltrattamenti, continua ad avvolgere, proteggere ed alimentare il globo terracqueo. Pochi si rendono conto, infatti, di una semplice verità: la qualità dell'aria, la quantità dell'ossigeno e la stessa stabilità del clima dipendono ineluttabilmente, anche se in modo più o meno visibile e diretto, attraverso processi non sempre ben noti e mai del tutto compresi, dall'integrità degli ecosistemi naturali. In altre parole conservare vasti ambienti di terra e di mare, mantenere foreste e paludi non avvantaggia soltanto poeti e naturalisti amanti di fiorellini e farfallette. Ma determina biologicamente, fisicamente e chimicamente - si potrebbe dire "matematicamente" - le condizioni reali del nostro futuro, l'ambiente in cui vivremo e la stessa qualità, se non addirittura la possibilità, della vita nel mondo. Un solo esempio pratico basterà. Uno studio canadese di qualche anno fa, ha dimostrato che un semplice albero di media età, in città o in campagna, fornisce alla società umana un valore di 500mila lire l'anno in media, grazie ai molteplici "ecoservizi" che garantisce: riduzione dell'inquinamento, ospitalità alla fauna, difesa da erosioni o alluvioni, e soprattutto ossigenazione e frescura. Ciò significa che nel solo ciclo di vita di 50 anni, quest'albero (il cui costo d'impianto era stato irrilevante) ha fruttato un valore di 25 milioni di lire, rivalutazione ed inflazione a parte. Sviluppate dunque questo "effetto verde" all'ennesima potenza e capirete molte cose. Perché, date certe premesse, il clima non può non cambiare, e la temperatura non può non aumentare. E perché gli alberi, la natura e i Parchi costituiscono senza dubbio il più efficace antidoto a questa preoccupante "malattia" della Terra. Provare per credere: basta spostarsi, in una torrida giornata estiva, da una strada cittadina ornata di solo asfalto e cemento, ad un viale ombreggiato da frondosi alberi. O entrare, per una volta, in una vera foresta. Non sarà il caso, allora, di ripensare a fondo tutto ciò che stiamo facendo? |
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