Bellezza
e ambiente stanno tornando a essere due realta che coincidono.Ecco
perche il ritorno della gente al mondo naturale, come alternativa
allalienazione delluomo, testimonia la perennita dei
valori della foresta alla quale dobbiamo, oltre alla nostra storia,
la nostra stessa sopravvivenza.
Foreste
incantate e surreali, segnate da presenze magiche; foreste rifugio di
eremiti e di santi, luoghi dellincontro con la Divinita;
foreste silenziose e tristi, frequentate e sognate dai Romantici del
secolo passato; foreste teatro dei riti sinistri della stregoneria...
sono, queste ed altre, fantasie e realta della foresta, prodotti
dellimmaginario umano, che ne hanno accompagnato la lunghissima
storia, sue componenti essenziali.
Il suolo, un tempo molto lontano, ne era ovunque ricoperto, quando le
foreste terminavano solo ai limiti delle vaste e tristi brughiere, dalle
piante aride, dai cespugli tormentati dalla siccita e dal vento
sulle distese senza orizzonti delle grandi pianure.
Le foreste tornavano a ricoprire la terra dove questa era di nuovo fertile
e non ospitava la brughiera; e nelle bassure paludose, boschi, canneti
e stagni si alternavano, si mescolavano e 1uomo si muoveva tra
essi con piccole barche.
Luomo comincio alcune migliaia di anni fa a farsi strada
tra foreste impenetrabili, prima per cacciare selvaggina e raccogliere
frutti spontanei, poi per guidarvi animali al pascolo, in seguito per
aprirvi spazi destinati alle coltivazioni.
Con accette rudimentali di pietra, poi di metallo, con il
fuoco, nacquero i campi dove il terreno era migliore, adatto ai
cereali, alla vite, allolivo.
Questo, tuttavia, non avvenne dappertutto nello stesso
tempo e nello stesso modo.
Molte foreste furono soltanto leggermente sfrangiate
ai bordi e restarono intatte per millenni su sconfinate superfici, non
di rado sino ai giorni nostri, e ancora le possiamo ammirare.
Oggi, pero, 1attacco al bosco e allalbero se
fatto universale, dissolutore, sfrenato, per mano di chi e divenuto
nemico della natura, di tutta la natura prima ancora che delle piante.
Una fase quasi finale, questa, preceduta da una lunga storia, il punto
darrivo di un atteggiamento e di unazione delluomo
che si sono rafforzati nei secoli nellesercizio ostinato di trasformare
lambiente, senza in tanti casi porsi dei limiti, nutrire dei timori,
ricordare 1indispensabilita di tutte le componenti di un
insieme meraviglioso, complesso e delicato.Sistemi di valori, ideologie,
ceti sociali, professioni hanno agito in modi diversi, a seconda di
come percepivano il mondo naturale; e la linea dura, quella che
intendeva e intende procedere drasticamente, mutilare,
ferire, uccidere animali e piante, la linea vincente, ha
subito contestazioni, opposizioni, ha riscontrato battute darresto,
in tanti luoghi non e riuscita ad imporsi.
Tuttavia, con il trascorrere del tempo le remore agli interventi drastici
sono andate svanendo, pur tra sussulti e riprese, ed e maturata
sempre piu la convinzione di potere e dovere trasformare a fondo
1ambiente, perdendosi la coscienza dellindispensabilita
del mondo naturale, della necessita di salvaguardarlo e di salvaguardare
con esso luomo; si e smarrita la concezione dellunita
inderogabile fra questo e la natura: la strada alle soluzioni finali
se aperta, al culmine di un lungo cammino.
La realta
che maggiormente caratterizzo il paesaggio dei primi secoli del
Medioevo, in Italia e altrove nellOccidente europeo, fu la foresta,
dopo 1Eta Romana, durante la quale si attuo una massiccia
messa a coltura delle terre, ma sul suo finire vide il ritorno su ampissimi
spazi dun ambiente largamente segnato dalle aree incolte: lento
abbandono del suolo, decadenza dei centri abitati, del commercio, dellagricoltura,
rarefarsi della popolazione anticiparono tra il quarto e il quinto secolo
il MedioEvo.
Quando
i santi vagavano pregando nei boschi
Luomo
si ritiro allora di fronte allavanzare progressivo di boschi,
brughiere e acquitrini, ne fu come sommerso, i villaggi e le citta
superstiti vennero come assediati.
La foresta si espandeva in ampie chiazze verdi attorno alle quali si
attestavano gli abitati contadini e le aziende delle campagne, le stesse
citta, grandi e piccole; gli alberi selvatici si insinuavano ovunque,
anche nei centri urbani. Grandi boschi si susseguivano quasi senza interruzione
lungo le rive del Po, si allargavano a Nord e a Sud del fiume, acquistavano
fisionomia ed estensione impressionanti procedendo verso il mare, sino
alla sterminata desolazione del delta, dove acqua, vegetazione e cielo
costituivano una nota dominante senza confini.
Parti di ununica grande foresta, ovunque,
prendevano nome dalla diffusione di particolari alberi o dal proprietario
o dalluso, quanto mai vario, che se ne faceva.
Nei secoli iniziali del Medioevo (ma in tanti luoghi
anche dopo) erano frequenti le aziende
formate, esclusivamente o quasi, da foreste destinate al pascolo,
alla caccia.
Una vasta azienda della bassa pianura modenese, concessa nel
secolo Ottavo dal re alla cattedrale di Modena, era costituita da una
selva distesa su 400 ettari.
Le foreste durarono a lungo, anche in pianura, dove la colonizzazione
era non di rado piu facile e la terra
era adatta alla coltura dei cereali.
Verso la fine del Duecento, ampi spazi boschivi si
allargavano nei tavolati piatti della Padania, vicino ai fiumi e lontano.
Quelle selve furono abbattute e il loro suolo messo a coltura, soprattutto
a iniziare dal Settecento, con una serie di interventi durati sino al
nostro secolo.
Cosi la brughiera paludosa e sconfinata della Maremma toscana
e laziale resto a lungo invitta, sino al nostro secolo, con i
suoi pascoli, ora pingui ora magri, i radi alberi sparsi su di uno sfondo
di acque e canneti, i boschi sui rialzi del terreno. La Maremma dei
pittori macchiaioli, con le loro tele cariche di naturalismo, popolate
di animali e pastori, con le marine solitarie, le spiagge piatte, le
scogliere contro le quali si spingeva la magra vegetazione della brughiera,
del canneto, delle piante solitarie.
La foresta costituiva 1attrazione maggiore per gli uomini del
primo Medioevo; in certi paesi anche in epoche successive.
Da essa veniva una serie infinita di risorse: vi era praticata la caccia,
a quel tempo fondamentale per 1economia, espressione eccellente
dello stile di vita nobiliare, fenomeno che fascinava la mentalita
collettiva; dalla foresta proveniva il legname, utilizzato per le case,
la loro suppellettile, 1attrezzatura contadina e artigiana, il
riscaldamento, le armi e per tante altre destinazioni.
In essa venne pascolato il bestiame, per molto tempo, sino allEta
Moderna.
Questi usi del bosco sono continuati sino quasi ai giorni nostri.
Tutto questo testimonia un lunghissimo attaccamento
alla foresta ed allalbero che travalica la sfera puramente economica
e sconfina nellimmaginario collettivo.
Il culto della Luna, di antichissime ascendenze pagane, durato con forme
evolventisi nel tempo ben al di la del Medioevo, era volto alla
propiziazione dellastro per luso della foresta, per impetrare
la crescita vigorosa della vegetazione e proteggere gli uomini durante
le grandi battute di caccia.
Non e facile per noi capire il significato che rivestiva la foresta
per 1uomo del Medioevo, unepoca lunghissima, che ha precedenti,
anche da questo punto di vista, nellantichita.
I santi vagavano nella foresta, pregando, imbattendosi negli animali
selvaggi che la popolavano, ritrovandovi la solitudine e
la quiete favorevoli al loro colloquio con Dio, lontano
dal frastuono delle cittae dei villaggi, delle folle grandi e piccole.
San Colombano, provenendo dallIrlanda, percorse agli albori del
Medioevo gli sterminati boschi della Borgogna e dellAppennino
e San Francesco, molti secoli dopo, si aggirava nelle selve dellItalia
Centrale.
Nobili e contadini nella foresta nutrivano sensazioni, fantasie, sogni,
quel senso del mistero che ha sempre attratto gli uomini.
Il senso del meraviglioso che emanava dalla foresta attraeva
fortemente le persone, gli uomini di cultura, monaci, chierici, laici
e rozzi pastori che guidavano gli animali nel folto e nelle radure.Le
esperienze mistiche dei santi ebbero come teatro la foresta e le sue
piante secolari, le grandi e silenziose boscaglie del monte e del piano.
Francesco dAssisi contrasse le stimmate, solo con se stesso e
con Dio, nel silenzio del monte della Verna.
Francesco trascorse buona parte della sua vita nelle citta dove
egli predicava, faceva proseliti; ma cerco sempre nella solitudine
delle selve lispirazione, la forza del suo apostolato.
La
vera distruzione ha inizio nel Settecento
Nellalto
Medioevo, tra il Quinto e 1Undicesimo secolo, i santi passavano
la loro esistenza fuori dalle citta,lontani dagli altri uomini,
per periodi lunghissimi, nelle montagne e nelle pianure difese gelosamente
dalle foreste e dai grandi laghi, rese sicure dallintrusione di
presenze sgradite e fuorvianti. Gli stessi nobili amavano trascorrere
la loro giornata nei boschi, dedicandosi alla caccia, non di rado in
sfrenati inseguimenti a cavallo.
Uno dei santi piu venerati, a iniziare dal tardo Medioevo,
SantEustachio, cacciatore feroce prima della conversione, viene
presentato dalla leggenda durante una battuta di caccia quando, di fronte
ad un cervo apparsogli improvviso nella foresta illuminata da una croce
splendente tra le sue corna, getto le armi da cacciatore.
Eustachio cambio vita, smise di cacciare, divenne un santo famoso,
patrono ancora ai nostri giorni dei cacciatori e dei guardiacaccia.
I nobili non seguirono certo il suo esempio, si mantennero di ben altro
avviso e per tutto 1arco della nostra storia, pur di poter disporre
dei luoghi adatti al loro svago prediletto, la caccia, non esitarono
a far rinascere le foreste dove queste avevano fatto posto alle terre
coltivate.
Gia in eta carolingia, nella prima meta del secolo
nono, 1imperatore Ludovico il Pio deve ammonire i conti di non
creare zone forestali dove non esistevano piu.
Caccia violenta, spesso, quella dei nobili e capito non di rado
che vi perdessero la vita, come 1imperatore Lamberto
nellottobre dell898.
Margherita di Cortona si converti e divenne santa dopo essersi
imbattuta nel corpo dellamante morto nella selva dove era andato
a cacciare. E una storia lunga di morti violente, non sempre provocate
dalla foga di una caccia sfrenata, ma addebitate a questa anche quando
si tratto di omicidi, perpetrati comunque nel clima violento e agitato
delle battute venatorie.Su questa lunga linea di morti violente arriviamo
alla terrificante corsa a cavallo narrata da Guy de Maupassant nella
novella Le Loup.
Due fratelli inseguivano a cavallo un lupo surreale, feroce come nessun
altro della sua specie, gigantesco, quando uno di loro si sfracello
la testa contro i grossi rami delle piante che facevano ostacolo alla
corsa forsennata.
Laltro, per vendicare il fratello, alla fine
della caccia strangolo con le sue mani il grande lupo nella radura
illuminata dalla luna nella foresta.
La foresta, amata e temuta, frequentata dagli uomini nel Medioevo e
dopo a lungo, era una realta del paesaggio alla quale si sentivano
fortemente legati.
Per moltissimo tempo ospito briganti ed eremiti, pastori con le
loro greggi, cacciatori, servi fuggiti dai loro padroni: non era certo
spopolata, in lunghi suoi tratti, la foresta. Attirava e respingeva
le persone.
Tuttavia, la sua frequentazione ando calando con il passare degli
anni, soprattutto dal secolo dodicesimo in poi, in particolar modo
nellItalia centrosettentrionale, da quando le citta, cresciute
di numero, di superficie e popolazione, abbatterono o ridussero drasticamente
le foreste per sostituirvi campi coltivati.
Lagricoltura inizio a prevalere sulleconomia silvopastorale,
sia per 1esigenza di una maggiore produzione di derrate alimentari,
sia, piu nel profondo, per uno spirito di distacco progressivo
delluomo dallambiente naturale.
Tuttavia, 1attacco alle aree boschive fu generalmente contenuto,
salvo interventi non di rado inconsulti nei territori di pianura e collina
non lontani dalle citta, soprattutto in Italia. Solo nel Settecento
la distruzione delle foreste del piano e del colle assunse connotati
di radicalismo, esasperato con 1andare del tempo Nel Medioevo
(ma anche prima e, a lungo, dopo) la foresta e assunta come materializzazione,
rappresentazione visiva di situazioni psicologiche e realta
metafisiche, categoria riflettente nel suo aspetto gli sfondi
misteriosi e paurosi della fantasia delluomo: una
caratteristica, questultima, che si accentua proprio dal secolo
Dodicesimo in poi, quando 1uomo e ormai intento a modificare
profondamente un paesaggio sino ad allora dominato su larga scala da
grandi boschi e vaste brughiere, oltre che da stagni e paludi ad essi
intercalati nelle terre di pianura.
Da allora, ristretta e delimitata nella sua presenza, sempre piu
lontana dalla citta e da tanti villaggi, meno frequentata
che nel passato, la foresta va assumendo via via
la caratteristica del diverso, del pauroso.
La foresta dove Dante si smarrisce e simbolo della paura, dellangoscia,
della disperazione. Si pensi che oggi sono le grandi citta,
anonime e grigie nelle squallide periferie, lo sfondo in cui scrittori
e registi ambientano fredde sensazioni alienanti di
solitudine, di smarrimento, di perdita dellidentita.
La citta si e sostituita alla foresta (ed alla campagna
in genere) anche in questo, crescendo a dismisura, acquistando una disumana,
spesso allucinante fisionomia.
Cosi
nei grandi alberi sono fissati i nostri sogni
Nella
commedia dellAlighieri e la selva dei suicidi, nel famoso
canto tredicesimo dellInferno, terribile, allucinata boscaglia,
sparsa di alberi lividi e velenosi, a tradurre in forma visiva 1assenza
della vita, la tremenda solitudine che trascina luomo a uccidere
se stesso.
Ancor piu cupa e carica di paurose realta e la foresta
del tredicesimo canto della Gerusalemme Liberata del Tasso, macabra
sede di streghe e demoni, buia anche nel colmo della solarita
meridiana. Tuttavia, la mente delluomo vagheggiava allora anche
il bosco ricolmo di fiori, bello, addolcito dalla mano di Dio, il Paradiso
Terrestre della Commedia di Dante.
Questo le nostre citta non ce lo concedono, non ci sollecitano
a pensare bellezza e natura come realta spesso
coincidenti. Ma proprio oggi, il ritorno di tanti al mondo
naturale come realta alternativa allalienazione delluomo
testimonia la perennita del valore della foresta, del bosco, dei
grandi alberi, nei quali si sono fissati e identificati i sogni lungo
un tempo che non ha confini, ai quali luomo ha dovuto in gran
parte la sua sopravvivenza, la sua salute, la sua stessa storia.