La realizzazione di viali tagliafuoco

 

 Tratto da: BOSCHI IN FIAMME
di Enrico Martini 1992,Sagep Editrice,Genova

 


 

  I viali tagliafuoco sono visti da molti come qualcosa di taumaturgico; io nutro varie perplessita’ sulla generalizzazione di questo tipo d’interventi.

Quali sono, a mio giudizio, gli aspetti negativi?
In primo luogo un viale tagliafuoco deve essere largo qualche decina di metri, per poter dare garanzie di efficacia: si dice dal doppio al triplo dell’altezza media degli alberi adiacenti; per me la larghezza deve essere maggiore, in caso contrario, se c’e forte vento, l’incendio puo’ valicarlo: ricordatevi cosa vi ho scritto a proposito dell’infiammabilita’ delle sostanze che si sviluppano dai vegetali termofili al semplice avvicinarsi del fronte di fiamma.

Realizzare viali tagliafuoco di particolare ampiezza costa caro, cosi’ come e onerosa la manutenzione in tempi successivi.

Inoltre permarrebbe il problema della forte propensione al dissesto di pendii privati traumaticamente della loro copertura arborea.

Per certe aree di particolare pregio ambientale sussisterebbe anche la conseguenza di uno scadimento qualitativo del paesaggio.

Si tenga presente, poi, che se c’e’ vento un viale tagliafuoco puo’ avere sulle fiamme un effetto "di tiraggio", proprio come un caminetto con i prodotti della combustione in un ambiente chiuso (lo stesso risultato che hanno certi valloni delimitati da ripide pareti sui quali I’incendio risalga, spinto dal vento).

Infine si consideri che un viale tagliafuoco, pur realizzato con tutti i crismi, sarebbe probabil- mente efficace contro un incendio colposo, non contro uno doloso: gli incendiari agiscono in giornate molto secche e ventose, diffondendo le fiamme anche grazie a combustibili liquidi: cosa vieterebbe loro di spargere questi ultimi attraverso un viale tagliafuoco, collegando cosi’ i due lembi di bosco artificialmente separati? 0 di spostarsi a piedi nel secondo tratto boschivo e andare ad appiccare poco piu’ in la’ nuovi focolai?

A mio avviso la realizzazione di viali tagliafuoco e’ un’operazione estremamente delicata gia’ a livello pianificatorio, che va decisa con particolare ponderazione, solo in zone di crinale, dove il manto vegetale sia notevolmente infiammabile.

L’intervento deve portare ad ottenere spazi privi di vegetazione legnosa su un’ampiezza di una cinquantina di metri; se vi fosse pericolo per l’integrita’ dei pendii occorrerebbe disporre opere di contenimento trasversali; la manutenzione successiva dovrebbe essere assidua e cosi’ pure la sorveglianza contro i possessori di veicoli fuoristrada.

La possibilita’ di realizzare ambienti a copertura erbacea in ambiti boschivi avrebbe il positivo effetto di diversificare gli habitat e, come ho gia’ ricordato, di arricchire il numero di specie animali e vegetali presenti.

In che modo realizzare viali tagliafuoco? Non certo "con mezzi chimici", come autorizza a fare la legge forestale regionale (n. 22/1984, art. 52),(regione Liguria) con un’affermazione che ho gia’ definito antiecologica.

Occorre evitare il piu’ possibile di realizzare nuovi tracciati stradali e impiegare al meglio quelli gia’ esistenti, utilizzare motoseghe e decespugliatori, tassativamente non sradicare esemplari, far ricorso a teleferiche per portare a valle il legname, o, meglio ancora, usare I’eli- cottero (25000 lire al minuto ma ne vale la pena); infine rinunciare all’impiego del fuoco controllato sul terreno privato del manto arboreo ed arbustivo.

Ove comunque fosse indispensabile realizzare piste di esbosco, occorrerebbe garantire I’adozione di tutti gli accorgimenti volti al consolidamento dei pendii e alla regolazione del deflusso delle acque piovane; all’inizio il tracciato dovrebbe essere bloccato con una sbarra ed un lucchetto e tenuto sotto sorveglianza, visto il modo incivile con cui certi "fuoristradisti" liguri si comportano.

 La realizzazione di strade

Un’ipotesi che gode attualmente di molto favore e’ la realizzazione di un dedalo di strade che, nell’intenzione dei proponenti, dovrebbero da un lato favorire un sollecito intervento dei mezzi terrestri di spegnimento, dall’altro fungere, almeno in parte, da viali tagliafuoco.

Questo secondo auspicio e una pia illusione: nel corso di certi incendi le fiamme hanno valicato senza difficolta tracciati stradali ampi e addirittura la sede dell’autostrada Savona-Genova, in punti in cui le carreggiate dei due sensi di marcia corrono affiancate: figuriamoci che effetto potrebbero avere come viali tagliafuoco strade inevitabilmente larghe non piu di tre o quattro metri, che attraversino lembi di pineta con sottobosco di arbusti della macchia mediterranea.

Certo, strade che incidano versanti privi di tracciati pedonali o veicolari consentirebbero un piu’ sollecito arrivo dei mezzi terrestri di spegnimento; nonostante questo lato positivo, e’ doveroso formulare pesanti riserve.

Si consideri, in particolare, I’onerosita’ di simili interventi, in termini di realizzazione e di manutenzione successiva, e poi anche il rischio che questi tracciati vengano utilizzati dagli stessi incendiari; e’ chiaro che costoro non amano faticare: desiderano scendere dalla vettura, irrorare col cherosene, appiccare il fuoco e filare via, dimostrando la massima discrezione, comodamente seduti.

Ecco il motivo per cui bruciano quasi tutti gli anni lembi dell’altopiano delle Manie, attraversato da una comoda strada asfaltata, mentre altre zone liguri, prive di tracciati viari, restano indenni pur ospitando un notevole flusso di escursionisti (fumatori e non): altro che accusare le cicche buttate fuori dai finestrini!

Qualcuno obiettera’: "Benissimo: realizziamo le strade e poi chiudiamole al transito".
State tranquilli, entro breve tempo, Iucchetti, catene, sbarre saranno resi inutilizzabili da "fuoristradisti" incivili (con veicoli a quattro ruote). Per qualche mese il tracciato sara libera- mente percorribile.
In seguito qualcuno provvedera’ a ripristinare la chiusura. Un nuovo vandalismo la demolira’ (impunemente).
Alla fine ci si ridurra’ a lasciare libero I’accesso, sconfitti in genere da incivili (proprietari di veicoli fuoristrada), come succede tra Praglia e il Monte Penello.

La strada rimarra’ permanentemente a disposizione anche degli incendiari dolosi.

Le esperienze passate di chiusura di tracciati viari fatte in Liguria, con una sorveglianza sul territorio carentissima, insegnano che lo sconfortante quadro da me delineato e’ veritiero.
Nella migliore delle ipotesi "fuoristradisti" incivili e turisti impreparati a un corretto contatto con la natura avranno ogni agio di scorrazzare in ambiti di pregio in cui la presenza umana era in precedenza sommessa.

La "stradomania" e’ uno degli effetti deteriori di una certa forma di pianificazione territoriale che, priva di idee e stolidamente ripetitiva, vede aprioristicamente nella massiccia diffusione di nuovi tracciati una sorta di panacea contro mali svariati relativi al settore agro-silvo- pastorale.

Poiche’ non si possono destinare allo scopo fondi adeguati, ci si limita sovente ad un semplice lavoro di ruspa, senza il conforto di preventive perizie geologiche ed anche rinunciando a predisporre idonee strutture volte al consolidamento dei pendii incisi, alla canalizzazione di eventuali piccole vie d’acqua trasversali, alla regolazione del deflusso delle acque piovane.

Emblematico appare, in proposito, I’esempio della Liguria: sovrapponendo le carte tematiche dell’uso del suolo e della franosita’ reale, elaborate a cura dell’Assessorato regionale all’Urbanistica, si constata una netta rispondenza tra viabilita’ recente agro-silvo-pastorale e processi erosivi.

Appare quindi essenziale fare tesoro di questa evidente esperienza negativa.