le ricerche applicate alla salvaguardia della Terra
Una sentinella spaziale contro gli incendi

 

di Antonio Lo Campo
tratto da "Villaggio globale"n°16/2001


 

L’Agenzia Spaziale Europea (Esa) ha deciso di tenere sotto osservazione il nostro bel pianeta azzurro, considerando che la Terra è stata un po’ troppo maltrattata ne gli ultimi decenni dai suoi abitanti.
E così anche il Vecchio Continente si è attrezzato (come già fece la Nasa), per realizzare un grande satellite, l’Envisat, che dovrà a poco a poco sostituire gli Ers 1 e 2, l’ultimo dei quali ancora operativo.

Si tratta di satelliti ambientali, che hanno per obiettivo lo studio della Terra e il controllo dell’ambiente, del clima, della terraferma e degli oceani.
Questa volta però, il nuovo satellite europeo cercherà di fare anche da sentinella contro quel colore rosso che spesso appare sulla Terra visto dallo spazio, che è rappresentato dagli incendi riguardanti boschi e foreste.

E naturalmente si «occuperà» con attenzione del disastro ambientale della deforestazione in alcuni dei polmoni verdi del pianeta.
Il lancio del nuovo satellite europeo da telerilevamento, è previsto per il 1° dicembre 2001 dalla base spaziale di Kourou nella Guyana francese. Envisat (da ENVlronment SATellite), verrà lanciato con un potente vettore Ariane 5: con un peso di 8 tonnellate, questo grosso satellite di telerilevamento europeo sorveglierà la Terra volando su un’orbita a 800 chilometri dal suolo e sorvolando i poli una volta ogni ora e mezzo.

Avrà a bordo dieci strumenti che saranno in grado di fornire dati sulla composizione atmosferica, sulla temperatura dei mari, sull’altitudine delle terre emerse e sullo stato dei ghiacci.
Tutti dati importanti anche per le previsioni sul clima.

Particolare riguardo è riservato alla misura dell’ozono atmosferico e di tutti quei gas in grado di fermare i raggi ultravioletti provenienti dal Sole.
Envisat traccerà un vero e proprio ritratto del sistema terrestre in tutta la sua complessità, usando sia strumenti già collaudati sugli Ers 1 e 2, sia strumenti nuovi.
L’archivio dei dati così raccolti sarà fondamentale per lo studio dei cambiamenti climatici, per i quali occorre sempre possedere dati che abbraccino lunghi periodi di tempo.

Mediante la misurazione dell’eco riflessa da un sistema complesso di radar, denominato Asar, sarà possibile raccogliere informazioni sulle caratteristiche delle onde oceaniche, sul disboscamento, sull’estensione delle aree desertiche e sui terremoti.
Con le immagini Asar si può contribuire alla gestione delle catastrofi, grazie ai rilevamenti notturni e diurni, mediante i quali si possono tenere sotto osservazione inondazioni o frane anche a poche ore dall’evento e in luoghi di difficile accesso.

L’apporto di Envisat diventa un elemento importante anche in un accordo tra l’Agenzia Spaziale Canadese e l’Esa, che prende il nome di Carta sullo Spazio e le Catastrofi e che consente alle squadre di soccorso nel mondo di utilizzare tempe stivamente i dati satellitari.

Molti fattori concorrono a inquinare l’atmosfera e ad alterare gli equilibri climatici del pianeta.
In primo piano i gas di scarico dei veicoli a motore e delle caldaie del riscaldamento delle nostre case (quanti di noi la fanno controllare regolarmente? Quanti si preoccupano di moderare la temperatura o di installare doppi vetri e altri sistemi di risparmio energetico?).

Altri spazi di discussione sono stati dedicati alle emissioni marine (anche gli oceani producono gas serra) e alla necessità di coordinare le attività di tutte le università e i centri di ricerca d’Europa per unire gli sforzi nel capire a fondo i cambiamenti del clima.
Sono stati anche presentati i risultati di alcune ricerche, come il progetto Trees (Tro pical Resouces and Environment Monitoring by Satellite), condotto dal centro di ricerca di Ispra, che ha utilizzato i satelliti, tra i quali gli Ers e Spot4, per tenere sotto controllo le fore ste umide e tropicali, i polmoni della Terra.

Purtroppo i dati non sono dei più confortanti.
Tra deforestazione selvaggia e avanzamento dei deserti dal 1990 al 1997 sono andati perduti 48 milioni di ettari di foreste umide; ogni anno l’equivalente di due volte la superficie del Belgio.
Se non si interviene, entro 15 anni la foresta amazzonica potrebbe collassare per scomparire già nell’arco dei successivi tre decenni.