IL BOSCO E IL SUO VALORE
ECCO COME LO Sl CALCOLA

 

Tratto da OASIS Supplemento al n°10 Ottobre 1992 "Il bosco in pericolo"

Di Alberto Quadrio Curzio, Professore Ordinario di Economia Politica all’Universita’ Cattolica di Milano e Roberto Zoboli Direttore della rivista <<Innovazione e Materie Prime>>, Milano.

 


 

Indice Articoli
  1. Introduzione
  2. Esperimenti condotti sulle foreste italiane
  3. L'immenso tesoro della biodiversità

 

 

E’ utile e legittimo dare un valore alla natura? Molti studiosi e alcuni economisti lo ritengono inaccettabile, affermando la preminenza di considerazioni di etica sociale o individuale.
Ma una valutazione economica della natura, anche se non puo’ sostituire altri valori, puo’ aiutare le politiche ambientaliste e forestali ad affermare gli interessi o le culture sfavorevoli alla conservazione. Se calcolassimo per esempio il valore delle foreste di Tarvisio scopriremmo che..

 

FINO Al PRIMI ANNI ’50 le foreste erano in Italia la principale fonte di energia per le popolazioni rurali e soddisfacevano gran parte dei fabbisogni di legname di una ancor piccola industria del legno e del mobile.

Da allora ad oggi 1’estrazione di legna da ardere si e’ ridotta di circa un terzo. Nello stesso periodo il fabbisogno dell’industria del legno e’ quadruplicato, ma le quantita’ di legname da industria estratte dai boschi italiani si sono quasi dimezzate e sono cresciute invece le importazioni da altri paesi.

Diminuendo l’importanza del legno, i boschi italiani oggi assolvono soprattutto, anche se in modo assai differenziato, una fondamentale funzione per 1’ambiente, la conservazione degli habitat, la protezione del suolo ed e principalmente per queste funzioni che la domanda di foreste continua a crescere.
Di fronte a tali tendenze e’ ancora possibile parlare di un valore "economico" delle foreste? Gli economisti tendono a dare una risposta affermativa.
Il bosco come elemento del paesaggio, ad esempio, contribuisce, anche se indirettamente, all’attrattiva dei luoghi e quindi all’economia del turismo.
La copertura arborea e’ inoltre quella di maggior efficacia contro l’erosione del suolo, e contribuisce quindi meglio di altre soluzioni a proteggere case, infrastrutture e vite umane.
Esiste quindi una chiara ed importante dimensione economica per le funzioni ambientali del bosco, che sebbene sia spesso indiretta o poco percepibile non e’ per questo meno importante.
La necessita’, ma anche la complessita’, di dare una stima economico- ambientale diviene chiara nel caso dei danni alle foreste determinati dalle "piogge acide", dagli incendi o da altri interventi dell’uomo.
Nel caso del danno da incendi, ad esempio, la tradizionale stima delle perdite economiche, come quella pubblicata dall’Istat, considera il valore del legno perduto e le cosiddette "spese di ripristino".
Ma se il bosco bruciato aveva principalmente valore per la fauna o il paesaggio (e quindi il turismo) allora quella stima dei danni puo’ essere notevolmente fuorviante.
La realta’ degli incendi nel nostro Paese e nel Mediterraneo rende evidente questo problema.
E’ infatti la macchia mediterranea, che ha in genere scarsi valori per il legno, ma altissimo valore ecologico ed economico indiretto, a subire gran parte degli incendi.
In Francia le aree boschive della parte mediterranea rappresentano soltanto il 15 per cento delle foreste totali, ma su di esse si concentra il 95 per cento del numero totale degli incendi negli ultimi anni.
Inoltre, nelle stime ufficiali del danno, il significato delle "spese di ripristino" e’ quantomeno equivoco.
Infatti, nella macchia mediterranea in particolare, il fuoco ha effetti complessi sull’evoluzione dell’ecosistema e solo quando e’ piu’ volte ripetuto determina la scomparsa del bosco con un bisogno di "ripristino" da parte dell’uomo, ammesso che cio’ sia tecnicamente possibile.

Sempre per le foreste mediterranee va aggiunto che esse presentano un tale stretto legame con le attivita’ umane che gli stessi valori economici sono molti e molto piu’ elevati di quelli indicati nei dati ufficiali.

La Banca Mondiale, ad esempio, stima che le non ricche foreste della Tunisia forniscano ricavi stimati ufficialmente in soli 2 milioni di dollari 1’anno (circa 2,5 miliardi di lire).
Tuttavia, se si valuta il contributo anche a tutte le attivita’ economiche non rilevate ufficialmente (raccolta di legna da ardere, foraggio per la pastorizia, ecc.), i ricavi economici delle foreste sono 65 volte superiori, raggiungendo i 150 milioni di dollari.
Questa realta’ di "economia non ufficiale" e’ comune a tutte le foreste mediterranee e quindi la tradizionale stima dei danni basata sul valore del legno perduto non puo’ dare conto delle reali perdite economiche causate dal fuoco o da altri fattori.

Il tentativo degli economisti di quantificare un valore totale della foresta, compreso il valore economico-ambientale, si basa sull’uso di numerose tecniche messe a punto per superare il problema fondamentale della mancanza di prezzi e di mercati per quei servizi ambientali del bosco che pure hanno una importanza economica.
Tali tecniche presentano ancora numerose difficolta’e limiti, ma il loro impiego e’ crescente anche in Italia.

La maggior parte degli studi riguarda la valutazione dei servizi ricreativi e turistici dei boschi. Una delle tecniche piu’ applicate e’ quella dei "costi di viaggio": attraverso una indagine sui costi (di spostamento, di soggiorno, ecc.) sostenuti dai visitatori di un parco, di una foresta o di un luogo naturale, si individua la loro "disponibilita’ a pagare" per la propria esperienza ricreativa, ricostruendo in tal modo il valore di quella foresta dal punto di vista ricreativo.
Altre tecniche si basano invece su interviste dirette ai visitatori in cui esplicitamente si richiede quanto sarebbero disposti a pagare per usufruire di quella foresta o di quel parco o quale compensazione vorrebbero ricevere per rinunciare a quella esperienza.

 

Gli esperimenti condotti sulle foreste italiane

Gli esperimenti condotti sulle foreste italiane ALCUNI ESPERIMENTI E STUDI di questo genere sono stati fatti principalmente dai ricercatori delle universita’ di Firenze e di Padova, per il Parco dell’Orecchiella in Toscana, il Pian del Cansiglio e le Dolomiti Bellunesi in Veneto, la Val Calamento in Trentino, la foresta di Tarvisio e la Val Cimoliana in Friuli, 1’Abetina Reale in Emilia, la Foresta Umbra nel Gargano.
Da tali stime emerge, ad esempio, che il valore della foresta di Tarvisio dal solo punto di vista ricreativo puo’ essere qualificato in 295 miliardi, e cioe’ quasi 13 milioni per ettaro, mentre il valore ricreativo per ettaro della Foresta Umbra e del Parco dell’Orecchiella si aggirerebbe intorno ai 4,5-4,8 milioni.
Sempre per 1’Orecchiella una indagine piu’ ampia ha cercato di quantificare 1’importo economico complessivo che il parco ha sull’economia della provincia di Lucca attraverso le spese dei visitatori e le attivita’ commerciali e turistiche legate al parco. Si e’giunti ad una stima di 10 miliardi 1’anno, con 1’attivazione di 190 posti di lavoro oltre ai 70-80 direttamente impiegati alla gestione del parco .
Anche al di la’ di queste cifre diviene sempre piu’ chiaro come i parchi, un tempo visti come blocco allo sviluppo locale, tendano a rivelarsi di impatto economico positivo.
Naturalmente i dati prodotti da tali stime possono risultare discutibili (e sono infatti soggetti a discussione anche tra specialisti), ma e’ interessante notare come gli studi condotti in Italia e all’estero indichino quasi sempre che i valori ricreativi imputabili al bosco sono superiori - anche fino a quattro volte - rispetto ai valori del bosco per la produzione di legno.
Cio’ ha un’evidente importanza anche per la valutazione dei danni forestali.
Nel caso della moria del bosco in Europa, ad esempio, sono state condotte di recente alcune stime sul danno economico che puo’ derivare da questo fenomeno.
Per 1’Europa in complesso le perdite per I’industria del legno ammonterebbero a circa 15 mila miliardi di lire all’anno, ma le perdite di servizi ambientali sono stimate in oltre 19 mila miliardi.
Calcolando quindi anche il valore economico della foresta come ambiente, il costo della moria del bosco raggiunge in Europa 1’enorme cifra di oltre 34 mila miliardi, di cui oltre la meta e’ costituita da perdite economico-ambientali.
Se per stimare i valori ricreativi del bosco si dispone ormai di vari metodi e di una esperienza crescente nei paesi sviluppati, molto resta invece da fare per altri valori delle foreste, e si tratta forse dei piu’ importanti.
Uno di questi valori e quello delle foreste per la CO2, ma altri casi tipici sono quelli della foresta come habitat e della varieta’ genetica conservata dai boschi In questi casi la valutazione economica ha davanti difficolta’ molto grandi o, in alcuni casi, insormontabili.
Si stima ad esempio che le vendite di medicinali realizzati a partire da piante delle foreste tropicali raggiungano nel mondo 1’importante cifra di 15 mila miliardi di lire, ma cio’ rappresenta un ben povero indicatore dell’immenso valore che gli ecosistemi forestali hanno sotto questo profilo.

L’immenso tesoro della "biodiversita’"

FINO AD OGGI GLI SCIENZIATI hanno infatti analizzato solo 5 mila delle 25 mila specie di piante esistenti, rinvenendo in una quarantina di esse proprieta’ medicinali importanti.

Si puo’ quindi ritenere che tra le moltissime piante selvatiche non studiate esistano numerose altre possibilita’ di scoprire sostanze medicinali di grandissimo valore economico.
Una considerazione analoga vale per 1’agricoltura, dove il 90 per cento della produzione mondiale proviene da una decina di specie vegetali e una decina di specie animali, ma si sa che sono commestibili oltre 75 mila specie di piante per lo piu’ provenienti da ambienti forestali e che alcune di esse sono gia’ state usate dall’uomo in diverse epoche della storia.
Inoltre dalle varieta’ selvatiche forestali 1’agricoltura trae spesso il materiale genetico per aumentare la resistenza alle malattie delle colture commerciali e per le innovazioni delle biotecnologie.
Il grande valore economico delle specie selvatiche conservate dalle foreste e’ quindi evidente, ma e’ difficilmente calcolabile in termini monetari.
Anche se in questi casi gli economisti dispongono di concetti come quello di "valore di opzione" (ad esempio si e’ disposti a rinunciare ad un progetto di sviluppo in una foresta tropicale quando si valutano di piu’ i benefici potenziali che essa potra’ dare in futuro se conservata), si rimane lontani da una vera capacita’ di quantificare.
Di cio’ si rammaricano anche molti conservazionisti, poiche’ ritengono che se si potessero dimostrare le grandi perdite economiche della deforestazione si contribuirebbe a rallentarla.
Questo introduce anche uno dei problemi di fondo della valutazione economica della foresta come ambiente e cioe’ la legittimita’ ed utilita’ dell’operazione.
La legittimita’e’ contestata tradizionalmente da una parte del pensiero ambientalista, ma anche da alcuni economisti, che ritengono inaccettabile dare un valore economico all’ambiente, affermano una rilevanza esclusiva alle considerazioni di etica sociale o individuale, ritengono troppo ottimistico pensare di poter dare valori economici a un paesaggio o a un animale in estinzione o vedono in questo un rischio di decisioni contro la conservazione della natura.
Si puo’ invece ritenere che la legittimita’ di tali stime economiche dipenda essenzialmente dall’uso che se ne fa, e quindi dal fatto che siano "utili" o meno per corrette scelte di conservazione ed uso dell’ambiente.

I valori economici non possono sostituire altri valori, ma possono essere una preziosa informazione in piu’ a disposizione delle politiche ambientali e forestali.

Queste ultime, oltre che con i principi, devono spesso fare i conti con costi e vantaggi degli interventi e la valutazione economica dell’ambiente puo’ aiutarle in molti casi ad affermarsi contro altri interessi e culture non favorevoli alla conservazione della natura. In questo senso, un esempio della possibile utilita’ delle stime economiche ci e’ offerta dalla moria del bosco in Europa.
Gli enormi costi della moria riferiti in precedenza corrispondono a circa il doppio delle spese pubbliche intraprese in Europa contro 1’inquinamento atmosferico, una delle cause della morte dei boschi.
Cio’ significa che anche in base al semplice calcolo economico sarebbe giustificato impegnare maggiori risorse nelle politiche di protezione dell’aria e dei boschi.