Il bosco una risorsa da valorizzare

 

 tratto da Vita in Campagna-Guida illustrata- La coltivazione del bosco,
supplemento al n. 4/2001 - autore: Giustino Mezzalira

 Se si chiede all'uomo della strada "qual è la coltura più diffusa in Italia?" la risposta sarà probabilmente "il mais!" oppure "il grano!" a seconda che a rispondere sia un cittadino del nord oppure un cittadino del sud.

Entrambi sbagliano perché, anche se potrà sembrare strano, la coltura più diffusa è il bosco, al nord come al sud!

 In Italia sono presenti infatti, secondo i dati ufficiali dell'Inventario forestale nazionale ( 1985), 8.675.000 ettari di bosco mentre nel 2000 gli ettari coltivati a mais sono stati 1.087.405 e quelli coltivati a frumento tenero e a grano duro sono stati 2.317.710.
Nonostante le ricorrenti notizie "ferragostane" sugli incendi boschivi facciano presagire una inesorabile erosione del patrimonio forestale nazionale, la superfìcie forestale italiana da almeno 50 anni è in costante espansione e ormai non è lontano il traguardo di un terzo del Paese ricoperto dai boschi.

Paragonare i boschi alle colture agricole non è inesatto perché i boschi italiani sono coltivati da epoche antichissime per ritrarne, analogamente a quanto si fa con i campi, una serie di prodotti "agricoli": legno, frutti, erba, funghi, selvaggina e numerosi altri prodotti.

 Molti boschi sono tali "da sempre", nel senso che la loro superficie non è mai stata disboscata per essere coltivata a pascolo, a seminativo, a frutteto o a vigneto. Molti altri invece derivano da rimboschimenti effettuati nell'ultimo secolo o dalla ricolonizzazione spontanea da parte della vegetazione forestale di terreni precedentemente agricoli.

Tutti portano impressa in modo profondo l'impronta dell'uomo e solo piccoli lembi possono essere definiti come "naturali". Circa il 60%  dei boschi italiani è  proprietà privata.

Secondo i dati dell'ultimo Censimento dell'agricoltura (1990) le aziende che possiedono boschi sono 817.800, con una superficie media di 6,8 ettari per azienda. Ciò vuoi dire che in Italia, come in molti Paesi europei, il bosco è soprattutto posseduto da una miriade di piccoli proprietari.

La frammentazione della proprietà dei boschi non va considerata come un fattore negativo in sé: diviene negativa solo se non è compensata da una lato da una diffusa cultura forestale e dall'altro dall'organizzazione di forme cooperative di gestione.

Nel settore agricolo vi sono comparti fortissimi costituiti da vasti raggruppamenti di piccoli produttori preparati e ben organizzati all'interno di consorzi, cooperative, associazioni di produttori (si pensi solo alle cantine sociali, alle cooperative di frutticoltori o di orticoltori, ecc.).

Purtroppo nel caso dei boschi in Italia mancano entrambi i fattori che possono compensare la frammentazione della proprietà: la cultura forestale dei proprietari è generalmente scarsa o nulla; mancano quasi del tutto, al contrario di quanto avviene in gran parte degli altri Paesi europei, strutture cooperative di gestione, quali i Consorzi forestali.

 Non potendo agire sul fronte della cooperazione tra i proprietari, con questa Guida Vita in Campagna vuole dare un contributo alla crescita della conoscenza dei boschi privati, soprattutto delle piccole proprietà possedute da migliaia di lettori, mostrando in particolare come si possono coltivare per ritrarne una vasta gamma di prodotti e di servizi.

 II momento per parlare di boschi  privati è favorevole: in tutte le Regioni italiane infatti sono o stanno per diventare operativi i "Piani di sviluppo rurale" che incentivano i proprietari a prendersi cura dei loro boschi, offrendo sostegni finanziari per le cure colturali, le migliorie, l'acquisto di macchinari e di attrezzature, ecc.

Un forte impulso alla valorizzazione dei boschi privati viene anche dagli incentivi legati all'utilizzo energetico del legno.

 Per cercare di contrastare l'aumento della concentrazione dei gas che provocano il così detto "effetto serra" (in particolare il diossido di carbonio), la comunità intemazionale si è data degli obiettivi precisi, contenuti nella Convenzione di Kyoto.
Il legno rientra tra le fonti energetiche che non provocano l'aumento di gas serra in quanto il biossido di carbonio emesso durante la combustione pareggia quello sottratto all'atmosfera con la fotosintesi clorofilliana.

 Bruciare legno per produrre energia è dunque un'azione " neutrale" dal punto di vista delle emissioni di "gas serra" e giustamente oggi essa viene incentivata da un insieme di norme e provvedimenti nazionali e regionali.

In pratica chi brucia legno per produrre energia termica ed energia elettrica riceve dei contributi giustificati dall'obiettivo di ridurre le emissioni di gas serra. Infine, indipendentemente da valutazioni di carattere economico, prendersi cura dei propri boschi rientra tra le attività che maggiormente mettono in contatto con l'ambiente e con la natura e che offrono concrete occasioni per migliorare entrambi: curando i boschi infatti si prevengono le frane e gli smottamenti, si riduce il rischio di incendi, si migliora l'habitat di molte specie di animali selvatici, si creano opportunità di svago.

 Chi ha la fortuna di possedere un pezzo di bosco può in definitiva ricavare dalla sua coltivazione e valorizzazione sia benefici di tipo materiale che soddisfazioni di tipo ricreativo ed estetico; essi saranno tanto maggiori quanto più l'agire sarà guidato dalla conoscenza.