Gli elicotteri

tratto da "Come proteggerci dagli incendi boschivi"
collana "Protezione Civile e Ambiente " Regione Piemonte 1996
di Giovanni Bovio


 

Nell’estinzione degli incendi boschivi gli elicotteri sono diventati insostituibili. Alcune volte integrano il lavoro degli aerei ad ala fissa, ma nella maggioranza dei casi sono l’unico appoggio aereo alle squadre a terra.
L’utilità più immediata dell’elicottero è di consentire al coordinatore dell’estinzione di fare una ricognizione sull’incendio per meglio rendersi conto della situazione e di quali mezzi siano necessari.
Senza il sopralluogo aereo non è facile valutare le caratteristiche dell’incendio, specialmente se questo è esteso.
Un’altra attività dell’elicottero è il trasporto di squadre e delle loro attrezzature migliorando così l’efficienza della estinzione, specialmente negli incendi vasti, raggiungibili solo con lunghi tragitti a piedi.
Le squadre quindi possono giungere al luogo delle operazioni senza essere già affaticate dalla marcia.
L’elicottero svolge poi l’attività di estinzione diretta, impiegando attrezzature che verranno in seguito descritte.
Inoltre l’aeromobile può intervenire come eliambulanza qualora si renda necessario.
Tutte queste attività evidenziano che l’elicottero è una macchina da trasporto la cui efficienza è ottimizzata dall’organizzazione e da attrezzature che permettano lo sfruttamento delle sue potenzialità.
Nei servizi antincendi boschivi dei diversi Stati, vengono impiegati i più disparati modelli di elicotteri.
In Italia si usano soprattutto quelli leggeri e più raramente quelli di grande capacità di trasporto.
A questi ultimi appartiene il CH 47 Chinook di cui sono disponibili 11 aeromohili di proprietà del Dipartimento della Protezione Civile e gestiti dall’Esercito.
É un modello di aeromobile da trasporto medio con due rotori in tandem.
Può sollevare un carico di 10 tonnellate, pari al suo peso.
Per questa sua caratteristica è impiegato per trasportare in località difficilmente accessibili, (particolarmente le piccole isole del Tirreno), squadre, loro automezzi e attrezzature.
Può lanciare sulle fiamme l’acqua contenuta in una benna (denominata Smockey), di capacità di 5000 litri e di peso a vuoto di 500 kg, trasportata al gancio baricentrico.
La benna, alta 2,40 m non può essere introdotta nella carlinga e quindi durante il trasferimento dalla base all’incendio, viene trasportata al gancio.
Questo fatto limita la velocità al massimo a 185 km/ora.
In queste condizioni il CH 47 non può avere autonomia operativa superiore ai 175 km. L’intervento ideale è in prossimità del mare o di invasi della profondità di almeno 2,50 m.
La superficie minima, senza ostacoli, per operare deve essere di almeno 1800 mq.
Il riempimento della benna avviene per affondamento e l’acqua entra attraverso il fondello aperto, da un martinetto azionato da aria compressa su comando del pilota.
Il CH 47 pur essendo utile si è assai dispendioso poichè la somma dei costi (fissi e variabili) per il suo uso ammonta oggi a £ 21 mil/ora.
Altri grandi elicotteri possono essere richiesti in caso di necessità: gli AB 212 della Marina e dell’Aeronautica.
Il loro impiego è però solitamente limitato al coordinamento degli altri mezzi aerei e talvolta al trasporto di materiali e uomini.
Assai più frequentemente adoperati sono gli elicotteri leggeri.
In Piemonte il servizio elicotteri iniziò alla fine del 1974 impiegando i Nardi 300.
Si trattava di prime applicazioni, con aeromobili assai piccoli, che ben presto si rivelarono inadatti all’estinzione degli incendi e vennero sostituiti da modelli con maggiori capacità di carico e dotati di motore a turbina.
Gli elicotteri leggeri, usati oggi, uniscono costi di esercizio molto più bassi e maggiore versatilità di intervento.
Infatti non è tanto importante la capacità di scaricare grandi masse di acqua ad ogni lancio, quanto la precisione operativa e la possibilità di lavorare in modo tempestivo e continuo.
Di solito gli elicotteri leggeri si usano su aree raggiungibili al massimo in un’ora di volo.
Quindi i servizi regionali antincendi dispongono basi in posizione possibilmente baricentrica rispetto alle zone colpite dagli incendi.
Con gli elicotteri leggeri si ottiene facilmente la continuità di lavoro poichè, se l’organizzazione è efficiente, quando intervengono sono affiancati da un’autobotte officina che garantisce il rifornimento ed l’immediata manutenzione.
L’autobotte di appoggio dovrebbe partire all’allarme e prima dell’elicottero (che richiede maggiore tempo tecnico per il decollo).
Così l’aeromobile raggiunge l’incendio e inizia l’estinzione sfruttando tutta la sua autonomia.
Quando servirà il rifornimento l’autobotte, pur più lenta, sarà arrivata.
Gli elicotteri più frequentemente usati sono i Lama dell’Aerospatiale e i BN 500 della Breda Nardi ed gli AB 412.
Questi ultimi due sono in dotazione al Corpo Forestale dello Stato.
Questi ed altri modelli sono impiegati da molte Regioni che se ne avvalgono sulla base di apposite convenzioni con le ditte private proprietarie dei mezzi.
Gli elicotteri impiegano varie attrezzature per l’estinzione.
Una di esse, consiste in un sistema di lance alimentate da un serbatoio integrato contenente acqua o ritardanti.
In Italia questa attrezzatura è stata impiegata, negli anni passati, su BN 500 D.
Le due lance di aspersione sono montate nella parte anteriore dei pattini dell’elicottero e sono movimentate zenitalmente da motori elettrici.
I movimenti azimutali vengono imposti dalla rotazione di tutto l’aeromobile.
Una pompa assicura una portata di quasi 500 litri/min. Con questa attrezzatura si può volare davanti al fronte di fiamma evitando la colonna di convezione che per la temperatura molto più elevata dell’ambiente circostante sale velocemente verso l’alto. Poichè la pressione di esercizio (circa 5 atm) permette di raggiungere distanze fino a 30 metri dall’elicottero, si può fare il lancio sulle fiamme mantenendo l’aeromobile in zona di sicurezza.
L’attrezzatura di estinzione più comunemente impiegata dagli elicotteri leggeri è la benna trasportata al gancio baricentrico.
Le modalità operative sono analoghe a quanto si è in precedenza accennato per la benna Smockey.
Variano ovviamente, la scelta dei materiali, le caratteristiche costruttive, l’apertura del fondo realizzata con diversi accorgimenti tecnici e soprattutto la capacità. I modelli sono molti, alcuni rigidi, altri flessibili e di materiale leggero.
Tutti si riempiono per affondamento o per ribaltamento dopo l’impatto sulla superficie d’acqua.
Nella parete esterna vi sono "tappi di livello" che servono a regolare automaticamente il riempimento in funzione della quota, vento e turbolenza.
È importante che il peso sia limitato perchè va a scapito del carico utile trasportabile. I modelli più leggeri pesano circa 50 Kg. Con la benna al gancio baricentrico si lancia acqua sulle fiamme facendo un attacco diretto: la quantità deve essere direttamente proporzionale all’intensità dell’incendio.
Se si può affrontare il fuoco con attacco diretto da terra, il compito dell’aeromobile è contenere l’emanazione termica a livelli da permettere alle squadre di operare agevolmente.
Se l’intensità è eccessiva, le squadre a terra non possono più avvicinarsi al fuoco e quindi l’aeromobile dovrebbe fare tutto il lavoro di estinzione.
Premesso che ciò è possibile solo e comunque fino a certe emanazioni termiche, è evidente che le cadenze di lancio nei due casi devono essere assai diverse.
Nel primo si tratta di fare dei lanci, passando velocemente, per coprire con minore quantità di acqua una superficie maggiore.
Nel secondo caso, non potendo contare sull’appoggio a terra, la quantità di litri/mq deve essere più elevata.
Queste considerazioni evidenziano che il vero fattore limitante del lavoro dell’elicottero con la benna è la possibilità di rifornimento.
L’acqua deve essere vicina al luogo delle operazioni. In caso contrario, il tempo per coprire distanze e dislivelli vanifica l’esito del lavoro.
Per assicurare la continuità operativa dell’aeromobile, è estremamente importante che ìn sede di pianificazione siano previsti punti di rifornimento idrico, distribuiti secondo le esigenze e con capacità adeguata, per garantire il rifornimento anche negli incendi di maggiore durata.
Non si dovranno prevedere grandi invasi, normalmente di costo sproporzionato al beneficio che possono offrire.
Gli invasi grandi inoltre non sono una soluzione tecnica valida. Infatti accade spesso che il pilota o il direttore dell’estinzione debbano avvalersi di differenti punti idrici a seconda dell’ evoluzione del fuoco.
Se vi è un unico invaso ci si rivolge ovviamente a quello, ma presto gli spostamenti diverranno via via più gravosi con l’allontanarsi dell’incendio.
È per questo motivo che i punti di rifornimento idrico, per elicotteri leggeri, devono essere numerosi ed il loro costo non deve costare più di 5 ore di volo.
Quando il territorio non è ancora attrezzato, e quindi diviene difficile o casuale reperire punti di rifornimento idrico, si possono realizzare invasi mobili.
Alcuni servizi Antincendi Boschivi Regionali si sono dotati di vasche smontabili da impiegare in prossimità dell’incendio. L’alimentazione si fa dagli acquedotti o da qualunque presa con portata di qualche litro/sec.
Così riempita la benna per affondamento nella vasca, si ripristina il livello mentre l’elicottero compie il trasferimento sull’incendio.
Comunque, con le squadre a terra se non si raggiungono cadenze di lancio di oltre 15/ora non è opportuno continuare nell’operazione di attacco diretto.
Se non si può contare su squadre che lavorano sul fronte di fiamma, si deve poter effettuare una cadenza di lancio di almeno 25/ora.
Queste considerazioni evidenziano quanto debba essere stretto il collegamento tra l’aeromobile e le forze a terra.
L’elicottero lavorerà in modo ottimale se potrà basarsi sulle infrastrutture previste dalla pianificazione: in modo particolare dei punti di rifornimento idrico, delle piazzole di atterraggio lungo i viali tagliafuoco, delle possibilità di agire delle squadre a terra in base alla loro dislocazione e ai mezzi in dotazione.
Sono disponibili anche attrezzature elitrasportate che consistono in un gruppo motore-pompa-naspo da inserire su un serbatoio elitrasportabile.
Questo gruppo è compatibile anche con i serbatoi degli automezzi.
Si ha così un’attrezzatura trasportabile, fino quando possibile con mezzi a terra, e quando la viabilità non lo consente più, con il mezzo aereo.
Il serbatoio è stato dimensionato per contenere 500 litri. Il peso totale con pieno carico è agevolmente trasportabile dagli elicotteri leggeri. Tuttavia qualora le condizioni operative lo imponessero, si può alleggerire il carico con un riempimento minore. L’attrezzatura puè essere calata nel bosco con un cavo di adeguata lunghezza.
Il serbatoio è stato munito di ammortizzatori con geometria tale da assicurare stabilità al ribaltamento, e l’atterraggio senza danni, anche su terreni accidentati. L’apparecchiatura, portata nel bosco, permette di realizzare getti, pieni o nebulizzati, con un’apposita lancia.
L’autonomia operativa varia in funzione dell’intensità dell’incendio.
Teoricamente è possibile agire, per ogni riempimento, su un settore del fronte di fiamma di oltre 150 metri di lunghezza.
Con questa apparecchiatura l’elicottero svolge solo il trasporto assicurando che, sul fronte di fiamma, vi siano sempre dei serbatoi pieni. Si ottiene così un continuo collegamento tra l’aeromobile e gli uomini a terra con aumento della sicurezza delle squadre.
Anche per le operazioni di volo si ha maggiore sicurezza poichè l’aeromobile non deve più transitare nella colonna di convezione ma solo intervenire in luoghi in cui il fuoco non è ancora arrivato.