tratto da
"Come proteggerci dagli incendi boschivi"
collana "Protezione Civile e Ambiente " Regione Piemonte 1996
di Giovanni Bovio
Oggi i mezzi aerei vengono
impiegati frequentemente per l’estinzione.
Si iniziò ad usare gli aeromobili ad ala fissa nella lotta al fuoco molti
anni orsono. Risale al 1930, in California, il primo intervento di attacco diretto.
Si lanciò l’acqua contenuta in due serbatoi fissati ad un Ford 4-AT-E
Trimotor.
I primi lanci non furono soddisfacenti, tuttavia proseguirono applicazioni e
sperimentazioni.
Dopo la seconda guerra mondiale si adoperarono aerei che potevano trasportare
pesi notevoli e serbatoi assai capaci.
Nel Montana nel 1947 furono impiegati i bombardieri B-29.
Nel 1953 nella Contea di Los Angeles, furono trasportati con un DC-7 Douglas
dei contenitori della capacità di 1500 litri per fare l’aspersione per gravità.
Si lanciò il liquido cercando di assicurarsi che la quantità che
raggiungeva il fronte di fiamma fosse sufficiente per l’estinzione.
Si concepiva l’impiego dell’acqua soprattutto con funzione soffocante, cercando
cioè di ottenerne un velo sul combustibile per isolarlo.
Si sottovalutava la funzione raffreddante svolta durante la vaporizzazione.
L’intervento aereo era concepito per arrestare totalmente l’incendio senza considerare
l’azione delle squadre a terra.
Per migliorare l’efficienza dei lanci, negli anni ‘50, cominciarono a moltiplicarsi
le iniziative per allestire aerei capaci di trasportare le più diverse
quantità di acqua.
Per questa varietà di mezzi divennero possibili varie modalità
di concepire la lotta aerea al fuoco.
Alcuni sostenevano che l’aereo doveva essere impiegato solo per il primo intervento
lasciando alle squadre a terra il proseguimento del lavoro di estinzione.
Secondo altri la migliore resa era offerta da mezzi di media capacità
che, dopo aver fatto l’attacco iniziale, continuavano ad appoggiare le squadre
a terra.
Altri ancora ritenevano che fosse l’aereo a dover fare tutta l’azione estinguente,
quindi dovesse avere capacità di carico elevate.
Dopo alcuni anni di applicazione dei più disparati modelli se ne differenziarono
alcuni adatti per precise operazioni e in determinati ambienti.
Si affermarono mezzi idonei ad intervenire in prossimità di superfici
di acqua, quindi particolarmente utili nelle zone costiere o con laghi.
Inoltre per poter adoperare i prodotti ritardanti si utilizzarono sempre di
più mezzi, con differente capacità di carico, adatti all’aspersione
delle miscele.
Questa differenziazione indusse, negli anni ‘70, alcuni autori a distinguere
i mezzi aerei in "Water bomber" e "Fire bomber": i primi
adatti a fare il lancio di acqua, i secondi attrezzati per l’aspersione di miscele
ritardanti a lungo termine, sia per gravità sia sotto pressione.
Il servizio aereo impiegato oggi in Italia è dotato di mezzi assai diversificati,
pertanto vi è la possibilità di scegliere la macchina più
adatta ad ogni tipo di incendio.
Vengono impiegati mezzi attrezzati per l’aspersione di acqua o di miscele ritardanti.
Le aspre polemiche che infuriavano nella metà degli anni '70 tra i sostenitori
dell'uno o dell'altro tipo di aspersione sono da ritenersi ridimensionate dall'esperienza
che ha dimostrato che non vi è una tecnica migliore in assoluto.
Per gli interventi tutti i mezzi fanno capo al Centro Operativo Aereo Unificato
(C.O.A.U.) che entrò in funzione nell'estate del 1982, presso il Dipartimento
della Protezione Civile, e che da allora coordina le operazioni aeree richieste
dai Centri Operativi Regionali (C.O.R.).
Per la campagna antincendi del 1995 è stata applicata una procedura sperimentale
d'intervento aereo antincendio per contenere il più possibile il tempo
che intercorre dal momento in cui si evidenzia la necessità di usare
l’aeromobile al momento in cui inizia ad operare sul fuoco.
Gli aeromobili usati oggi in Italia sono concettualmente distinguibili in due
categorie. Una comprende mezzi attrezzabili per l'estinzione ma non dedicati
permanentemente ad essa. Su questi mezzi si possono installare, in tempi compresi
tra i 90 e i 120 minuti, degli allestimenti che
li rendono idonei alle operazioni antincendio.
Così è possibile attrezzare i velivoli all'inizio del periodo di massima
frequenza di incendio con il vantaggio di usare l'aereo per altri lavori nelle
stagioni senza pericolo. I mezzi aerei italiani appartenenti a questa categoria
impiegano i sistemi MAFFS (Modular Airborne Fire Fighting System) e SAA (Sistema
Aeronautico Antincendio).
Questi allestimenti
modulari vengono impiegati rispettivamente sugli aerei Lockheed C-130 Hercules
(1 disponibile) ed Aeritalia G 222 (5 disponibili).
Questi aeromobili sono
tutti gestiti dall'Aeronautica militare che però ha la proprietà
solo del C-130, mentre i G 222 sono di proprietà del Dipartimento della
Protezione Civile. Il MAFFS è costituito da 5 serbatoi della capacità
totale di 13600 litri, collegati tra loro.
Confluiscono verso 2 ugelli di uscita. È possibile scaricare un serbatoio
per volta, così come tutto il carico contemporaneamente.
Il modulo è progettato per fare l'aspersione di miscele ritardanti a
lungo termine.
La miscela viene espulsa sotto una pressione variabile in funzione della deriva
(spinta laterale esercitata dal vento) prevista e soprattutto delle caratteristiche
della vegetazione.
L'effetto del lancio
è in larga misura subordinato alla quantità e tipo della biomassa
in combustione.
A terra deve essere individuato il comportamento del fuoco, la sua velocità
di avanzamento e la sua intensità ed in modo particolare dove dovrà
avvenire il lancio.
Questi dati devono essere
rilevati, da uno specialista forestale che coordina l’insieme delle operazioni,
e trasmessi all’equipaggio in volo.
La tempestività della trasmissione di queste informazioni è assai
importante perchè le condizioni dello sviluppo del fuoco possono cambiare
anche in tempi relativamente brevi. Con il lancio si realizza una striscia,
lunga fino a 500 m e larga fino a 50 m che farà rallentare o fermerà
l’incendio.
L'aereo fa lo scarico alla velocità di circa 250 km/ora e ad una quota
compresa tra i 50 m ed i 100 m dalla chioma degli alberi.
Il sistema SAA ha delle analogie costruttive con quello precedentemente descritto
e può contenere 6300 litri di miscela.
Le prestazioni del velivolo G 222 permettono il lancio alla velocità di circa
240 km/ora. Si possono realizzare delle strisciate lunghe fino a 300 m portando
al suolo da 0,2 a 1,5 litri/mq.
La concezione costruttiva affine fa sì che i sistemi descritti abbiano
analoghi impieghi. Una seconda categoria comprende aerei che per le loro caratteristiche
costruttive sono completamente dedicati all’impiego antincendio.
In Italia di questa categoria sono impiegati il "Canadair CL215" (3
aeromobili disponibili sono di proprietà del Ministero delle Risorse
Agricole, Alimentari e Forestali) e il "Canadair CL41" (4 aeromobili
disponibili sono di proprietà del Dipartimento della Protezione Civile).
Altri 2 CL215 sono di proprietà della Società cui è stata
affidata la gestione dei tutti i "Canadair".
Questi aeromobili hanno nella fusoliera due serbatoi di 2673 litri ciascuno,
con un portellone delle dimensioni di 166 cm X 80 cm nella parte inferiore.
Il riempimento dei serbatoi può avvenire sia a terra sia su una superficie
d'acqua con un'operazione detta "flottaggio" o "scooping".
In questa fase, della durata di circa 10 secondi, apposite sonde (una per serbatoio)
vengono abbassate idraulicamente e convogliano l’acqua all’interno dell’aereo
che viaggia a circa 120 Km/ora.
Il flottaggio si può fare su tutte le superfici di acqua di almeno 1500
m, senza onde di rilievo.
Se il vento è a prora questo spazio può essere ridotto a 8-900
m.
Il lancio viene solitamente effettuato alla velocità di 180 Km/ora e
ad una altezza di circa 30 m dalle chiome degli alberi.
In queste condizioni si lancia almeno 1 litro/mq. I serbatoi possono essere
vuotati contemporaneamente o in tempi successivi.
Nel primo caso l'area interessata è di circa 80 m x 20 m, mentre nel
secondo di circa 140 m x 12 m. 
In funzione delle caratteristiche dell'incendio, il coordinatore delle operazioni
concorda con l'equipaggio in volo le modalità di azione.
Con i ritardanti a lungo termine à opportuno fare la strisciata pressochè
parallela al fronte di fiamma.
La scelta del punto in cui iniziare l'attacco dipende dall'obiettivo da raggiungere.
Di solito si tende ad arrestare la testa, cioè la parte dell'incendio
che avanza più velocemente.
Se il fronte è assai esteso e vi sono sufficienti squadre, può
essere opportuno interrompere il fianco (parte laterale dell'incendio ad avanzamento
lento) lanciando perpendicolarmente ad esso per consentire alle squadre di entrare
nel perimetro dell’incendio.
Questa tecnica è nota con l'espressione francese "flanc percé"
cioè "fianco bucato". L'impiego dei Canadair deve essere limitato
alle zone entro 25 Km dagli specchi di acqua poichè altrimenti la cadenza
di lancio sarebbe insufficiente per l'estinzione.
Infatti la velocità di crociera di questo velivolo è di 291 km/ora, quindi
relativamente bassa per coprire in tempo utile distanze elevate dal punto di
rifornimento.
Per contro quando opera vicino a specchi d'acqua ottiene considerevoli risultati.
I Canadair sono largamente impiegati e solo nel 1994 hanno fatto 889 interventi
con 6119 lanci e 3597 ore di volo totali.
In Piemonte questi mezzi aerei sono intervenuti molte volte ma non nella stessa
proporzione in cui sono stati impiegati in altre regioni (nel 1992 per il 4,2%
di tutti gli interventi nazionali).
Il motivo principale dell'impiego relativamente contenuto rispetto al numero
di incendi è che solo quando vi sono periodi di particolare gravità
si richiedono al COAU questi mezzi. La loro opera è spesso riservata
a momenti in cui vi sono molti incendi contemporanei. Talvolta vi sono limiti
alle operazioni aeree.
Il vento impedisce di scaricare causando eccessiva deriva o addirittura precarie
condizioni di sicurezza a bassa quota.
Altre volte la colonna di convezione ristagna e, particolarmente nella valli
strette, il fumo invade zone di cielo così ampie da impedire le operazioni
di attacco aereo che avvengono con volo a vista.