19 febbraio
Gli ecologi, cioè
coloro che si dedicano allo studio e alla difesa dell'ambiente naturale, probabilmente
non troveranno simpatico questo santo, che durante una battuta di caccia, per
snidare la selvaggina e riempire il carniere di lepri e fagiani, non esitò
ad appiccare il fuoco al bosco. 
Per placare le ire dei coloni, che ebbero distrutti dalle fiamme raccolti e
cascinali, il governatore di Piacenza, Galeazzo Visconti, fece condannare a
morte il primo malcapitato che ebbe tra le mani, lacui sola colpa era quella
di essersi trovato nella foresta durante il pauroso falò.
Il vero colpevole, Corrado Confalonieri, classe 1290, regolarmente coniugato,
di professione soldato di ventura, nato e anagraficamente residente a Piacenza,
era fondamentalmente un galantuomo (piromanìa a parte), perciò non esitò
a costituirsi quando seppe che un innocente avrebbe pagato con la morte il suo
atto di leggerezza.
Dopo aver confessato il malfatto, Corrado si disse disposto a risarcire i danni.
E così fece, riducendosi in povertà.
Poiché le vie del Signore sono infinite, il piromane cacciatore di frodo, attitudine
assai poco francescana, approdò pentito ma in pace con la propria coscienza
al Terz'ordine francescano di Calendasco, nel 1315, dopo essersi separato consensualmente
dalla moglie Eufrosina, la quale, per non essere da meno del marito, si rinchiuse
nel monastero francescano di S. Chiara di Piacenza.
Dentro il saio francescano palpitava ancora il cuore dell'errabondo uomo d'arme.
Dopo anni di pio vagabondaggio da un santuario all'altro, fra Corrado, varcato
lo stretto di Messina, nel 1343 raggiunse la verde pianura di Avola, oltre Siracusa,
fustigata dall'abbagliante luce del caldo sole che già a capodanno schiude
le gemme dei mandorli; proseguì tra le forre dei monti e si stabilì
nella cittadina di Noto.
Scelse a dimora una cella accanto alla chiesa del Crocifisso.
La fama della sua santità lo seguiva come l'ombra e comprometteva la
pace e il silenzio cui tanto ambiva.
Quando si accorse che le troppe visite gli sottraevano il tempo dedicato all'orazione,
fra Corrado levò nuovamente le tende e andò a rintanarsi, non
scontrosamente ma umilmente, nella solitaria grotta dei Pizzoni che il popolo
avrebbe ribattezzato poi col nome di "grotta du san Currau". Ivi morì il 19
febbraio 1351.
Per la venerazione che i notigiani avevano per l'eremita, venuto dalla nativa
Piacenza ad abitare in mezzo a loro, fra Corrado venne sepolto nella più
bella tra le splendide chiese di Noto, la chiesa di S. Nicola che nel 1844 divenne
la cattedrale della nuova diocesi.