Regione LIGURIA
Convegno: BOSCO ED ENERGIA
Genova 10 dicembre 2001
Alfredo Milazzo - Coordinatore Regionale del Corpo Forestale dello Stato per la Liguria .
In Liguria la superficie coperta da
bosco, così come risulta dai dati dell'Inventario Forestale Nazionale del 1985,
dati che risultano ormai obsoleti ma che sono gli unici attualmente disponibili,
risulta essere di 374.000 ettari.
Il coefficiente di boscosità espresso come rapporto tra superficie totale e
superficie forestale è di circa il 70% ed è il più elevato in Italia.
I cedui, in gran parte in grave stato di abbandono, costituiscono il 52% della
superficie forestale mentre le fustaie ne rappresentano il 32%; il rimanente
è costituito da formazioni arbustive, riparie o formazioni particolari quali
le culture di specie a rapido accrescimento.
Da rilevare che si tratta quasi sempre di boschi misti di origine naturale dovuti
all'espandersi del bosco su quei terreni già agricoli poi divenuti marginali
per attività agricola e quindi definitivamente abbandonati.
Nei secoli passati, la Liguria era
quasi completamente ricoperta dal bosco, ma con gradualità a seguito dell'espansione
dei pascoli e delle colture agrarie, la superficie forestale si è notevolmente
ridotta fino a raggiungere il minimo storico intorno alla seconda metà del diciannovesimo
secolo.
Il progressivo abbandono del territorio è coinciso con i primi rimboschimenti
artificiali, e col graduale riespandersi del bosco naturale. Nel 1910, la superficie
forestale ligure era stimata in 237.000 Ha, con circa 54.000 Ha di castagneto
da frutto.
L'incremento di tale superficie nell'ultimo secolo è stato di circa 140.000
Ha .
La massa legnosa in piedi, è stimata in vari milioni di metri cubi che produce
incrementi medi variabili tra i due ed i sei metri cubi ad ettaro. Per rendere
più chiaro il concetto di incremento legnoso, ricordo che la massa legnosa di
un bosco è paragonabile ad un capitale depositato in banca che si accresce annualmente
dell'interesse e che ogni anno si somma al capitale.
L' interesse che è costituito dall'incremento annuale ed è formato dall'anello
di accrescimento legnoso che si forma di anno in anno in ciascun albero. La
produzione legnosa, o, meglio il prelevamento legnoso, è costituito dalla quantità
di legno che viene utilizzata mediante i tagli dei boschi, sommata alle perdite
per incendi, per l'azione dei parassiti, per l'azione di eventi meteorici che
determinano stroncamenti e sradicamenti ecc.
In Liguria il prelevamento legnoso
è molto minore degli incrementi correnti per cui il bosco annualmente continua
ad accresce in termini di massa. Dopo un periodo di intenso sfruttamento, in
periodo di guerra e subito dopo, i prelevamenti di legname per utilizzazioni
forestali, sono stati in continua diminuzione fino ai giorni nostri.
Tuttavia oggi in alcune zone della provincia della Spezia ed in minor misura
di Savona, dove era già presente una certa tradizione locale di attività forestale,
si sta verificando una lieve inversione di tendenza. Qual è il motivo di questo
fenomeno?
Tale inversione è dovuta al fatto che il bosco comincia a essere produttivo
e a fornire reddito.
Da rilevare che aumentando le dimensioni delle singole piante, con il passare
degli anni non solo aumenta il volume ma aumenta anche il valore economico delle
stesse in maniera più che proporzionale, in quanto è possibile ottenere assortimenti
di maggior pregio.
In Liguria la presenza del bosco su così vaste superfici, fa si che la pianificazione
territoriale coincida direttamente o indirettamente con la pianificazione forestale.
La programmazione forestale è sempre un aspetto di estrema delicatezza in quanto
trattasi di vera e propria pianificazione ambientale che è da correlarsi sempre
ad una molteplicità di fattori che si manifestano in tempi lunghi spesso con
conseguenze non facilmente prevedibili.
Il programmatore forestale si trova di fronte a numerose incertezze, in quanto
la multifunzionalità degli ecosistemi forestali va ad interessare una pluralità
di soggetti che in modo diretto o indiretto manifestano specifiche esigenze.
La normativa che Regione Liguria si
è data in materia forestale è prevalentemente interessata alla tutela del bosco
ai fini paesaggistici e in minor misura ai fini di difesa idrogeologica piuttosto
che al potenziamento dei fini produttivi diretti, e ciò con riferimento non
solo alle produzioni legnose ma anche alla produzione di funghi e di frutti
del bosco.
Il valore paesaggistico ed estetico del territorio non è un valore statico che
va protetto attraverso rigidi vincoli sull'attività antropica, ma è un valore
dinamico le cui caratteristiche mutano nel tempo, ed in ogni caso rappresenta
la conseguenza degli aspetti gestionali che si sono attuati nel tempo.
Le attuali formazioni forestali liguri
sono la conseguenza di una pesante azione di utilizzazione avvenuta nel passato,
seguita da un generalizzato abbandono selvicolturale.
La pianificazione e la programmazione degli interventi non sono realizzabili
con semplici progetti di architettura del paesaggio, come in parte lascerebbe
intendere l'attuale normativa vincolistica, in particolare del P.T.C.P., ma
soltanto attraverso valutazioni di tipo multifunzionale si possono determinare
i valori e i caratteri che la copertura forestale deve assumere per venire incontro
alle necessità di tutti i soggetti, non solo economici, che fruiscono a diverso
titolo della risorsa bosco.
La politica regionale volta alla valorizzazione
paesaggistica ed estetica del territorio, che ha trovato notevole assenso da
parte della popolazione che in Liguria peraltro è prevalentemente urbanizzata,
si è concretizzata in una serie di vincoli che non sempre però hanno tenuto
conto delle realtà sociali ed economiche locali e delle funzioni di difesa idrogeologica
e produttiva esercitata dal soprassuolo forestale.
Tuttavia è da evidenziare che la valorizzazione degli effetti estetici e ricreativi
delle aree boschive, specialmente se inserite in contesti di alto valore paesaggistico
come ad esempio si riscontra in alcuni parchi regionali, ha determinato nuovi
flussi turistici.
Tali flussi turistici verso le zone montane hanno creato nuove opportunità di
sviluppo economico parallelamente a nuove forme di agricoltura volte alla tipicizzazione
di prodotti locali inclusi quelli di provenienza forestale quali i prodotti
dell'artigianato del legno, i funghi, i tartufi ecc.
La difesa idrogeologica esercitata
dal bosco assume particolare rilevanza per la tutela della pubblica incolumità
in quanto in Liguria gran parte delle sistemazioni idrauliche e di difesa di
sponda degli alvei dei fiumi nei tratti montani, non sottoposte più da decenni
a regolare manutenzione, sono in gravi condizioni di precarietà.
Così il bosco è diventato succedaneo ed in parte alternativo alle sistemazioni
idrauliche montane. L'applicazione del vincolo idrogeologico solo a livello
puntale, limitata alla semplice riduzione di superficie boscata e ai movimenti
di terra, senza che mai vengano effettuati interventi di ampia scala sul territorio
di sistemazione idraulico forestale e agraria, è del tutto insufficiente per
attuare una valida difesa idrogeologica.
D'altra parte anche i criteri per
l'elaborazione dei piani di bacino, adottati in Liguria, che pur evidenziano
problematiche e criticità dei bacini fluviali, raramente portano ad interventi
di tipo sistematico finalizzati al potenziamento dell'azione regimante del bosco.
Il problema di incrementare l'efficienza della funzione protettiva del bosco
è complesso in quanto il valore di protezione di un bosco è costituito dalla
sommatoria di una serie di azioni la cui conseguenza non è limitata alla semplice
riduzione dell'erosione idrica dei suoli ma ha azione sui sedimenti, sulla regolazione
dei flussi idrici, sull'allungamento dei tempi di corrivazione, sulla stabilizzazione
dei versanti e sul miglioramento della qualità delle acque.
Per quel che riguarda gli aspetti
meramente produttivi, si intravedono nuove potenzialità dovute essenzialmente
al notevole aumento delle provvigioni esistenti per mancanza di utilizzazioni
e riduzione delle superfici percorse da incendio.
Come già accennato, nuovi imprenditori operanti nell'ambito della filiera forestale,
iniziano a manifestare interesse per il settore legno, per le interessanti prospettive
economiche che si intravedono e con possibili ricadute positive per l'occupazione.
Purtroppo la mancanza sistematica di interventi forestali di sostegno alle attività
economiche di settore nel territorio ligure, radicalmente trasformato dai noti
fenomeni di esodo rurale del passato per cui il bosco ha sostituito la coltura
agraria, e la carenza di interventi gestionali e pianificatori di medio e lungo
termine, scoraggia lo sviluppo di imprese che possono operare con continuità
e con successo in questo settore.
Un esempio è quello della mancata programmazione e realizzazione di una adeguata
rete di viabilità forestale multifunzionale per l'esbosco, a scopo antincendio,
per fini turistici, di servizio alle aziende agricole e zootecniche montane,
che associata alla assenza di manutenzione delle strade esistenti, ha favorito
lo sviluppo irrazionale di piste di esbosco e di piccoli tratti di vie forestali,
realizzate con notevole onere da privati, ad uso esclusivo di singoli fondi
o piccole tagliate e col fine esclusivo dell'esbosco.
Nonostante le problematiche esposte, aumenta localmente il numero di soggetti
che traggono reddito dal bosco; si tratta di soggetti che cominciano ad esercitare
attività forestale per integrare il proprio reddito, più raramente è di veri
e propri imprenditori che individuano il bosco come fonte di reddito principale.
E' un fenomeno che probabilmente tenderà
ad aumentare in quanto i prezzi di macchiatico cominciano a variare da valori
negativi a positivi o più che positivi.
Ricordo che il prezzo di macchiatico è costituito dal valore della massa legnosa
in piedi. In parole povere in alcuni boschi il capitale legno è aumentato fino
al punto in cui il valore delle masse legnose ricavabili meno le spese per la
trasformazione della massa legnosa costituite dalle spese di taglio, allestimento,
esbosco, carico, trasporto ecc., risulta economicamente vantaggioso.
Se fino a pochi anni fa le imprese utilizzatrici del bosco in Liguria si sono costantemente ridotte per l'indisponibilità di lotti boschivi ad alto valore e per indisponibilità di capitali, sia per l'acquisto dei soprassuoli boschivi, sia per affrontare i costi di trasformazione, e ciò anche perché i finanziamenti comunitari specifici sono risultati insufficienti e vincolati a norme che ne hanno limitato l'erogazione, oggi per la presenza di soprassuoli a macchiatico positivo, si nota un inizio di inversione di tendenza.
Spesso si tratta di lavoro sommerso
o in nero che sfugge anche alle statistiche economiche.
E' evidente che ancora moltissimi boschi si trovano in condizioni di macchiatico
negativo, in quanto situati lontano dalle strade o poiché orografia della montagna
rende difficoltoso l'esbosco, ma anche perché solo alcuni assortimenti hanno
macchiatico positivo mentre altri risultano ancora negativi.
Un tipico esempio è costituito dall'utilizzazione
dei cedui misti di castagno con presenza di pini marittimi.
La cartiera o le fabbriche di pallets richiedono il pino ma gli assortimenti
minuti di castagno di fatto non hanno mercato.
Il trattamento di un bosco e l'esecuzione
di razionali cure colturali influenzano notevolmente il valore del bosco, infatti
se il bosco non è curato la massa legnosa è costituita da piante difettose,
storte che non possono fornire assortimenti di pregio.
Viceversa se si praticano i diradamenti selettivi al momento opportuno, si "costruiscono"
piante ad alto valore tecnologico; tali operazioni colturali hanno però costi
elevati e pertanto è opportuno che vengano incentivate.
Vale la pena ricordare che ad ogni passaggio della filiera nella varie fasi
di lavorazione del legno, dal bosco al prodotto finito di segheria, maggiore
è il prezzo di macchiatico, minori sono le spese per arrivare al prodotto semilavorato,
quindi le cure colturali avvantaggiano non solo l'utilizzazione iniziale ma
tutto il sistema di filiera.
Infatti il rendimento è maggiore per i prodotti di pregio o di grosse dimensioni, in particolare se trattasi di legno d'opera, poiché le perdite di lavorazione risultano inversamente proporzionali alle masse lavorate. L'utilizzazione del bosco, e quindi le varie fasi di filiera, comprende le seguenti operazioni di lavoro:
1) La martellata ossia l'individuazione
degli alberi che si possono abbattere.
2) L'abbattimento degli alberi;
3) L'allestimento degli assortimenti che a sua volta comprende i lavori
di sramatura, scortecciatura, depezzatura;
4) Concentramento alle linee di esbosco;
5) L'esbosco fino alle strade camionabili;
6) Il trasporto di solito a mezzo di autocarri.
Ogni fase deve essere attuata impiegando
mezzi e sistemi di lavorazione che consentano la massima efficienza tecnica
ed economica.
Tutte le funzioni del bosco produttive, protettive ed estetiche, richiedono
interventi selvicolturali specifici, ma mentre solo le funzioni produttive consentono
interventi che possono essere effettuate dall'imprenditore privato, le altre
richiedono interventi finanziari di supporto in quanto spesso il prodotto utile,
o non trova collocazione sul mercato o la sua collocazione non copre i costi.
L'attività forestale, che si concretizza
con il taglio del bosco, risulta all'apparenza antiecologica e il controllo
di tale attività viene esercitato mediante procedure autorizzative per l'alto
fusto, o di controllo, per il bosco ceduo, e sanzionatorie.
Oggi c'è necessità di dare l'informazione corretta alla gente su che cosa consiste
l'utilizzazione boschiva e come questa se, condotta con le regole scientifiche
delle scienze forestali applicate, costituisce un vantaggio per l'ecosistema
naturale.
Occorre cioè dare la garanzia che le tecniche di utilizzazione adottate non siano distruttive ma che conservino la diversità biologica, tutelino l'ambiente e il paesaggio.
Una possibilità nuova è quella delle ecocertificazioni ed in particolare di quelle certificazioni che garantiscono che tutti i passaggi dalla foresta al prodotto finito avvengano in modo da rendere sempre rintracciabile la fonte del legname certificato nell'ottica che l'utilizzazione produttiva del bosco avvenga esclusivamente nei principi della gestione forestale sostenibile da un punto di vista ambientale.
I produttori attuando l'ecocertificazione vedono sicuramente aumentare i vincoli e i costi di produzione ma è probabile che la domanda di legname ecocertificata aumenti nel tempo e l'uso del marchio possa permettere all'impresa di valorizzare sul mercato se stessa e quindi avere maggiore concorrenzialità.
I più diffusi sistemi di certificazione forestale sono attualmente quelli messi a punto da:
L'intervento selvicolturale produttivo
implica quasi sempre la produzione di masse intercalari e la produzione di biomasse
che generalmente non vengono esboscate quali ramaglie, segature, cortecce, assortimenti
privi di mercato.
La produzione di dendromasse in eccesso si verifica anche in coincidenza di
patologie vegetali; esempio tipico ligure sono le pinete affette da Matsucoccus
Fetaudi in cui migliaia di alberi collassano morti al suolo, o in coincidenza
di particolari eventi meteorici che determinano sradicamenti e stroncature.
Le piene dei fiumi causano spesso sradicamenti e il deposito negli alvei fluviali di notevoli quantità di prodotti legnosi privi di valore commerciale ma che possono determinare seri rischi per il regolare deflusso delle acque.
Le biomasse in eccesso che rimangono
in bosco, rappresentano importanti reintegri della fertilità stazionale che
si attua mediante i processi naturali di umificazione e mineralizzazione.
In alcuni casi, però, è evidente la necessità che queste biomasse vegetali debbano
essere necessariamente asportate dal bosco; un esempio è dato dal legname tagliato
proveniente dalla conversione da alto fusto in ceduo su frane a piano di scorrimento
profondo, che se lasciato in posto potrebbe costituire un appesantimento statico
sulla frana stessa.
Anche gli incendi boschivi possono essere fonte di biomasse estraibili dal bosco: normalmente l'incendio infatti non è totalmente distruttivo ma, sia per ragioni di pubblica incolumità, che per favorire la ripropagazione per via naturale del bosco può essere necessario asportare dal bosco gli alberi danneggiati dal fuoco, i monconi in piedi, i polloni che sono di ostacolo alla rinnovazione agamica.
In molte situazioni sussiste la necessità di asportare materiale legnoso a scopo preventivo per ridurre l'incendiabilità del bosco in prossimità di vie di comunicazione, o di asportare le masse legnose sotto le linee elettriche per motivi di sicurezza.
Tali assortimenti legnosi, usualmente dotati di macchiatico negativo, ma che devono essere esboscati in ogni caso, spesso con interventi pubblici, possono essere sfruttate a scopi energetici.
Nell'ambito dell'analisi multifunzionale
del bosco, è solo attraverso piani di assestamento che si possono sintetizzare
i criteri per la gestione del territorio forestale.
Assestare il bosco significa tendere a rendere il suo assetto più stabile e
più consono alle funzioni specificatamente richieste, non solo per esaltare
la funzione produttiva ma anche per potenziare tutte quelle funzioni non traducibili
in reddito diretto ma che tornano a vantaggio dell'intera collettività.
Sulla base della consistenza della
massa forestale e del suo accrescimento, i piani di assestamento possono determinare,
con rigore scientifico, se sia possibile o opportuno il prelevamento legnoso
o di biomasse e definire la quantità di biomasse da asportare senza che ciò
determini effetti negativi sull'ecosistema forestale in relazione alle funzioni
che vengono richieste al bosco nelle singole particelle territoriali.
La corretta gestione del territorio richiederà quindi attente valutazioni e
l'attuazione di interventi territoriali che tengano conto della multifunzionalità
dei sistemi forestali esistenti valutando localmente particella per particella
i diversi gradi attribuibili alle differenti funzioni del bosco stesso.
Quanto sopra potrà anche costituire un'attività economica con possibilità occupazionali
che in un prossimo futuro potrebbero determinare una alternativa valida ad una
agricoltura montana tradizionale che ormai di fatto occupa posizioni sempre
più marginali o che addirittura non esiste più Liguria.
Genova 10 dic. 2001