La
transumanza
Settembre, andiamo. E tempo
di migrare.
Ora in terra dAbruzzi i miei pastori
lascian gli stazzi e vanno verso il mare
Naturalmente la poesia di Gabriele DAnnunzio si riferisce ai
pastori dellAbruzzo, ma la situazione ricorda molto quella dei pastori della nostra
zona, o per meglio dire di tutto larco alpino.
Infatti anche da noi, fino a qualche decennio fa, le comunitý rurali che si dedicavano
allallevamento erano nomadi: nel corso dellanno si spostavano con il bestiame,
alla ricerca di erba buona, seguendo sentieri antichi.
CosÏ il ritmo della vita era dato da questi spostamenti per tappe che coinvolgevano tutta
la famiglia: dalle case in paese o sul fondovalle si saliva al maggengo
in
primavera, per poi salire al pascolo nel cuore dellestate e,
dopo circa un mese, scendere per fermarsi di nuovo al maggengo ed infine ritornare al
paese in autunno.
Ci si spostava a piedi, guidando il bestiame e portandosi gli attrezzi per la fienagione e
per la lavorazione del latte , ma anche gli animali da cortile ed i
maiali. I paesi si spopolavano, riprendevano vita le montagne e si riaprivano le baite che
erano rimaste chiuse per mesi. Se la scuola non era ancora terminata, i bambini
scendevano ogni mattina a piedi in paese e risalivano a lezioni terminate. Sui maggenghi,
il bestiame veniva tenuto nelle stalle, mentre sui pascoli solo di recente si sono
costruiti dei ripari per vacche e vitelli. Il latte veniva conservato in casotti in sasso
nei quali scorreva un ruscello che contribuiva a mantenere fresca la temperatura, fino al
momento in cui lo si lavorava per ottenere burro, formaggio, ricotta.
Una volta saliti ai maggenghi, i lavori in paese o
sul fondovalle non venivano trascurati: infatti il ritmo della fienagione veniva
mantenuto, pur con grandi sacrifici e fatica. Anche in questi prati di monte si effettuava
almeno un taglio del fieno, che veniva poi conservato nei fienili e utilizzato al momento
opportuno. Come a casa, anche ai monti ognuno aveva il suo compito da svolgere; toccava
poi agli uomini salire in alpeggio radunando le mucche dei vari proprietari, dal momento
che le condizioni di vita lass˜ erano veramente difficili. Questo avveniva nelle zone che
si affacciano sulla valle dellAdda, mentre nelle valli laterali saliva in alpeggio
tutta la famiglia, che si stabiliva in piccolissime baite pluri-famigliari.
Gli alpeggi appartenevano da secoli alle singole comunitý, che li assegnavano ai vari
allevatori tramite unasta annuale o periodica. Non sempre maggenghi e pascoli si
trovavano in prossimitý del paese, questo fatto costringeva i pastori ed il bestiame a
viaggi lunghi e faticosi, da percorrere a volte in pi˜ tappe.
Questo modo di utilizzare al meglio le risorse del territorio spostando le mandrie Ë
detto transumanza, unattivitý che si Ë tramandata per secoli e solo ora, con le
nuove tecniche di allevamento, Ë stata rivoluzionata.
Al giorno
doggi infatti i proprietari dei grandi allevamenti preferiscono far salire il
bestiame direttamente in alpeggio, saltando la tappa del maggengo, oppure lo tengono
permanentemente nelle grandi stalle sul fondovalle. Altri ancora, proprietari di maggenghi
o che hanno conservato il diritto di utilizzare i pascoli, svolgono lattivitý di
allevatori soltanto durante lestate. Radunano infatti le vacche di vari proprietari,
poi incominciano a salire poco alla volta con questa mandria che Ë stata affidata alle
loro cure. Dopo un primo periodo ad unaltezza relativamente bassa (1200 metri),
incominciano a salire verso i 1350 1400 metri. Solo alla fine di giugno si
trasferiscono allalpe (oltre i 2000 metri) per restarvi sino al mese di settembre.
Sono sempre meno, infine, i proprietari di piccole stalle che salgono di persona, con le
loro due o tre vacche, in montagna. Questo perchÈ unattivitý come
lallevamento del bestiame, che vedeva impegnata gran parte della popolazione delle
campagne valtellinesi, sta scomparendo o si sta rapidamente trasformando.
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Foto Archivio Banca Popolare Sondrio
Disegni A. Benetti © |
Pagina curata da Stefano Della Morte
Alice Bagiolo
Nicola Semeria
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