Gestione della foresta


Il bosco potrebbe sembrare oggi “in abbandono”, ma si tratta in realtà del risultato di una lenta opera di ricostituzione boschiva avviata già nella seconda metà dell’800 e proseguita con successi alterni nella seconda metà del ‘900.

la "casa del custode", all'ingresso della foresta in prossimità di Sassello

Purtroppo in tale periodo vanno collocate le vicende belliche due periodi bellici che hanno determinato il prelievo di ingenti masse legnose con un inevitabile regresso della copertura forestale, tanto che alla fine del secondo conflitto mondiale essa era praticamente scomparsa e le aree a pascolo ed improduttivo erano diventate molto estese.
A ciò va aggiunto l’aspetto negativo dei litosuoli serpentinosi che hanno condizionato non solo le scelte sulla ricostituzione del manto forestale ma anche la sua stessa evoluzione.
Gli attuali boschi sono quindi piuttosto giovani - età media intorno a 50/60 anni - e condizionati da una sfavorevole situazione pedologica.
E’ per tale motivo che nella recente gestione non si è ritenuto opportuno avviare iniziative di taglio, neppure a carattere colturale.
Solo su qualche limitata superficie sono stati realizzati diradamenti di scarsa intensità volti ad eliminare piante in sovrannumero o danneggiate da avversità atmosferiche.
Il grado di copertura e la densità non certo colma favoriscono attualmente la presenza di una vegetazione arbustiva ed erbacea straordinariamente ricca e varia.
La foresta Deiva si trova oggi in una particolare situazione: è una proprietà forestale a tutti gli effetti, ma si tende sempre più ad identificarla come un parco periurbano in ragione della sua vicinanza all’abitato di Sassello che può vantare una forte presenza turistica in alcuni periodi dell’anno.
Non è facile, però, coniugare le esigenze selvicolturali con le aspettative di fruizione del comprensorio, condivisibili solo se maturate in un contesto di reale percezione dei valori che il bosco esprime.
In maniera un po’ semplicistica, bisogna pensare ad un sistema che ha davanti a sé ancora un lungo periodo per raggiungere una fase di relativo equilibrio.
Non trovano quindi fondamento ipotesi che tendono alla sola accelerazione del processo evolutivo, ma

Torrente Erro all’interno della foresta

sarebbe errato anche ipotizzare una completa inerzia negli interventi sul bosco nei prossimi 20-30 anni.
Si tratta quindi di calibrare pochi interventi che devono avere lo scopo di condurre il soprassuolo verso una struttura più stabile tenuto conto che anche le specie arboree oggi considerate “indesiderabili” in quanto alloctone svolgono un importante ruolo di copertura che non può essere certo disconosciuto.
La loro drastica eliminazione, proposta in qualche caso come soluzione inevitabile, introdurrebbe infatti ulteriori e più gravi problemi per la diffusione delle specie arbustive ed erbacee, che andrebbero ad annullare ben presto il presunto beneficio dell’operazione.
In alcune zone, tra l’altro, l’abbondate copertura erbacea già testimonia un piano arboreo piuttosto lacunoso e discontinuo sul quale non sono certo proponibili, per il momento, azioni mirate al diradamento.
In tale contesto, una volta verificata l’opportunità, potrebbero essere sperimentate tecniche selvicolturali innovative, come ad esempio un “trattamento a fustaia mista a due piani” che consentirebbe di inserire un nuovo popolamento sotto copertura destinato a sostituire, nel tempo, quello in gran parte oggi esistente e ritenuto di scarso pregio ambientale poiché alloctono. In altre zone, inoltre, potrebbero essere programmati interventi volti a migliorare il bosco più che altro sotto il profilo estetico con riguardo alle potenzialità di fruizione che si potrebbero sviluppare in relazione anche al recupero di alcuni fabbricati presenti nella Deiva.
Va considerato, infine, che la foresta è inserita tra le aree d’interesse comunitario, rientrando interamente nel SIC IT1321313.
Pertanto la futura gestione, con particolare riferimento alle azioni sul bosco, dovrà tenere conto necessariamente del particolare status dell’area sottoposta a specifica tutela ai sensi delle vigenti norme.
Sul piano faunistico, considerata la superficie relativamente poco estesa, la foresta è da considerarsi come un tassello inserito in un quadro di equilibri molto più vasto.
Assume quindi particolare rilievo come zona di rifugio, essendo vietata la caccia al suo interno.
Va precisato, però, che sarebbe errato considerare tale zona come una sorta di isola nella quale si annidano e si riproducono specie, come ad esempio il cinghiale, che in epoca recente hanno trovato espansione abnorme nell’intero entroterra.

nido di cincie in una cassetta postale in disuso

L’eccessiva diffusione di tale specie non può dipendere infatti dalla presenza di una modesta area tutelata ed è evidente che in un ambito territoriale molto esteso il problema non può certo esaurirsi nel far diminuire la presenza di tale ungulato all’interno della Deiva.
E’ quindi fuorviante e dannoso ritenere che la foresta Deiva rappresenti un ricovero privilegiato per una sola specie cui sembrerebbe legata una presunta compromissione dell’attività agricola nelle zone circostanti.
Al pari non può essere condivisa l’idea di una possibile attività venatoria all’interno della foresta, al fine di tutelare le colture agrarie dalle scorrerie degli ungulati.
Un tale assunto rappresenterebbe infatti la banalizzazione di un problema che invece deve investire ambiti ben più ampi e una forzatura in tal senso evidenzierebbe solo il tentativo di creare un presupposto per derogare a principi di tutela stabiliti a livello comunitario.