palazzo Bigliati |
La foresta ha attraversato vicende alterne.
Le prime notizie si fanno risalire al 1284, quando i Marchesi del Carretto trovarono
un accordo con gli abitanti di Montechiaro per lo sfruttamento della Deiva che
a quel tempo era molto più vasta comprendendo anche territori di Pareto,
Mioglia e Malvicino.
Successivamente fu roccaforte della Repubblica di Genova per poi passare al
Comune di Sassello che la vendette al Senatore Paolo Bigliati in forza della
legge 4 luglio 1874 trattandosi di terreni incolti e fortemente degradati in
quanto adibiti da tempo immemorabile all’uso civico di legnatico ed al
pascolo caprino, con la conseguente quasi scomparsa del bosco.
Il Bigliati realizzò in un quindicennio consistenti opere di sistemazione
idraulica e forestale nonché la residenza padronale e vari fabbricati.
Un primo progetto di ricostituzione forestale del complesso della Deiva risale
al 1876 e fu predisposto da un certo De Rossi, che realizzò anche un
successivo progetto nel 18.
I lavori, nei quali aveva trovato occupazione un gran numero di operai della
zona, furono avviati nel 1877 e conclusi nel 1892. La spesa complessiva fu di
lire 104.872,19 sostenuta al 40% dallo Stato, al 40% dalla Provincia e al 20%
dal proprietario.
In quel periodo furono rimboschiti oltre 340 ettari di terreni nudi o fortemente
degradati e furono costruite 390
casa
colonica nei pressi di palazzo Bigliati |
piccole e medie opere di consolidamento
in pietrame a secco nei numerosi fossi e nelle vallette franose.
Fu inoltre realizzata una rete di stradelli di servizio per circa 40 Km., in
seguito ed in parte trasformati in strade carrozzabili.
Tra il 1912 ed il 1913 fu poi realizzato un più modesto intervento a
carattere manutentorio e di completamento delle precedenti opere, con una spesa
complessiva di lire 1.745,98.
Per ciò che riguarda i terreni lavorabili, il Bigliati aveva suddiviso
la proprietà in sei poderi, con altrettante abitazioni rurali e relative
famiglie impiegate nei lavori agricoli.
In sostanza egli aveva realizzato non solo un vasta opera di ricostituzione
forestale e di consolidamento dei terreni, ma anche una vera e propria colonizzazione
agricola che, sul finire dell’800, fu considerata un esempio di razionalità
nella gestione di una proprietà agro-silvo-pastorale. In realtà
nelle opere di rimboschimento furono riscontrati alcuni insuccessi per l’uso
errato, dovuto alle scarse conoscenze dell’epoca, di alcune specie poco
adatte all’impianto artificiale in quelle situazioni pedoclimatiche.
Dopo la morte di Paolo Bigliati, l’opera continuò a cura del figlio
Francesco che nel 1925 fece redigere dall’Ispettore forestale Marrano
un Piano economico per la gestione della proprietà.
Il Piano suddivideva la foresta in 45 lotti di conifere (pino nero e pino marittimo)
e 25 lotti di bosco ceduo a prevalenza di querce.
Purtroppo il Piano ebbe scarsa attuazione a causa della morte di Francesco Bigliati
avvenuta nel 1927.
Nel 1937 la proprietà fu acquistata con finalità speculative da
un certo Balancione di Villafranca che due anni dopo la rivendette al Prof.
Vercellino di Torino, incaricato dalla Società Cartiere Burgo di assicurare
materia prima agli stabilimenti piemontesi.
Ciò avveniva nel momento in cui il conflitto con l’Etiopia spingeva
verso un’economia di tipo autarchico.
Il nuovo proprietario sfruttò oltre ogni limite le risorse della foresta.
Tra il 1939 ed il 1945, infatti, furono tagliati nella Deiva più di 200.000
quintali di tronchetti di pino, oltre a tutto il bosco ceduo che oggi, infatti,
risulta avere circa 60 anni.
una delle sorgenti |
Una curiosità: risulta che le imponenti
tagliate furono realizzate in quegli anni da circa 60 boscaioli esonerati dal
servizio militare.
Così l’opera intrapresa con tanto impegno dal Senatore Paolo Bigliati
andò distrutta e la foresta, ormai priva di vegetazione arborea, fu venduta
a tale Giovanni Bravo che la rivendette poi all’A.S.F.D. (Azienda di Stato
per le Foreste Demaniali) nel 1953. L’acquisto fu realizzato in base alle
disposizioni della legge 991 del 1952, che all’art. 6 prevedeva tale possibilità
per i “terreni nudi, cespugliosi o anche parzialmente boscati atti al
rimboschimento e alla formazione di prati e pascoli”.
Nel decennio successivo all’acquisto fu spesa dall’Azienda, per
soli interventi straordinari di ricostituzione della foresta, una cifra pari
al prezzo d’acquisto.
In quel periodo i cantieri di rimboschimento venivano riforniti dal vivaio istituito
in località “Giumenta”.
Inoltre furono trasformati in strade camionabili circa 10 km. di mulattiere
e stradelli, fornendo anche un valido accesso alla proprietà con la costruzione
del ponte sul rio Giovo in prossimità della “Casa del Custode”.
Sui fabbricati furono realizzate opere di straordinaria manutenzione, tanto
che fino alla metà degli anni ’60 il loro stato di conservazione
veniva ancora definito soddisfacente.
A seguito del DPR 616/77 la foresta fu trasferita in proprietà alla Regione
Liguria che per la gestione continua ad avvalersi del Corpo forestale dello
Stato.