Molto praticata era anche la carbonizzazione, che consentiva di trasformare sul posto la legna da ardere in carbone vegetale, molto più leggero e quindi più facilmente trasportabile sulle lunghe distanze.

Alcuni particolari assortimenti di legname venivano inoltre destinati agli impieghi navali (remi, alberature, ecc.).
In epoca successiva, le tagliate irrazionali causarono il degrado del bosco e la sua conseguente conversione da fustaia a ceduo. In altre parole il taglio del bosco era consentito “a raso” ed in tempi piuttosto ravvicinati; ciò significava un degrado irreversibile destinato a provocare, sul lungo periodo, la scomparsa del bosco.
L’inversione di tendenza, cioè il minor sfruttamento del bosco, si ebbe ai primi del ‘900 a seguito di nuove leggi che ne limitavano il taglio. Proprio in quel periodo, soprattutto nelle zone dove ormai la faggeta era molto compromessa e ridotta in alcune zone alla forma arbustiva, iniziarono i primi coniferamenti. Vennero quindi effettuate, progressivamente, piantagioni di abeti, pini e larici che rappresentano ancor oggi una parte assai cospicua del patrimonio arboreo.