L'orientamento è di arrivare, nel tempo, alla formazione di fustaie miste latifoglie-conifere. Attraverso tale indirizzo si intende raggiungere, per quanto possibile, il riavvicinamento alle originarie condizioni di naturalità dei boschi di un tempo, nei quali certamente era già presente l'abete - in consociazione col faggio - come del resto nella vicina foresta delle "Lame" e come testimonia la presenza la presenza dell'abete bianco nella zona del Monte Nero, appena al di fuori della foresta del Penna, sul versante emiliano.
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panoramica autunnale dall'aereo.
In evidenza il mosaico conifere-latifoglie
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Gli interventi realizzati
dal Corpo Forestale dello Stato, tutti a carattere colturale, sono sempre
stati condotti interessando limitate porzioni di foresta, eliminando solo
quella parte di soprassuolo arboreo "in eccesso" al fine di garantire il giusto
grado di copertura che eviti l'affermarsi del piano arbustivo o di una precoce
rinnovazione naturale poco compatibile con l'attuale momento evolutivo del
bosco.
Per tale motivo il costo delle operazioni colturali è piuttosto elevato ed
il ricavato, in termini di massa legnosa, non copre certo le spese sostenute.
E' auspicabile che anche per il futuro possano essere attuati sul bosco gli interventi previsti proseguendo un'opera di valorizzazione del patrimonio forestale già da tempo avviata, perché la foresta regionale del Monte Penna
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panoramica invernale dalla
vetta del M.Penna. Sullo sfondo l'ex casermetta
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rappresenta non solo una porzione di territorio tutelato essendo ricompresa all'interno del Parco regionale dell'Aveto, ma anche l'esempio tangibile di come si possa, attraverso una oculata gestione, conservare e migliorare un patrimonio di tutti che assume oggi particolare rilevanza in relazione alla sempre maggiore domanda di fruizione per le aree di maggior pregio naturalistico.