Notizie storiche
Le prime notizie si fanno
risalire all'insediamento delle antiche popolazioni liguri, che dedicarono
la vetta del M. Penna al dio Pen, da cui il nome.
La vetta è quindi luogo evocativo e spirituale fin da epoche remote ed anche
con l'avvento del cristianesimo ha conservato tale caratteristica.
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carbonaia
intorno agli anni '20 (archivio CFS)
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A riprova di ciò, può essere interessante sapere che la parte sommitale del rilievo, di circa 4 ettari, risulta praticamente da sempre di proprietà ecclesiastica. In età romana cominciò lo sfruttamento delle selve. Molti secoli dopo, tra la fine del 1400 e la fine del 1700, la zona passò in proprietà tra le varie casate del tempo, dai Malaspina ai Fieschi e poi ai Doria. In quel periodo, ormai estinto l'abete, il bosco veniva utilizzato per la produzione di assortimenti da marina (soprattutto remi).
Tali assortimenti richiedevano
un'accurata selezione del materiale e per tale motivo veniva prodotta una gran
quantità di scarti che fornivano combustibile in abbondanza. L'intensità dei
tagli, che a quei tempi non erano disciplinati in base alla quantità di alberi
da tagliare ma trovavano riferimento solo nel numero di tagliatori da immettere
nel bosco, aveva causato un grave impoverimento delle risorse forestali al punto
che nel 1795 venne ipotizzata la distruzione della selva a causa del degrado
in cui versava.
L'epoca napoleonica segnò per la foresta del Penna un momento di relativo benessere,
in quanto le proprietà principesche della zona furono espropriate ed accorpate
a quelle del versante emiliano, diventando di proprietà francese sotto il controllo
della prefettura di Chiavari.
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Anni '20. Una teleferica per
l'esbosco del legname (archivio CFS)
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Esbosco su rotaia negli anni
'20
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Successivamente (1814) la parte ligure della foresta del Penna passò al Regno Sardo-Piemontese rimanendo di proprietà demaniale, mentre la parte emiliana passò al Granducato di Parma e Piacenza e successivamente a vari privati.
Per ciò che riguarda la parte di foresta situata sul versante emiliano, a partire dal 1853 fu sfruttata in un primo tempo per la produzione di legname da destinare alle miniere del piacentino e alla carbonizzazione, poi per rifornire uno stabilimento per la distillazione del legno a S. Maria del Taro.
Per dare un'idea del livello
di sfruttamento, vale la pena di ricordare che in quell'epoca l'attività dello
stabilimento richiedeva 400 quintali al giorno di legna. Dalla distillazione
del legno veniva ricavato l'acido pirolegnoso greggio che forniva sostanze come
l'acido acetico, il catrame e l'alcol metilico per vari usi industriali.
Il carbone residuo di tale processo produttivo, inoltre, era ricercato dalle
stirerie perché privo di residui catramosi ed inodore.
La parte ligure della foresta ebbe invece un destino diverso. Dopo essere stata incorporata nel demanio del Regno Sardo-Piemontese fu utilizzata per la produzione di vari assortimenti richiesti dal mercato dell'epoca (sedie, bastoni,manici, remi, ecc.).
Per tale attività non erano comunque necessarie grandi tagliate, anche se purtroppo la foresta era priva di sorveglianza e risulta che i tagli abusivi furono frequenti fino al 1908, anno in cui passò in amministrazione al Ministero dell'Industria, Agricoltura e Commercio e dichiarata inalienabile. Iniziarono in quel periodo i programmi di utilizzazione delle risorse legnose e furono realizzati vari progetti di taglio cui seguirono vaste opere di rimboschimento a conifere.
Le tagliate furono comunque
di elevatissima intensità e nell'ordine di centinaia di migliaia di metri cubi.
Un vero e proprio sfruttamento, come per il versante emiliano, concentrato in
pochi decenni nei quali ben due periodi bellici hanno sicuramente determinato
un eccesso nel prelievo di massa legnosa.
E' facile immaginare in che condizioni le foreste liguri e quelle emiliane dovessero
trovarsi quando nel 1956 furono acquistate dall' A.S.F.D. (Azienda di Stato
per le Foreste Demaniali) e gestite unitariamente.
Sul finire degli anni '70 furono istituite le Regioni e da allora la parte ricadente
nel territorio ligure è gestita dal Corpo Forestale dello Stato - Coordinamento
Regionale di Genova.